Il germe di una storia: taccuino sì, taccuino no

Il germe di una storia taccuino

Scrittori di ieri e di oggi a confronto. Parliamo di come, dove e perché “fissare” un’idea, una sensazione, una parola, una frase, un’emozione… Il germe di una storia nel taccuino

Il germe di una storia: taccuino sì, taccuino no. 

ll taccuino è ancora importante? Siamo nell’era digitale, ha ancora senso portarsi dietro carta e penna? Scherzo, non è certo questo il cuore del nostro approfondimento. Oggi voglio parlare semplicemente dell’importanza di fissare su carta, sul telefono o sul Pc, una frase, una parola, una sensazione, una persona che pensiamo possano costituire il germe di una storia futura, o che possano dare al nostro personaggio quel quid che gli mancava per essere credibile. 

Il taccuino è caldamente consigliato durante i corsi di scrittura e largamente utilizzato dagli scrittori più che navigati. Perché? Non certo perché  dimentichiamo le cose,  ma perché nel taccuino, c’è sempre il germe di una storia.  Ci ci spiega bene cos’è il germe di una storia la grande scrittrice americana di gialli, Patricia Highsmith (1921_1995), nel suo saggio “Come scrivere un giallo”, e lo fa partendo proprio dal suo amatissimo taccuino.  

La scrittrice, racconta di essersi trovata in più di una occasione ad avere tra le mani una storia che non decollava, che non prendeva forma, che non era accattivante e credibile. E in più di una occasione aveva sperimentato che in realtà quella storia non era da buttare via, ma aveva bisogno di una seconda idea per spiccare il volo. Ma l’idea, non era sempre una vera e propria idea, bensì qualcosa di più piccolo, ma terribilmente evocativo. Le era accaduto che trame inizialmente inconcludenti di alcuni romanzi, tra cui ad esempio, Amore di Annabelle, prendessero improvvisamente forma 

I miei taccuini sono pieni di pagine, forse venti o più per ogni libro che ho scritto, che sono soltanto vaneggiamenti o fantasticherie intorno al germe dell’ idea o dell’azione o situazione principale, che è l’unica cosa a rimanere costante nel processo di sviluppo. In genere quelle divagazioni non assomigliano per nulla al libro finito. Ma sono necessarie perché l’ispirazione arrivi.

Cosa ne pensa Loriana Lucciarini

Vi ho riportato qui le riflessioni di una grande scrittrice, vediamo se sono dello stesso avviso anche altri scrittori contemporanei. Ho chiesto a Loriana Lucciarini, cosa appunta nel suo taccuino. Loriana ha scritto numerosi libri tra cui i Racconti di stelle al bar Zodiac, un libro sorprendente che vi consigliamo di leggere e che cito perché l’ho intervistata qualche tempo fa proprio in occasione dell’uscita del libro  (qui la mia intervista)

Molti scrittori portano con sé un piccolo taccuino su cui appuntare idee, parole, immagini e atmosfere che utilizzeranno per i propri lavori. Tu ne hai uno? Ci appunti tutto?

Tenere sempre a portata di mano un block-notes è tipico degli scrittori e lo faccio anche io!

Ho una vera passione per taccuini e piccoli quaderni, li lascio ovunque per appuntare “al volo” idee, versi di poesia. In alternativa uso le note scritte e vocali del cellulare.

Diverso, invece, è il lavoro in fase di stesura di un romanzo: utilizzo file per trama, struttura, schede personaggi, ricerche, tutti collegati tra loro e tutto rigorosamente al pc. Difatti, il vero processo creativo avviene al computer, lavorare su schermo mi aiuta a trovare chiarezza, mi permette di cambiare e limare mille volte concetti e frasi, mi dà organicità. A mano scrivo solo appunti, idee.

Loriana Lucciarini

Ricordo che Loriana Lucciarini, è un’appassionata lettrice e scrittrice. Si definisce “Narratrice di storie di carta e inchiostro”e spazia tra romance, fantasy, favole, approfondimento sociale, mainstream, poesia. Racconti di stelle al bar Zodiak è stato pubblicato nel 2019 con Le Mezzelane, ed è stato scritto in collaborazione con Maria Sabina Coluccia. Tra i suoi numerosi lavori ricordiamo Doppio carico, storia di operaie (2019, Villaggio Maori), Sotto le nuvole (2020, Gli Scrittori della porta accanto-PubGold), Una felicità leggera leggera (2017, Le Mezzelane), I custodi di Heloyin e l’ultima progenie (2020, DelosDigital) e molti altri. 

Torno ancora a Patricia Highsmith, perchè la scrittrice sempre a proposito del taccuino, faceva un’altra riflessione che trovo interessante perchè ci racconta di lei e delle sue abitudini di scrittura. E’ sempre curioso e di grande stimolo frugare nella vita altrui per cercare spunti o similitudini e credo che per uno scrittorie sia interessantissimo sbirciare nella vita dei grandi scrittori del passato. Patricia Highsmith dice:

Raccomando caldamente i taccuini, agli scrittori. Uno piccolo, se si deve stare in giro tutto il giorno per lavoro; uno più grande se si ha il lusso di stare a casa. Vale la pena di buttare giù anche solo tre o quattro parole, che poi evocheranno un pensiero, un’idea, uno stato d’animo. Nei periodi sterili bisognerebbe sfogliare i taccuini, e alcune idee potrebbero improvvisamente cominciare a muoversi; due idee potrebbero unirsi, forse perché fin dall’inizio erano fatte per combinarsi. 

Il taccuino di Fab Ka

Ho fatto la stessa domanda ad un’altro scrittore,  Fab ka, scrittorie emergente e autore de “Il Monastero azzurro”, un thriller psicologico che vi consiglio di leggere e che se volete potete approfondire nella mia intervista (qui la mia intervista). Ho chiesto anche a lui  che rapporto ha con questo mitico oggetto, il taccuino:

Non ho un taccuino perché lo perderei ogni volta, per come sono fatto. Al posto del taccuino uso i post-it, o semplicemente, se sono in giro, memorizzo l’impressione o la scena che ho elaborato, e una volta a casa mi affretto a trascrivere tutto sul computer. Uso molto il computer, sono davvero poco tradizionale. Prendo appunti ovunque: sul telefono, in messaggi vocali, messaggi su Facebook che mando a me stesso, pizzini sparsi qua e là. Poi una volta davanti al mio totem, la mia sacra tastiera, mi metto e trascrivo tutto nel mio database. E alla fine metto insieme i cocci, attaccandoli qua e là alla struttura muraria che ho precedentemente elaborato. Pare che per ora questo sistema funzioni. Magari un giorno cambierò, e comprerò anch’io un taccuino. Chi lo sa.

Fab Ka

Ricordo che Fab ka, classe 1986, è scrittore di thriller psicologici e racconti umoristici. La sua ultima fatica è Il Monastero azzurro, (Calibano editore) un thriller psicologico in un paesino della Campania che accompagnerà il lettore in una storia avvincente che si intreccia con fatti storici realmente accaduti. Ha pubblicato articoli di critica letteraria su numerosi magazine on-line . Ha scritto il recente Ipnosi, il teatro della manipolazione e il primo libro della trilogia di Svetlan.

Grazie a tutti per essere stati con me e al prossimo appuntamento di #Sviscerandoconlautore!

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