Gli acquaricciari di Roma e la Fontana del Facchino

Il mestiere degli acquaricciari
Gli acquaricciari di Roma e la Fontana del Facchino richiamano immediatamente alla memoria alcuni elementi: l’acqua (quella del Tevere e non solo), antichi mestieri, arte e politica. Certo, magari il nesso non è così immediato, però, mentre vi racconto alcune storie, sono certa che vi sarà tutto più chiaro e riconoscibile.
Partiamo dall’antico mestiere degli acquaricciari e arriviamo fino alla nota Fontana del Facchino, una delle famosissime “statue parlanti” di Roma. Non l’avete mai vista? Se siete su Via del Corso a fare shopping la noterete in una stradina, Via Lata, quasi a terra, sulla pavimentazione.
La Fontana si chiama del Facchino perché raffigura un uomo nel tradizionale costume dell’Università degli acquaioli (una Corporazione medievale), che mantiene una botte dalla quale sgorga l’acqua.
La mancanza d’acqua a Roma
Gli acquaricciari romani o acquaioli erano soprannominati anche “facchini” (e questo spiega il nome della Fontana in via Lata), perché di notte caricavano, su un carretto trascinato da asini, barili pieni di acqua (a volte anche in spalla) che di giorno andavano a vendere tra le case della gente. L’acqua che raccoglievano era solitamente quella del Tevere o dell’attuale Fontana di Trevi (punto finale di sbocco dell’acquedotto Vergine, l’unico antico mai interrotto fino ad oggi e al tempo caratterizzato da tre bocche dalle quali fuoriusciva l’acqua)
Gli acquaricciari non facevano altro che alleggerire la gente (dietro un modesto compenso) dall’incombenza di andare a prendere l’acqua periodicamente. L’acqua del Tevere si lasciava depositare per alcuni giorni, si separava dalla sabbia e poi si filtrava bene. Insomma, un bel lavoro, che molti erano ben felici di risparmiarsi dietro ricompensa economica.
Perché i facchini andavano in giro di notte? Era un modo, probabilmente, per non pagare la tassa sull’acqua, obbligatoria per gli acquaioli che la caricavano su cavalli e somari. Nel ‘500, la somma da pagare era di 5 baiocchi per ogni animale che trainava il carretto.
Il mestiere degli acquaricciari era antichissimo e nacque subito dopo l’Assedio di Roma (537-538), quando i Goti, accampati attorno al Tevere, tagliarono i quattordici acquedotti della città per lasciare la popolazione letteralmente a secco. Col tempo si riuscì a ripristinarne qualcuno, ma la popolazione si doveva recare comunque al Tevere per rifornirsi di acqua oppure alle poche fontane della città.
Il mestiere degli acquaricciari restò in vigore fino alla fine del 1500, quando l’acqua tornò nuovamente in abbondanza a Roma grazie all’opera di papa Gregorio XIII (papa dal 1572 fino al 1585). Questo pontefice riuscì a costruire circa 18 fontane sotto il coordinamento dell’architetto e scultore Giacomo della Porta.

la Fontana del Facchino
Questa particolarissima Fontana inizialmente si trovava su via del Corso, per ornare la casa del suo disegnatore, il pittore fiorentino Jacopino del Conte (1515-1598). Quando nei primi del ‘700 la casa fu demolita, la Fontana venne posizionata a ridosso del Palazzo De Carolis-Simonetti (oggi Banca Roma-Unicredit) e poi definitivamente spostata a metà dell’800 su Via Lata per questioni di viabilità.
Non è un caso che la fontana del facchino si trovasse qui. Nel ‘500 in questa zona c’erano numerose case e botteghe degli acquaioli, una corporazione che all’epoca era molto potente.
Per diventare acquaricciari bisognava sottoporsi a un vero e proprio rito: la cerimonia del possesso. Ogni acquaiolo aveva un proprio posto in cui stazionava e quando questo diventava vacante, il nuovo “proprietario” veniva afferrato dai compagni che gli facevano battere il sedere diverse volte sul marciapiede. Da quel momento il “posto” era suo!

Alcune leggende dicono che la Fontana del Facchino rappresentasse un certo Abondio Rizio, un acquaiolo che morì mentre trasportava un grosso barile d’acqua. La fatica lo uccise e la comunità ne ricordò la memoria con una fontana in suo onore. Pare che tale dedica fosse presente su una lapide che si trovava accanto alla fontana e che ora non esiste più. Altri, invece, sostengono che la persona scolpita fosse Martin Lutero, il grande artefice della riforma religiosa, che nel 1511 soggiornò nel vicino monastero degli agostiniani. Probabilmente questo fu il motivo per cui il volto della statua è sfigurato: i passanti gli tiravano sassate perché pensavano fosse Martin Lutero, del resto, l’abbigliamento degli acquaricciari era molto simile al suo!
Fonti:
Le strade di Roma, Newton Compton Editori, 1987
GUIDO FARINELLI e GIULIA ORAZI, Tanto po’ magna, Momo edizioni, 2024
GABRIELLA HABICH, La Roma segreta dei papi, Newton Compton Editori, 2017









Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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