Voglia di invettive in anonimato? Provate la statua di Pasquino a Roma!

La statua di Pasquino a Roma
La statua di Pasquino a Roma, detta “parlante”, è considerata un vero e proprio monumento! La sua storia, così come quella delle altre cinque statue parlanti disseminate per Roma, è legata a numerose leggende, ad antichi usi e costumi, ma anche alla politica. Cercherò di ripercorrere i fatti salienti che la riguardano, raccontandovi diverse curiosità che potrebbero tornarvi utili nel caso in cui vi andasse di farle visita!
La scultura si trova nella piazza omonima (Piazza Pasquino) già dal 1501, anche se all’epoca la piazza aveva un altro nome (Piazza Parione). In quell’anno, la statua in questione, venne alla luce quasi per caso, durante i lavori di ristrutturazione di un palazzo di proprietà del cardinale Oliviero Carafa (quel Palazzo è oggi Palazzo Braschi, sede del Museo di Roma).
Il cardinale, che era un grande mecenate e amava ostentare la sua ricchezza e ricercatezza, appena comprese l’importanza del gruppo scultoreo, fece realizzare un alto piedistallo per mettere la statua in bella mostra in un angolo del suo palazzo.
La scultura ellenistica (III sec.a.C), che inizialmente si trovava nelle vicinanze di Piazza Navona, a due passi dal palazzo del cardinale Carafa, rappresenta probabilmente Menelao nell’atto di sostenere il corpo di Patroclo.
Ma andiamo per ordine e iniziamo dal nome.
Perché la statua si chiama Pasquino?
Qui ci si è sbizzarriti parecchio. Sono state fatte numerose ipotesi, ma la più accreditata è quella che fa risalire il nome a un artigiano, un certo Pasquino appunto, un sarto che aveva la sua bottega nei pressi di piazza Navona e che era ben noto nel quartiere per la sua lingua biforcuta. Ne aveva per tutti. Aveva una lingua tagliente e le sue frecciatine erano violente e velenose. Alla sua morte la gente del quartiere volle omaggiarlo dando ad una statua che era difronte la sua bottega (e che ora non c’è più), il suo nome.
Da quel momento, cioè dal Cinquecento, (fino all’Ottocento), si chiamavano “pasquinate” tutte le invettive satiriche e gli epigrammi anonimi volti a denigrare e accusare il potere papale. I bigliettini venivano attaccati al collo delle statue e quella che riscuoteva sempre maggiore successo era proprio l’attuale statua di Menelao. Fu per questo motivo che le affibbiarono il nome di Pasquino. Questa statua più di tutte le altre raccoglieva i malumori del popolo e ancora oggi ci potete trovare qualche bigliettino volante!
Questo è il motivo per cui Pasquino e le altre statue su cui in passato venivano attaccate le maldicenze e le frecciatine sono dette “parlanti”. Nel Cinquecento iniziarono vere e proprie pasquinate “studiate”. Poeti discreti e mediocri si misero al servizio dei pontefici durante le elezioni per screditare e diffamare con invettive anonime (le pasquinate) i concorrenti alla scalata ai vertici del potere. Tra questi scrittori c’era anche Pietro Aretino, che proprio a causa dei suoi versi satirici verso il nuovo pontefice Adriano VI fu da questo esiliato.
Nel corso degli anni le pasquinate aumentarono fino al punto che alcuni pontefici comunicarono addirittura la pena di morte, la confisca dei beni e l’infamia del nome per chiunque fosse stato beccato a scrivere pasquinate.
Come dicevo, fino all’Ottocento la statua più gettonata per mettere in mostra le invettive anonime, era proprio Pasquino che, pensate, nel 1829 fu sorvegliato a vista dai gendarmi (!!!) in occasione del conclave che poi elesse Pio III.
Le altre statue Parlanti: una passeggiata per Roma
Se vi va di fare due passi per il centro della Città Eterna alla scoperta delle altre statue, allora seguite il mio itinerario. Vi consiglio di partire da un’altra statua parlante, la Fontana del Babuino, in modo da seguire un percorso lineare e fare una bella passeggiata per Roma:
- Da Piazza del Popolo imboccate via del Babuino. All’altezza del Ristorante Canova trovate una fontana delimitata da catene a ridosso di una grande vasca. Quella è la Fontana del Babuino;
- Da qui dirigetevi su via del Corso (la strada dello shopping) e camminate per circa 1,2 km. Quando sulla vostra sinistra avrete scorto la bellissima chiesa di San Marcello al Corso e alla vostra destra il palazzo del Banco di Roma, sappiate che siete quasi in dirittura di arrivo. Adocchiate il Banco di Roma e svoltate l’angolo. Qui si trova una viuzza, Via Lata che accoglie la piccola Fontana del Facchino. Non è immediatamente visibile. Abbassate lo sguardo. La noterete alla vostra destra a ridosso del muro del Palazzo;
- Successivamente, puntate verso l’Altare della Patria perché dovete dirigervi a piazza San Marco. Madama Lucrezia la trovate in tutta la sua maestosità proprio nell’angolo di una delle entrate di Palazzo Venezia, quella che guarda verso il Campidoglio;
- Continuate a guardare il Campidoglio, perché è proprio lì che dovete dirigervi. Salite la bellissima scalinata progettata da Michelangelo (la “cordonata”) e sbirciate tra i cancelli di Palazzo Nuovo: nell’atrio c’è l’enorme Marforio che fa bella mostra di sé;
- da qui, approfittate per ammirare la Chiesa di Santa Maria in Ara Coeli; uscite dalla parte della scalinata e godetevi i suoi 136 scalini! Così, giusto per mantenervi in forma !
- proprio difronte alla scalinata di Michelangelo c’è una stradina, Via d’AraCoeli. Percorretela tutta per raggiungere l’altra statua (dovete camminare per poco più di 800 metri). Arrivate a Piazza del Gesù e poi dirigetevi verso Corso Vittorio Emanuele per sbucare a Largo di Torre Argentina. Girate alla vostra sinistra e percorrete Via Vittorio Emanuele II fino a Piazza Vidoni. Qui troverete l’ultima statua parlante: l’Abate Luigi!
La statua di Pasquino a Roma e le sue sorelle “parlanti” sono quindi una curiosa alternativa alla solita passeggiata senza meta per una delle più belle città del mondo. Con questo breve itinerario unite un po’ di cultura al tanto amato svago!












Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.