Giornata mondiale della poesia 2022: Gisella Blanco e Emiliano Cribari

Per la Giornata mondiale della poesia 2022, Gisella Blanco e Emiliano Cribari danno il loro contributo
Cuori a Kabul
Per la Giornata mondiale della poesia 2022, ho scelto due poesie, una di Gisella Blanco e una di Emiliano Cribari. Entrambi gli scrittori hanno catturato la mia attenzione, mi hanno emozionata e mi hanno spinta a riflettere.
Oggi, 21 marzo 2022, si celebra in tutto il mondo la giornata mondiale della poesia, che mai come in questo tragico periodo che stiamo vivendo deve far sentire la potenza della propria voce.
La giornata mondiale della poesia è stata voluta dall’Unesco nel 1999 proprio a ribadire l’importanza che la parola scritta riveste per tutte le comunità del mondo, stimolandone i sensi e le emozioni.
Sul web gireranno belle frasi, aforismi e citazioni di celebri di scrittori. Io ho scelto due poesie che in questo momento particolare le sento particolarmente e ho voluto condividere con voi.
Giornata mondiale della poesia: Gisella Blanco
Di Gisella Blanco e del suo contributo alla raccolta Cuori a Kabul, Poesie per l’Afghanistan a cura di Pietro Fratta edito da Grphe.it, ne ho già parlato in una intervista su Cinquecolonne Magazine e nel imo blog in occasione della recensione del libro.
Oggi ne riparlo ancora e vi propongo una poesie della poetessa che mi è piaciuta particolarmente.
Il dono della democrazia
L’angelo piomba in terra col suo fardello d’al di là,
nel tremore d’ali sparge il lascito, si esibisce
nell’iperbole del volo, è convinto
che mostrarsi nel volteggio sia come donare slancio.
Crede d’essere sacro a ogni uomo
– chi lo vede, chi l’ignora, chi lo ripudia -.
Quale padre l’ha spinto a reconditi suoli
senza conoscere l’idioma in cui offrire preghiera?
Se non fosse sciente l’angelo e il padre
non fosse abbastanza santo,
se l’omaggio non fosse gratuito, se il corridoio fosse labirinto,
se sia il popolo ad arretrare o la meta – rarefatta – a scostarsi
Non sappiamo non diciamo
e preghiamo noi stessi
di poter essere
ancora una volta
più esperti dèi.
In ogni verso di Gisella Blanco si accende un significato taumaturgico del pensiero, spesso nutrito dalla filosofia, cui la poeta e avvezza: l’impatto e deflagrante e consente, nella comprensione delle sue poesie, di estrema ricchezza semantica, un vedere terre lontane, un avvertire angoscia e pensieri che rifuggono da ogni ideologia e sottendono i quesiti più scomodi su quanto si sta vivendo in Afghanistan: perché avviene tutto questo? perché loro e non noi (da Cuori a Kabul)
Giornata mondiale della poesia: Emiliano Cribari
Anche di Emiliano ne ho già parlato di recente in occasione dell’uscita di Errante, la sua ultima raccolta di poesie edita da Anima Mundi.
Emiliano Cribari nell’intervista rilasciata la settimana scorsa, mi ha detto che negli ultimi anni la scrittura è diventata più che altro uno strumento per tradurre l’incanto dello sguardo. Questa riflessione mi è piaciuta particolarmente e, sempre alla luce anche dei terribili eventi di quest’ultimo mese, ha scelto per la Gionata mondiale della poesia questa bellissima poesia che trovate nella sua raccolta Errante e che pubblico per tutti gli amanti del genere.
un profugo
un fuggiasco
un partigiano
un disertore
un animale del bosco nato pronto
a scappare
a interrompere tutto
a morire
come deve sentirsi una voce
prima di gridare
un ramo sotto un temporale
una farfalla
stremata
in mezzo al mare
“Appaiono luoghi, momenti, stagioni,/ qui sull’Appennino/ in cui bisogna soltanto capitare/ chiudere gli occhi e stare,/ ancorati, in silenzio/ finire il respiro,/ essere parte di tutto/ e benedire la propria vita” scrive Emiliano in uno dei molti ap- punti a margine, mentre, un passo dopo l’altro, segue l’urgenza del suo camminare, del suo inventariare e capire, del suo dire. Un cercatore ostinato, Emiliano, del sottile punto di equilibrio tra il tanto e il minimo, tra l’ardore e il tremore, tra l’esserci e l’imboscarsi (Errante, stralcio dall’introduzione Grazia Dell’Oro).
La foto di copertina di Lisa Fotios da Pexels è un omaggio a mio padre, che anche nei momenti più difficili di picco dell’Alzheimer, mi guardava e mi recitava (in inglese!) le prime due strofe di questa poesia…
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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