A Roma sottobraccio con Gogol’ (Parte I)

A Roma sottobraccio con Gogol’
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Approfitto di una bella giornata di sole per una passeggiata tra le strade di Roma. Ho un cicerone d’eccezione, Gogol’!

A Roma sottobraccio con Gogol’

Roma è piena zeppa di “tracce” di Gogol’ e non solo, ovviamente. E’ una bellissima giornata di aprile e l’aria è frizzantina. E’ presto, e nonostante i divieti di assembramento, per i miei gusti per strada c’è già troppa gente. Oggi ho un appuntamento speciale, una guida d’eccezione con cui mi sono data appuntamento a Villa Borghese. Ho con me la mia inseparabile Canon, sono leggermente in ritardo e mi avvio all’appuntamento a passo svelto. Sarà che ho messo quasi 10 chili in questo maledetto lockdown, sarà il peso dello zaino e della macchina fotografica, di fatto mi rendo conto che arranco parecchio. Mi guardo intorno. Non c’è quasi nessuno. Non resisto, abbasso la mascherina e procedo. Ora va un po’ meglio. Strizzo gli occhi. Eh sì, perché la vita dà (nel mio caso è il girovita che ha dato) ma toglie anche, e a me questo lockdown ha tolto la vista. Lo stare quasi 12 ore davanti al pc mi ha fatto abbassare la vista in maniera spaventosa.

Vabbè, dicevo, strizzando gli occhi noto in lontananza una sagoma scura, grigia, immobile, gambe leggermente divaricate e bastone ben piantato a terra. E’ Nikolaj Gogol’, immobile davanti alla sua statua!

“Buongiorno Nikolaj”, saluto ansimando

“Oh, buongiorno Francesca, non l’ho sentita arrivare, ero assorto nei miei pensieri. E… questo sarei io?” mi dice, volgendo leggermente il capo verso di me.

Ha il volto sfatto e gli occhi un po’ lucidi. “Speriamo non abbia qualche linea di febbre”- penso – “ci manca solo questo”, e rialzo immediatamente la mascherina. Ripassando velocemente le sue abitudini, immaginai che si fosse dato alla pazza gioia la sera precedente e che, come al solito, avesse esagerato con il cibo. Ora, probabilmente, il suo stomaco minaccia vendetta, infliggendogli dolori insopportabili per non averlo coccolato a dovere.

“Beh, direi che è abbastanza vero simile. Anzi mi sembra vi siate messi d’accordo con l’abbigliamento per l’incontro di questa mattina” gli dico, strizzandogli l’occhio. Probabilmente non aveva gradito o colto la battuta, perché rivolge nuovamente lo sguardo alla statua, continuando noncurante la sua silenziosa contemplazione.

“Io non mi lamenterei tanto” continuo. “E’ una delle statue in bronzo più imponenti di tutta la Villa!” Senza togliere nulla al suo amico Puškin, ma come potete ben vedere voi stesso, le dimensioni della statua del suo amico sono decisamente più piccole!

“E’ vero” – aggiunge lui – ma voi Francesca, non avete acume. Io sono sul ciglio di una salita tra enormi alberi ombrosi. Lui è al centro di uno spiazzo verde. Tutt’intorno non c’è nulla, se non luce, e alberi che con il vento filtrano i raggi del sole, donando al suo volto una luce sempre nuova. Del resto, non potrebbe essere diversamente, mi strazia il cuore al pensiero. Vi prego, non rendetemi triste questa giornata rimembrando amate amicizie che non ci sono più. Continuiamo il giro, ma non lasciatemi davanti a lui neanche un minuto di più, il mio animo e la mia salute potrebbero risentirne enormemente”.

“Non c’è problema” – dico – avete ragione, restiamo ancora qui qualche minuto. “Allora” – proseguo – questa splendida statua in bronzo è stata realizzata da Zurab Konstantinovič Cereteli,un pittore e architetto georgiano naturalizzato russo. La statua è stata donata nel 2002 dal governo russo alla città di Roma.

“2002….” – sospira lui – “il futuro”… – “E ora invece? In che anno siamo?

“2021” – gli dico. Con la mano Nikolaj si liscia i capelli sull’orecchio destro, poi fa la stessa cosa con quello sinistro, schiacciando leggermente l’acconciatura bombata su entrambi i lati. In quel momento ebbi la sensazione di parlare ad un cocker vecchio e stanco. Poi respira a pieni polmoni con il suo importante nasone, chiude gli occhi, assapora con la fantasia il momento, piega la testa leggermente all’indietro e, rivolgendo il volto all’azzurro del cielo, lascia andare i suoi pensieri.

“Ah Roma, quanto sei bella! Sei bella anche calpestata e impoverita da questa gente strana e mal vestita. Chissà se ti ama quanto ti amo io!. Resta ritto come un palo per qualche secondo (le gambe sono ancora leggermente divaricate), ma la posa non è affatto scomposta, Nikolaj mantiene intatta la sua eleganza.  

“oh scusate Francesca, vi ho interrotta, continui” -dice, dopo essersi ridestato dalle sue fantasie.

“Lo sa che a Mosca c’è una gigantesca statua realizzata in onore di Pietro il Grande proprio dall’architetto che le ha fatto la statua? Il monumento si trova in una delle zone più panoramiche di Mosca, difronte al Ponte del Patriarca. E’ una delle statue più alte al mondo, ma ai russi non piace molto… Poi un altro giorno vi racconterò la storia tormentata di questo gigante. Vi va?”

“Se la salute non mi abbandona prima, sì, con molto piacere” risponde.  Effettivamente, noto che non ha una bella cera.  Allora gli faccio una proposta che, sapevo, l’avrebbe fatto felice.

“Nikolaj” – gli dico – “tra una chiacchiera e un’altra il tempo è volato. E se andassimo a mettere qualcosa sotto i denti?”.

Gli occhi lanciano un impercettibile bagliore. No, gli brillano proprio!  Si volta di scatto e mi dice:

“Come posso rifiutare un invito simile! Sì, però, il posto lo scelgo io. Si va da “Il Falcone”, la migliore trattoria di Roma! Seguitemi Francesca!” E all’improvviso si allontana a passo spedito.

Mi si stringe il cuore. Non ho il coraggio di dirgli che “Il Falcone” la storica trattoria di Roma ha chiuso un anno e mezzo fa per far posto “ai giovani”. Lo seguo trascinandomi, ancora dubbiosa se dargli o meno la brutta notizia. Opto per il no. Faccio un bel respiro, mi assesto la borsa sulla spalla e cerco di raggiungerlo:

“Un attimo Nikolaj”!, aspettatemi!  – gli urlo

“Forza Francesca! Alla gola non si comanda!” mi risponde. Non la ricordavo proprio così, ma la cosa mi ha fatto ridere. Alla brutta notizia ci avrei pensato dopo, qualcosa mi sarebbe venuta in mente strada facendo. Accelero il passo e lo raggiungo. E’ raggiante!

Continua….

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