Quell’odore di resina di Michela Zanarella

Quell’odore di resina di Michela Zanarella

Attraverso la storia di Fabiola in “Quell’odore di resina” di Michela Zanarella sono le donne in cerca di libertà e del giusto posto nel mondo le vere protagoniste del romanzo

Una lettura appassionante

Quell’odore di resina di Michela Zanarella edito da Castelvecchi editore è un romanzo intimo e passionale, un percorso comune a tantissime donne che l’autrice con grande delicatezza ha portato all’attenzione del pubblico. 

Quell’odore di resina è il romanzo d’esordio di Michela, un’instancabile scrittrice, una ricercata poetessa che si è voluta mettere alla prova con un genere nuovo, come ci dirà nella bella intervista che ci ha rilasciati. Ed è proprio attraverso immagini poetiche e delicate che l’autrice ci mette davanti agli occhi una realtà ormai ben nota, con cui ogni giorno le donne devono fare i conti. 

Fabiola, la protagonista del romanzo, è una giovane con tante insicurezze e infiniti sogni nel cassetto. La sua quotidianità è scandita dal lavoro in un ambiente poco femminile e da rari momenti dedicati a sé stessa. Un incidente, però, la cambia per sempre, perché si troverà a compiere delle scelte importanti. Anche se sulla sua strada ci sarà tanto dolore e sconforto, e arriverà chi riuscirà a comprendere il suo desiderio di liberarsi da una realtà che le va stretta, le ombre e i fantasmi del passato continuano ad insidiarla. Riuscirà la protagonista a non arrendersi e a trovare la sua strada?

Quell’odore di resina di Michela Zanarella

Salve Michela, lei è nuova ai lettori di Sguardo ad est, ci può raccontare brevemente cosa fa nella vita e quali sono le sue passioni oltre alla scrittura?

Un saluto ai lettori di Sguardo ad est. Volentieri provo a raccontare qualcosa di me. Sono nata a Cittadella in provincia di Padova, ho vissuto fino al 2007 a Campo San Martino, piccolo paese della provincia di Padova, poi mi sono trasferita a Roma, nel quartiere Monteverde, dove vivo insieme a mio marito, scrittore e giornalista. Nella vita mi occupo di comunicazione e relazioni internazionali. Lavoro in un’azienda di indagini e statistiche e collaboro come freelance con diverse redazioni. Scrivo spesso recensioni di libri, per anni ho lavorato come ufficio stampa per artisti e cantanti. Oltre alla scrittura, amo fare fotografie di albe e tramonti, mi piace viaggiare, collezionare libri di poesia, andare al cinema o a teatro. Tutto ciò che è arte e cultura rientra nei miei interessi. 

Lei ha al suo attivo numerosi libri di poesia, cosa le ha fatto scattare la scintilla che l’ha spinta a scrivere un romanzo?

Dopo diciannove libri di poesia, pubblicati sia in Italia sia all’estero, ho deciso di fare un grande passo verso la narrativa. Ho atteso a lungo prima di decidere se pubblicare. Non so se il mio fosse più timore per un genere con cui non mi sono mai confrontata o altro. Ho iniziato a scrivere il primo romanzo quasi quindici anni fa. L’ho tenuto nel cassetto, perché non mi sentivo pronta. Non avevo forse il coraggio di affrontare le mie paure. C’è molto di me tra le pagine e questo ha frenato la decisione di rivolgermi ad un editore. Sono arrivata a tentare un altro genere di scrittura, perché avevo bisogno di mettermi alla prova, di sperimentare qualcosa di diverso dalla poesia. E’ stata una prova non facile, ma alla fine sono contenta del percorso che ho intrapreso. Mi sono affidata ad un editor fantastico, Michele Caccamo, che mi ha sostenuto e aiutato a migliorare il testo. Grazie ai suoi preziosi consigli, il mio sogno si è concretizzato. 

La protagonista di Odore di resina è una donna con le sue fragilità e sogni nel cassetto che non riesce a realizzare. C’è stato un evento, una notizia particolare che l’ha spinta a scrivere su questo tema, comunque molto battuto negli ultimi tempi?

Ho deciso di raccontare la storia di una giovane donna con tante ambizioni e molte inquietudini che vive una quotidianità complessa, fatta di rari momenti di spensieratezza, totalmente assorbita dal mondo del lavoro. Non è un ambiente facile quello in cui si ritrova Fabiola. E’ un luogo poco femminile. La protagonista impara a fare i conti con una realtà insolita, a tratti disarmante. Ho voluto sottoporre al lettore le difficoltà di chi fatica a trovare un impiego adeguato, è un problema purtroppo sempre attuale. Sono diverse le tematiche che ripercorro tra le pagine: le origini, la famiglia, il distacco, l’amicizia, l’amore, la morte, il dolore, la felicità. C’è anche molta ironia, perché è necessario avere, a volte, uno sguardo leggero su ciò che ci attraversa. 

Spesso gli scrittori riversano nei propri personaggi molte caratteristiche e aspirazioni riconducibili a sé stessi. Nella sua protagonista c’è qualcosa che le assomiglia o che la attrae?

Come dicevo inizialmente c’è molto di me nel romanzo. Fabiola non è altro che la proiezione ideale della mia identità. Compie un viaggio, una fuga, che si trasforma in metamorfosi, evoluzione del suo essere prima adolescente e poi donna adulta, consapevole che ogni incontro, ostacolo o esperienza, sono necessari per imparare a conoscersi. Molte delle situazioni descritte coincidono con fatti realmente accaduti o che in parte si avvicinano al mio percorso esistenziale. Fabiola incarna il sogno di libertà di molte donne che ogni giorno lottano con coraggio, porta in sé molteplici fragilità e paure, ma anche tanta determinazione. 

La copertina del suo libro è molto particolare, a tratti inquietante. Che collegamento c’è con la storia del romanzo? 

La copertina è molto particolare, personalmente la trovo originale, adeguata. Il romanzo apre lo sguardo a riflessioni profonde su temi delicati e attuali. Appena uscita ha suscitato reazioni contrastanti. Non sono mancate le critiche, ma io ho accolto ogni pensiero e commento, perché è giusto che ci si possa esprimere, avendo comunque rispetto del lavoro altrui. Può piacere o non piacere. C’è ovviamente un collegamento con la storia della protagonista e leggendo il romanzo sarà forse più facile capire anche la scelta grafica. 

I lettori di Sguardo ad est sono appassionati di scrittura proprio come lei, ma sono anche molto curiosi per ciò che riguarda abitudini di scrittura degli autori. Ci può raccontare se ha qualche mania quando si appresta a scrivere? Non so, ha bisogno di silenzio, non riesce a scrivere se non ascolta musica, si prepara prima delle scalette, scrive dove le capita…

Quando scrivo ho bisogno di assoluto silenzio e solitudine. Non devo avere nessun altro accanto a me. E’ un momento di estrema concentrazione, ogni piccola distrazione potrebbe essere fatale, per questo è necessario che io sia sola, le parole a lasciare un segno, una traccia, un’intuizione. Non c’è una regola o un tempo prestabilito in cui mi dedico alla scrittura. Di solito avviene quando sono libera da impegni lavorativi o familiari, nelle ore serali con la luna che avanza nel buio, mente la fioca luce di una lampada illumina la stanza e la notte mi sorveglia. Se per la poesia, mi ritrovo a scrivere per strada, in metro o mentre attendo il tram, con la narrativa è diverso, ho bisogno di stare tra le pareti di casa, attenta a non perdere il flusso quando si manifesta. La scrittura è una sorta di magia, va accolta, compresa e mai interrotta. 

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