Villa Sciarra tra satiri danzanti, alberi spettacolari e il suicidio di Caio Gracco

Villa Sciarra Caio Gracco

Lavori di restauro

Villa Sciarra, luogo in cui si uccise Caio Gracco, è un delizioso gioiellino in restauro che si trova nel Rione Trastevere (Rione XIII) circondato da eleganti palazzine dei primi del ‘900.

Villa Sciarra è un parco a ingresso libero, ricco di storia e interessantissimo dal punto di vista botanico, perché raccoglie numerose varietà di alberi e piante provenienti da tutto il mondo.  Per godere appieno delle bellezze e della storia dell’area, vi consiglio di prenotare una visita guidata attraverso il Dipartimento Ambiente del Comune di Roma. 

Acero rosso

Lasciata per tantissimi anni all’incuria, all’abbandono e alle scorrerie dei vandali, grazie ai fondi del PNRR, nel 2025 sono iniziati importantissimi lavori di riqualificazione ancora in atto, che riporteranno la Villa al suo antico splendore.

Antichi ritrovamenti

La Villa fin dalle sue origini è sempre stata ricordata come un luogo profondamente legato alla natura, perché ricco di orti e giardini.

Statuetta del dio Adone

La sua storia inizia in tempi antichi, quando durante gli scavi per il Santuario siriaco (oggi non visibile a causa dei lavori) venne rinvenuta una statuetta del dio Adone, una divinità che nasce e muore ogni anno.La statuetta, con ogni probabilità, era legata al ciclo delle stagioni e raffigurava il dio avvolto in 7 spire di serpente, simbolo delle 7 sfere celesti.

Si presuppone che la statuetta facesse riferimento a rituali orientali, importati da schiavi, liberti o commercianti arricchiti, che veneravano divinità e praticavano culti diversi rispetto a quelli ufficiali, in luoghi lontani da occhi indiscreti.

Attualmente il reperto è presente al Museo Romano delle Terme di Diocleziano.

Una curiosità: D’Annunzio, al ritrovamento della statuetta, si precipitò sul posto. Il luogo lo ispirò a tal punto che ambientò a Villa Sciarra, nel suo romanzo il Piacere (1891), la scena del duello tra Andrea Spinelli e Giannetto Rutolo.

Villa Sciarra, luogo funesto per la morte di Caio Gracco

Un’altra curiosità degna di nota è che proprio a Villa Sciarra morì Caio Gracco, il tribuno della plebe, che nel 121 a.C  si uccise per scampare alla rabbia dei suoi aguzzini. Si narra che il tribuno recatosi sull’ Aventino, nell’attuale zona della Villa, chiese a un suo servo di ucciderlo e poi gli ordinò di togliersi la vita. A causa delle leggi che fece approvare si inimicò numerosi ceti della società, così, per sfuggire alle loro torture, decise di togliersi la vita.

Lo spargimento di sangue trasformò il luogo (lucus Furrinae) un tempo sacro, perché dedicato alla dea Furrina (arcaica divinità romana legata all’acqua), in un’area abbandonata. Ciò è confermato dal fatto che, non solo per secoli il luogo non fu più citato come sacro, ma anche perché, successivamente, Giulio Cesare lo trasformò in zona privata, ricca di orti (gli “Horti di Cesare”).

Villa Sciarra e la sua ricchezza botanica

Nel corso dei secoli la Villa ha avuto diversi proprietari. L’assetto originario risale al ‘400 ma di quel periodo non resta quasi nulla. Ciò che apprezziamo oggi è il risultato di una serie di interventi iniziati nel XX sec. ad opera del diplomatico e collezionista d’arte americano George Wurts. Quest’ultimo la acquistò nel 1902 da Don Maffeo Sciarra, che dovette venderla per una serie di investimenti sbagliati.

George Wurts era innamorato dell’Italia e adorava l’arte e la natura. Operò insieme alla moglie Henriette Tower un vero e proprio miracolo, donando alla Villa un volto nuovo, senza mai snaturane l’antico aspetto botanico. George Wurts, infatti, adornò la Villa di statue e fontane settecentesche prelevate da alcune proprietà in rovina dei Visconti nel bergamasco e poi vi fece piantare alberi rari ed esotici, provenienti da tutti il mondo, come il bellissimo Ginko Biloba. Proprio l’origine viscontea delle opere d’arte è visibile negli stemmi del biscione visconteo, ad esempio, della fontana dei Putti.

Dopo aver ricostruito il Casino Barberini e l’adiacente Casino Malvasia, che erano stati gravemente danneggiati durante gli eventi della Repubblica Romana (1849) quando le truppe di Garibaldi si scontrarono con quelle francesi, i Wurts si trasferirono nella Villa. La abbellirono di opere d’arte e fontane e organizzarono un allevamento di pavoni bianchi, di cui oggi è visibile la voliera in restauro (la Villa era nota anche come “la villa dei pavoni bianchi”). I coniugi, fecero inoltre costruire un villino per i custodi (visibile ancora oggi) sotto il quale fu ritrovata la statuetta del dio Adone.

Villa Sciarra dopo la morte del diplomatico americano

Alla morte di George Wurts nel 1928, seguì, dopo qualche anno, quella della moglie Henriette che fece testamento lasciando la Villa all’Italia (e quindi nella persona di Benito Mussolini come capo del Governo) in memoria del marito e del suo amore per il nostro Paese. C’è una lapide che ricorda la scelta di Henriette su cui è visibile il nome di Mussolini abraso successivamente dai comunisti. 

Oggi, per continuare, l’unità tra i due popoli, l’edificio principale è sede dell’Istituto italiano di Studi germanici, mentre la Villa è diventato un Parco pubblico.

Villa Sciarra, con la storia di Caio Gracco, il suo pregio naturalistico e i recenti interventi di restauro anche sulle opere d’arte, è una meta che consiglio vivamente, da apprezzare quando c’è poca gente, per godere appieno della natura in un magico silenzio. 

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