Il cavaliere di Malta di Gregorio Franciacorta

Il cavaliere di Malta di Gregorio Franciacorta è la prima pubblicazione dell’autore sassarese. Da sempre scrittore compulsivo, Gregorio Franciacorta, alias Gabriele Fratini, è approdato al grande pubblico con un libro thriller storico ambientato nel ‘600 tra Malta, Roma e Palestrina.

Grazie allo stile ironico dell’autore, il romanzo risulta godibilissimo, accattivante fin dalle prime pagine, con un macabro omicidio (un cadavere senza testa), che viene ritrovato a Malta. Quattro anni dopo a Roma si scopre un altro cadavere decapitato. Prova a risolvere il caso il tenente dei birri Antonio Migliaccio che si troverà coinvolto in una serie di eventi che legano un tesoro rubato, una banda di banditi capeggiati dal maestro di spada detto Bojard,una spia del papa e i due omicidi.
Un racconto intricante e intricato, quindi, che attraverso una scrittura chiara e scorrevole, appassiona il lettore a ogni pagina.
Come di consueto, ringrazio l’autore per la bella intervista che ci ha permesso di avere preziosi dettagli sul suo romanzo.
Il cavaliere di Malta di Gregorio Franciacorta
Buongiorno Gregorio, partiamo subito dal suo primo libro. Lei negli anni ha scritto numerosi romanzi brevi e poesie. Come mai ha scelto proprio il romanzo come genere per la sua prima pubblicazione?
“Il cavaliere di Malta” non è il primo romanzo che ho scritto, ma forse il terzo (dico forse perché in mezzo c’è stato anche qualche racconto). Banalmente, è il primo che mi hanno pubblicato, poiché i primi due inizialmente sono stati scartati, credo perché ancora troppo acerbi, mentre questo è piaciuto subito all’editore. Con il tempo comunque li pubblicherò tutti, in forma riveduta e corretta, in quanto facenti parte di una serie, anche se tutti indipendenti e autoconclusivi.
Il cavaliere di Malta è ricco di personaggi e fatti storici ma il taglio che lei ha scelto per narrare le vicende è comico-ironico. È nel suo stile utilizzare tale registro oppure l’ha sperimentato proprio con questo romanzo?

Lo stile si scopre scrivendo, non si può pianificare a tavolino. Quando ho cominciato a scrivere avevo scelto il classico stile eroico/serio dei romanzi storici che oggi vanno per la maggiore, per poi scoprire che introdurre gag, battute e un po’ di leggerezza nei testi non solo mi divertiva, ma non potevo farne a meno. Perciò le mie avventure hanno deviato ben presto verso lo stile eroicomico e il thriller ironico.
Il suo libro è ambientato alla fine del ‘600. Perché ha scelto questo periodo per collocare le vicende narrate? C’è stato un fatto che l’ha colpita e che l’ha spinta a preferire questo periodo?
È il periodo perfetto per il genere cappa e spada: le armi da fuoco sono abbastanza evolute da essere un fattore decisivo per spie e uomini d’armi, ma non abbastanza da mettere fuorigioco la spada e le armi bianche come avverrà a metà Ottocento. Inoltre, in questo periodo convivono e talvolta si scontrano scienza e religione, superstizione e illuminismo, spesso negli stessi personaggi storici. Poi mettiamoci gli eterni conflitti tra Francia e Spagna, cristianità e Impero turco, a cui si aggiungono vecchie e nuove potenze europee come l’Impero austriaco, la Svezia, la Polonia, la Russia, in uno scenario che vede il declino di Genova e Venezia, repubbliche marinare sempre più in difficoltà. Insomma, le occasioni di scontro non mancano, sia in politica che nella società.
Domanda di rito a tutti gli scrittori che come lei scrivono tanto. C’è un’abitudine strana che utilizza quando si accinge a scrivere? oppure qualcosa che non le deve mai mancare? Non so, la penna preferita, la musica, un luogo isolato, un portafortuna? solo per citarle alcune delle cose che altri scrittori ci hanno raccontato…
No. Scrivo quando sono da solo in casa, tutti i giorni, nelle ore in cui i figli sono a scuola. E dedico almeno tre ore al giorno alla lettura dei libri degli altri. Leggere è ancora più importante che scrivere, perché nasce tutto da lì. Per il resto non ho scaramanzie o rituali particolari.

Tra le ambientazioni che ha scelto nel libro, oltre a Malta e a Palestrina c’è anche la sua città adottiva, Roma. Qual è il luogo che l’ha appassionata di più mentre scriveva, e perché?
Ho iniziato a scrivere ambientando le mie storie nella Roma barocca, ma con il tempo ho scoperto che la campagna romana mi affascinava ancora di più. La campagna delle epoche preindustriali è il luogo dei briganti e dei misteri e apre molte vie per chi vuole cimentarsi nei generi avventurosi.
Nei prossimi romanzi, questa serie, con l’aggiunta di qualche nuovo personaggio, sbarcherà nella Sicilia del ’600, un territorio urbano e selvaggio al tempo stesso. In fondo anche l’isola di Malta formalmente era un feudo del Regno di Sicilia, anche se amministrato dai Cavalieri di Malta.
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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