Bice Lazzari alla GNAMC: “i linguaggi del suo tempo” 

Dal 10 febbraio al 3 maggio 2026 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea dedica a Bice Lazzari (1900–1981) una grande mostra che attraversa il Dopoguerra e che unisce pittura, design e ricerca sul segno.

Da Milano a Roma, oltre 200 opere

Dopo la prima tappa milanese a Palazzo Citterio (Grande Brera), la retrospettiva arriva a Roma notevolmente arricchita. L’idea è quella di far emergere come Lazzari abbia saputo attraversare i principali linguaggi del Novecento, mantenendo sempre una voce autonoma. La mostra dà l’opportunità di apprezzare lo stile dell’artista che dal figurativo iniziale arriva fino alle tensioni informali e all’astrazione geometrica più essenziale.

La mostra, curata da Renato Miracco in collaborazione con l’Archivio Bice Lazzari, raccoglie oltre 200 opere che ripercorrono l’intera carriera dell’artista, con lavori provenienti anche da istituzioni e collezioni internazionali. 

Tra i prestiti figurano Ca’ Pesaro a Venezia, il Salomon R. Guggenheim Museum di New York e il National Museum of Women in the Arts di Washington D.C., segno di un’attenzione internazionale che negli ultimi anni ha contribuito a riportare Lazzari al centro della discussione critica.

Una curiosità interessante riguarda Palma Bucarelli (direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma dal 1942 al 1975) che, oltre, alle opere che volle acquisire per la Galleria Nazionale, viene presentata per la prima volta anche l’opera da lei scelta per la propria collezione personale.

“La GNAMC rende omaggio a un’artista di straordinaria rilevanza, che ha sperimentato con coraggio i diversi linguaggi del Dopoguerra…” (Renata Cristina Mazzantini, direttrice GNAMC)

Bice Lazzari alla GNAMC:dal figurativo all’astrazione

Esplorando il percorso di visita e perdendosi tra le opere di Bice Lazzari una cosa salta all’occhio: disciplina, ritmo e misura, ma innanzitutto, scelte controcorrente. Formata a Venezia, Lazzari entra nel sistema dell’arte in un’epoca in cui per una donna anche solo accedere alla pittura era complesso. All’Accademia di Belle Arti nel 1916 frequenta i corsi di decorazione, perché quelli di pittura (con studio del nudo) erano considerati “inadatti” a una ragazza di buona famiglia.

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Eppure, proprio questa “inadeguatezza” diventa il suo laboratorio decisivo: nella mostra, infatti, l’arte applicata non appare mai come un capitolo minore, ma come una vera e propria palestra.

E’ negli anni Cinquanta e Sessanta che Lazzari si muove verso un linguaggio estetico che riduce e asciuga, muovendosi con aste, linee, sequenze; un’astrazione che non è fredda, bensì rigorosa ma piena di emotività.

Arti applicate, Bozzetti, tessuti e arazzi

Uno dei punti forti dell’allestimento romano è la sezione dedicata alle arti applicate, curata da Mariastella Margozzi. Qui compaiono circa 100 bozzetti e manufatti tra studi per tessuti, cuscini, gioielli, decorazioni murali e interventi dell’artista in spazi pubblici e privati. È una parte della mostra che non si dedica solo ai quadri ma anche alla relazione con l’architettura e con la vita quotidiana.

Autoritratto 1929

Tra gli oggetti in esposizione spiccano anche i lavori per tessuti realizzati per Giò Ponti, a dimostrazione del fatto che la Lazzari si muove dentro un’idea di modernità italiana in cui è presente continua commistione tra arte, design e industria. 

Da non perdere i due grandi arazzi progettati per la turbonave/motonave Raffaello dopo lo smantellamento dell’imbarcazione e che furono donati dall’IRI alla Galleria Nazionale. 

A completare il percorso, una grande pittura murale di circa quattro metri che testimonia anche la dimensione monumentale della ricerca di Lazzari, che si misura costantemente con lo spazio reale.

La mostra “Bice Lazzari. I linguaggi del suo tempo” alla GNAMC non è solo una retrospettiva, ma è soprattutto la fatica di esserci, da donna, dentro la storia dell’arte.  

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