“Visite” di Marco Zenone

Lo spin-off di Non ti voglio
“Visite” di Marco Zenone edito da Scatole Parlanti non è il solito libro. Per chi ha letto il romanzo precedente dello scrittore, Non ti voglio, si troverà spiazzato.
Siamo davanti a una narrazione fiume, con dialoghi incalzanti e vivaci, botte e risposte divertenti, amare e sconcertanti. L’autore cambia registro e ci sorprende, anche se resta sempre ancorato al suo fil rouge, nonostante il testo non sia autobiografico: l’empatia.
“Visite, e altri incontri di apparente marginalità” è una sorta di costola del precedente romanzo. L’autore prende a prestito uno dei personaggi, Sandro Giovannetti detto Highlander, e ce lo mostra in tutte le sue fragilità, collegandolo alla storia di suo zio Dino, vulnerabile ed emarginato.
Anche con “Visite”, Marco Zenone affronta un tema legato alla salute, questa volta mentale, che vede il giovane Highlander alle prese con una visita neurologica.
“Visite” di Marco Zenone
Sfruttando l’arma dell’ironia, l’autore ci spiattella senza mezzi termini le assurdità di certe situazioni e contesti, fotografando di volta in volta le incongruenze di una società omologata e l’arretratezza delle piccole comunità di paese. La storia raccontata da Zenone, che si svolge nella cittadina di Borgoamaro, specchio della provincia orientale piemontese, è solo apparentemente frammentata. In realtà, pagina dopo pagina, il lettore ricostruisce come in un mosaico i tasselli che costituiscono i pensieri e le vicende dei protagonisti, ottenendo un quadro completo e dettagliato.
Ancora una volta Zenone restituisce al lettore una vicenda ricca di umanità, dove la fragilità non è emarginazione ma affermazione di sé, in un contesto comunitario che esclude anziché accogliere. Senza mai banalizzare, l’autore tocca temi importanti con leggerezza, invitando il lettore alla riflessione tra un sorriso e un altro.
Sinossi
Il fulcro della storia è la visita neurologica per “sospetto declino cognitivo” del giovane Highlander, che si collega ad altre “visite” cariche di interrogativi. Attraverso gli occhi del giovane protagonista, la voce fuori campo dell’autore ci porta nei luoghi rinomati dell’elettroshock, tra i suoi corridoi inquietanti, la ridondanza delle informazioni e il personale assuefatto ai problemi dei pazienti. Il romanzo affronta il tema del disagio psicologico (ma anche dell’alcolismo e della droga) attraverso una narrazione che lega due generazioni diverse (quella di Sandro e quella dello zio Dino) accomunate dallo stesso “problema”. Il libro, inoltre, regala al lettore risvolti folcloristici sull’immaginaria cittadina di Borgoamaro, riflesso di una realtà che l’autore sembra conoscere molto bene.
Conclusione
Da “Visite” di Marco Zenone emerge una profonda umanità che l’autore delinea perfettamente attraverso la figura di Sandro, un giovane in cerca di sé tra il passato familiare e un futuro carico di ansie. Le vicende grottesche strappano sempre un sorriso, evidenziando al contempo il mondo interiore dei personaggi principali alle prese con le proprie vulnerabilità.
Il libro è godibile, tuttavia la mancanza di capitoli rende la lettura a volte faticosa. Tutte le situazioni grottesche descritte dall’autore non ci sono estranee, e qui sta la forza del libro.
Abolendo il politicamente corretto, i protagonisti senza freni mettono a nudo la grettezza di ciò che ci circonda, l’unicità e la bellezza delle fragilità personali distorte nella percezione altrui, le superstizioni che sono ancora fortemente radicate nell’uomo (che la cultura, aggiungo, può scalfire, ma non cancellare del tutto), il “sistema” dell’aiuto ai lavoratori, le ingiustizie varie ed eventuali subite dai protagonisti, i manicomi, i “liberi tutti” dopo la legge Basaglia (e più libere ancora le tasche dei familiari, aggiungo, dopo tale legge), l’infedeltà coniugale, i pettegolezzi di paesi e tanti altri argomenti che l’autore sviscera e a volte semplicemente accarezza, sempre con tatto e cruda e a volte beffarda ironia.
Se ancora non avete scelto il libro per le vostre vacanze, “Visite” di Marco Zenone potrebbe fare al caso vostro.
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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Marzo 18, 2026 - 12:21 pm