Stefano Benni: originalità tra satira e libertà 

Stefano Benni satira

Oggi 09 settembre 2025 se ne è andato Stefano Benni (1947-2025), scrittore, umorista, poeta e giornalista. Una grande perdita per la comunità di lettori che da sempre si appassionano ai suoi racconti di satira, che ci catturano con mondi grotteschi e immaginari.

Tra i libri che ho apprezzato ci sono ci sono BAOL (1990) e Comici spaventati guerrieri (1986), entrambi ambientati in mondi surreali che consentono allo scrittore, attraverso personaggi bizzarri, di preparare il lettore a una feroce parodia della realtà contemporanea

Grazie all’ironia che serpeggia nella scrittura di Benni in ogni dove e ai dialoghi sempre veloci e scattanti, il lettore è bersagliato da continue messe in ridicolo su cui riflettere. 

Stefano Benni prende di mira tutti e tutto, dai comportamenti collettivi quotidiani, all’aridità di spirito, al narcisismo fino alla superficialità.

Stefano Benni e la satira

 E non dimentichiamo il linguaggio di Benni, motore delle più assurde realtà narrate. Un vocabolario fatto di neologismi e giochi linguistici che spinge il lettore nel baratro dell’assurdo, dove, però, dietro ogni risata, c’è un’amara considerazione. La comicità che utilizza Stefano Benni in tutti i suoi libri, infatti, non è mai fine a se stessa, perché ha, sempre, come obiettivo la critica sociale

In Comici spaventati guerrieri, i “guerrieri” combattono per un mondo migliore, opponendosi con la parola e con l’immaginazione contro quella politica e quella comunicazione mediatica che lavora per l’omologazione, distruggendo il pensiero critico.

In BAOLinveceBenni omaggia il teatro, riaffermando la convinzione che l’arte è un forte strumento politico di dissenso, oltre a essere uno straordinario strumento poetico. Nel libro, il teatro si riafferma come spazio di libertà e di trasformazione collettiva, in cui tutti partecipano per una fattiva trasformazione collettiva. 

Non tutti sono appassionati di Benni e dei suoi racconti fantastici. Bisogna entrare nello spirito dell’autore e lasciarsi cullare dolcemente dalle sue peregrinazioni senza forzare il pensiero. Bisogna abbandonarsi alla fantasia, ridere del grottesco e solo a fine libro, riflettere sul viaggio che lo scrittore ci ha invitati a intraprendere in sua compagnia.

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