Uru di Fabio Carbone: spirito della tradizione salentina o altro?

Uru di Fabio Carbone

Si chiama Uru il romanzo d’esordio di Fabio Carbone che scruta l’animo umano con ironia e amaro realismo sullo sfondo di un Salento spesso deturpato 

La leggenda del folletto salentino

Uru di Fabio Carbone edito da Fernandel Editore è un’interessante storia contemporanea che lo scrittore leccese ha ambientato in luoghi ricchi di fascino ma costantemente minati da nuove insidie.

Il titolo del romanzo fa riferimento all’Uru, leggendaria figura del folclore salentino assimilabile al munaciello napoletano (o al domovoj russo, se vogliamo sconfinare dallo stivale), una sorta di spiritello maligno, caro alla tradizione popolare e avvolto da innumerevoli leggende. Si tratta di uno spirito malvagio, piccolo, decisamente brutto e dispettosissimo, che tormenta i padroni di casa con molestie e fastidi di ogni genere. La tortura maggiore, quella più spaventosa e dolorosa, è il salto sull’addome in piena notte. Ed è proprio questa l’esperienza di Paolo, il protagonista della storia.Paolo è un giovane laureato che, come tanti, si ritrova a fare la prima esperienza lavorativa in un call center. 

L’autore del libro, Fabio Carbone, ci catapulta nel presente, ma la realtà che percepiamo ci sembra distante, quasi surreale. Ai paesaggi del salentino floridi e bucolici del nostro immaginario collettivo, si sostituiscono campagne abbandonate, ricolme di rifiuti, deturpate dalla xylella e prive di contadini, se non qualche sparuto e caparbio anziano che porta avanti un lavoro ereditato da generazioni. 

Anche l’ambiente lavorativo di Paolo sembra surreale, ma in realtà ricalca perfettamente storie attuali e comuni a quasi tutti i lavoratori che operano nei call center: un capo dispotico ai limiti del lecito, rapporti tra colleghi basati sulla menzogna e l’opportunità, la retorica meschina dei manager, la situazione lavorativa sempre precaria che si può trasformare da un momento all’altro in un nuovo scorporo o delocalizzazione all’estero. 

Uru di Fabio Carbone

Con un linguaggio semplice, intriso di ironia ma diretto e fluido, l’autore ci porta in una storia al bivio tra realtà e immaginazione, in cui l’ennesimo fatto di violenza (un omicidio che la Polizia non riesce a risolvere), si incrocia con le allucinazioni di Paolo. 

L’Uru continua a fargli visita durante la notte, lo angoscia mentre trascina le sue unghie sui muri della stanza, lo soffoca quando gli sale sul petto. Non può andare avanti così e allora, su suggerimento della sua ragazza, Giulia, parla dei suoi incubi con uno psicoterapeuta. 

A poco a poco, però, nuove e inquietanti coincidenze iniziano a costellare il cammino di Paolo che trova collegamenti tra la sua storia e l’omicidio grazie alle sconcertanti rivelazioni di una cartomante. 

Ma è l’Uru quello che conduce il gioco. L’Uru ha diverse forme e si palesa nella vita di Paolo come in quella degli altri personaggi del romanzo. E’ un animale che incarna le nostre paure, i nostri sensi di colpa e le nostre inquietudini, quel crogiuolo di sensazioni scomodo che ha un solo nome: ansia di vivere.

Uru di Fabio Carbone è una lettura piacevole e scorrevole, che certamente ci darà modo di riflettere non solo sulla nostra condizione interiore, ma anche sui paesaggi del nostro quotidiano, realtà simili a quella salentina che, purtroppo, costellano sempre più spesso il nostro Bel Paese.

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