Crovi racconta il Camilleri “falsario” al festival del giallo

camilleri falsario

Il 2 dicembre a Ventimilarighesottoimari in Giallo Luca Crovi presenta il suo libro e svela al pubblico un aspetto noto a pochi: il Camilleri “falsario

Copiare e reinventare

Luca Crovi presenterà il libro “copiare/reinventare. Andrea Camilleri falsario” edito da Oligo Editore. Il 2 dicembre alle 21:10 al Teatro la Fenice di Senigallia (AN) in occasione della chiusura del Festival del noir e del giallo, Ventimilarighesottoimari dedica una serata al grande Andrea Camilleri.

A oltre tre anni dalla scomparsa dello scrittore siciliano, l’evento ha l’obiettivo di ricordare, attraverso le testimonianze di amici e professionisti che hanno lavorato al suo fianco, la natura poliedrica del grande maestro del giallo.

In questa occasione, il giornalista, scrittore e conduttore radiofonico Luca Crovi, racconterà al pubblico un aspetto inusuale del grande Camilleri, quello di “falsario”. Ma sarà vero? Di cosa si tratta?

L’ho chiesto proprio a Luca Crovi che nel suo libro  “copiare/reinventare. Andrea Camilleri falsario” ci racconta un aspetto eccezionale del grande scrittore, una capacità unica di manipolare e giocare con le storie e gli stili altrui per creare narrazioni originali e ricche di suspense.

Andrea Camilleri, foto di pubblico dominio

Camilleri è sempre stato un grande cantastorie. Amava le storie e gli piaceva scomporle, ricomporle a proprio piacimento, smussando qua e là, reinventando dove occorreva e costellandole di abili sbuffi di pura genialità e pathos.

E di questa grande maestria nell’affabulare ne ho parlato con Luca Crovi.

“Copiare/reinventare. Andrea Camilleri falsario” : intervista a Luca Crovi

Nel suo libro lei svela al grande pubblico un aspetto di Camilleri sconosciuto, quello di “falsario”. Ci può spiegare meglio a cosa si riferisce?

Qualche anno fa mi è capitato di essere ospite a Parigi di una serie di incontri dedicati al giallo italiano organizzati da Patrick Raynal direttore della Serie Noir. Durante una di queste conferenze Silvano Salvatore Nigro svelò l’attitudine di Camilleri a creare falsi letterari, apocrifi scritti da lui in cui poteva usare la voce, lo stile e persino le storie di altri scrittori. Io e Carlo Lucarelli rimanemmo stupiti da quell’incontro e da allora abbiamo letto con altri occhi lo scrittore siciliano. Anche se la sua passione per i falsi lui non l’ha mai nascosta ma l’ha sempre esplicitata nelle introduzioni ai suoi romanzi, nelle quarte di copertina, nelle postfazioni. 

Spesso succede che ai lettori sfuggano queste appendici che io invece trovo che siano sempre narrative ed esplicative quando le inserisce un autore. Così nel mio saggio non ho fatto altro come mostrare come Camilleri abbia trasformato la sua passione per Stesicoro, Sciascia, Boccaccio, Pirandello, Caravaggio in falsi d’autore firmati da lui. 

Lucarelli ha riscoperto questa attitudine di Andrea quando hanno realizzato a quattro mani il volume “Acqua in bocca”, ispirandosi a un libro americano costruito per indizi e prove come il loro. 

Quando Camilleri reinventava le storie altrui, secondo lei, si divertiva anche a giocare con lo stile dell’autore?

Si divertiva molto, gli piaceva l’idea che fosse difficile distinguere il suo stile da quello degli autori che imitava. Per Camilleri lo stile è sempre stato funzionale alla storia che racconta. 

Lei ha conosciuto Camilleri. Che idea si è fatto di lui? Mi spiego meglio: al di là della grandezza indiscutibile del Camilleri scrittore, per tutti quei lati del suo carattere, della sua personalità che non è riuscito a definire bene nel corso delle vostre chiacchierate, si è fatto un’idea personale? Non so, magari ha intravisto delle ossessioni, delle debolezze, affezioni particolari…

Ho fatto con lui svariate interviste radiofoniche dove emergeva la passione per il racconto orale ma anche quella per il teatro, per la radio, per la politica, per il cibo, per la storia. Una passione che lo portava a raccontare in maniera coscienziosa e divertita le cose con una voce speciale. 

Ci siamo incontrati di persona una sola volta a Luino dove io e Mauro Novelli lo abbiamo intervistato e gli abbiamo dato il Premio Chiara alla carriera. 

Andrea già all’epoca cominciava a non vederci e quindi la voce e i ricordi per lui erano ancora di più un modo per essere presente con noi. Si divertiva a giocare con la sua ossessione per il fumo e con i pacieri del bere e mangiare che aveva dovuto togliere per problemi di salute dalla sua quotidianità. 

Aveva una coscienza sociale e politica speciale che argomentava con entusiasmo. Da lui ho imparato ad ascoltare ma anche a raccontare le storie. L’unico argomento sul quale non abbiamo mai potuto chiacchierare a lungo sono i fumetti perché non facevano parte della sua formazione al contrario della mia.

Ci racconta qual è il suo romanzo preferito di Camilleri e perché?

Difficile citarne solo uno. I miei storici preferiti sono “Il birraio di Preston”, “La concessione del telefono” e “Il re di Girgenti”, “La scomparsa di Patò”, “La mossa del cavallo” e per quanto riguarda Montalbano ho amato molto “Il giro di Boa” perché racconta la crisi del commissario dopo il G8. Ma ho adorato anche l’autobiografico “Esercizi di memoria”.

Luca Crovi collabora con diversi quotidiani e periodici, ed è redattore presso la Sergio Bonelli Editore dove cura la serie del commissario Ricciardi e di Deadwood Dick.

Ha scritto numerosi libri tra cui L’ombra del campione (2018), L’ultima canzone del naviglio (2020) e Il gigante e la Madonnina (2022). Ha curato diversi testi e ha trasformato il proprio testo Tutti i colori del giallo (2002) nell’omonima trasmissione radiofonica di Radiodue.

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