Rose in metamorfosi: il viaggio luminoso di Claudio Palmieri alle Case Romane del Celio

APPARIZIONI. 21 sculture di Claudio Palmieri

Le Rose di Claudio Palmieri nelle Case Romane, il cuore sotterraneo del Celio, ci parlano di un passato e una memoria ancora vive. L’artista romano, attraverso le sue sculture che puntellano il labirinto di ambienti antichi, stende un filo rosso che collega passato e presente. Qui, l’arte contemporanea emoziona ed entra in dialogo con un luogo ricco di fascino, rievocandolo con “apparizioni” contemporanee. 

La cosa più emozionante dell’intera mostra è l’armonia. Ciò che mi ha colpita particolarmente mentre giravo tra gli ambienti in chiaroscuro, esaltati dalla luce soffusa e dai colori fluorescenti che traspaiono dalle sculture di Palmieri, è proprio l’armonia. L’arte contemporanea in questo caso non irrompe nel contesto antico, ma lo abbraccia e lo avvolge.

Il fil rouge creato da Palmieri tra antico e moderno lo voglio raccontare attraverso un simbolo, la rosa, presente in tre opere del maestro: Rosa di LuceRosae e Rosa Sulfurea.

Le tre creazioni assumono il ruolo di fiori impossibili. Non si tratta di semplici sculture, ma quasi di presenze, che schiudono e rievocano uno spazio antico con i suoi riti, i suoi ritmi e la sua quotidianità.  Un luogo dove la Natura ha sempre avuto un ruolo centrale e che Palmieri non poteva non richiamare nelle sue sculture. Ecco allora che la Natura emerge prorompente nelle opere dell’artista romano, quasi come un monito alla modernità. 

L’artista Claudio Palmieri che racconta Rosa di Luce (2025) alle Case Romane del Celio

La rosa come simbolo, vortice ed energia 

Nel mondo romano, la rosa era un fiore onnipresente e Palmieri, cogliendo questo antico valore, ha creato tre opere che si ispirano proprio a questo elemento naturale. Nelle antiche domus, come quella che le mura delle Case Romane del Celio ci raccontano, le rose venivano utilizzate nei modi più disparati, perché fortemente evocatrici di momenti importanti della quotidianità. La rosa, infatti, era il simbolo della caducità della vita, si usava nei funerali, ma era anche simbolo di rinascita e i suoi petali si spargevano abbondanti durante i lussuosi banchetti.

Rosa di Luce (2025)

Rosa di Luce (2025) troneggia in un ambiente delle Case Romane che un tempo era adibito a bottega. Il suo colore chimico e contemporaneo, la sua caratteristica fluorescenza è stata utilizzata dall’autore proprio per allontanare dalla nostra percezione l’imitazione del fiore naturale. L’opera di Palmieri, infatti, evoca la rosa attraverso la materia industriale magistralmente piegata, non la imita. La scultura è quindi un’energia pulsante, che rompe ogni tentazione di realismo.

La forma architettonica e geometrica che rappresenta la razionalità e il pensiero dell’uomo si intreccia con la parte organica, il vortice emozionale, quello delle sensazioni. Nella poetica di Palmieri queste due parti devono convivere, devono stare insieme ed emozionare. 

Rosae del 1994 invece, è una sorta di obelisco aperto, senza punta, in cui lo stelo si fa vibrazione e quindi musica. L’opera infatti, se leggermente percossa, genera onde sonore, lo stelo vibrando diventa un vero e proprio strumento musicale. Anche in questo caso, la scultura si ispira al fiore, di cui richiama la flessuosità e la morbidezza dei petali in un vortice di colori cangianti tra il blu e il dorato.  La ceramica smaltata che evoca la rosa, si fa voce, diventa timbro, memoria ed eco. È una rosa che parla e che testimonia l’antico legame dell’artista con il corpo vivo della materia.

Rosae (1994)

Il cortile-ninfeo delle Case Romane del Celio

Il Ninfeo è uno degli ambienti più suggestivi dell’antica domus. Si tratta di un ninfeo del III sec d.C con pareti affrescate e antiche fontane di cui oggi sono visibili le nicchie che le ospitavano, proprio alla base dell’affresco più grande.  

Il dipinto, che occupa l’intera parete, rappresenta una scena mitologica con due figure femminili e una maschile. Le divinità femminili brillano per il candore della loro pelle e si trovano al centro dell’affresco. Tutt’intorno è rappresentata una scena marina in cui si scorgono pesci e piccoli eroti su barchette intenti nella pesca. L’ ipotesi più accreditata è che l’affresco rappresenti Venere Marina alla quale Bacco versa da bere. A impreziosire ulteriormente l’ambiente antico vi sono due mosaici pavimentali attigui, di cui uno precedente (risalente al II d.C ) precedente all’altro, a testimonianza della preziosa stratificazione umana avvenuta nel tempo.

Rosa Sulfurea (2024)

All’interno di questo ambiente particolarmente suggestivo, troneggia l’opera di Palmieri, Rosa Sulfurea (2024), una rosa gialla posata come un drappo dimenticato sul muretto del ninfeo. La sensazione di sofficità trasmessa dalla scultura e dal modo in cui Palmieri ha plasmato la materia, rende l’opera particolarmente affascinante e in perfetta armonia con questo ambiente. L’artista, infatti, aveva immaginato, proprio a ridosso del muretto, una donna appena uscita dall’acqua che lì poggia e dimentica il suo telo; questo, nel tempo, si è pietrificato, si è trasformato, assumendo le sembianze quasi di una rosa, che, come per incanto, è diventata un elemento naturale in perfetta armonia con le piante che si vedono all’esterno della piccola finestra a ridosso della parete affrescata. 

Come un frammento di vita sospeso, Rosa Sulfurea ricorda un gesto, un attimo di vita quotidiana, di intimità e di antichi rituali.  Il suo colore giallo solforoso richiama inoltre i toni della luce filtrata nei bagni di vapore e ci parla di presenze che non si vedono ma che restano.

Mosaico del Ninfeo

Le Rose di Claudio Palmieri alle Case Romane

Le tre Rose di Palmieri si muovono in un’unica direzione poetica: trasformare la materia in una presenza che si armonizza con la memoria, ma che al contempo la supera, creando un ponte con il passato che vive nel presente e si proietta nel futuro. 

Palmieri, scoprì questi luoghi antichi per la prima volta da adolescente, per caso, quando l’area non era stata ancora scoperta e studiata. Proprio in questo luogo, l’artista sembra aver trovato la destinazione naturale della sua idea di scultura come “apparizione”. Le tre rose dialogano con la storia delle Domus: la loro luminosità risponde alle ombre degli ambienti; la loro materia industriale, fiammeggiante nel colore, dialoga con la pietra fredda e antichissima; il loro carattere simbolico si intreccia con la tradizione romana, nella quale la rosa era un fiore sacro, simbolo di amore, bellezza ma anche di caducità.

Palmieri quindi non scolpisce fiori, ma scolpisce ciò che nei fiori percepiamo, ossia la loro fragilità, ma anche l’eternità, come ci ricordano le Case Romane del Celio. Il fine ultimo delle tre Rose di Claudio Palmieri nelle Case Romane, così come di tutte le altre sue opere, è sempre lo stesso: emozionare.

La Mostra APPARIZIONI. 21 sculture di Claudio Palmieri sarà visibile fino al 22 marzo 2026.

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