Stress da pagina bianca

stress da pagina bianca

E’ davvero possibile essere a corto di idee? Lo stress da pagina bianca è forse solo un comune atteggiamento psicologico della nostra mente? 

Lo stress da pagina bianca non esiste.  

In realtà non è possibile essere a corto di idee, perché le si possono trovare dappertutto

dice Patricia Highsmith

Quando mancano le idee lo scrittore ha la sensazione di cadere in un vero e proprio buco nero. Sono sicura che molti di voi in più di una occasione si sono ritrovati a corto di idee che hanno portato a periodi più o meno lunghi di depressione. Confessatelo! Non c’è niente di male. E’ una cosa comune a tutti gli scrittori, non fatene un dramma. Inoltre, non è detto che quando siete certi di avere un’idea in testa per una trama questa decolli. Quante volte vi è capitato di avere una storia in mente che però non riesce a partire? Che quando la mettete su carta stenta ad essere fluida? Anche per questo, non fatene un dramma. Ribadisco, capita a tutti gli scrittori. Avere un’idea e non riuscire a trasformarla è molto comune. Questo però significa che non è una buona idea. Cosa voglio dire? Voglio dire che una buona idea, fa scattare l’adrenalina, parte e si scrive da sola. 

Patricia Highsmith nel suo libro Come si scrive un giallo, ci parla di germi di idee (semplici, complessi, incompleti), quegli embrioni che daranno vita alla nostra trama:

L’importante è riconoscerli. Io li riconosco da una certa eccitazione

E questo è il fulcro della riflessione della Highsmith. I germi delle idee sono ovunque. 

Il mondo è pieno di idee embrionali. In realtà non è possibile essere a corto di idee, perché le si possono trovare dappertutto (P.Highsmith)

Il concetto è che abbiamo solo la sensazione di essere a corto di idee. Probabilmente siamo affaticati mentalmente, e quando questo accade, non scatta la scintilla. Semplicemente questo. Una trama che abbiamo in testa non parte perché non troviamo quel quid (quel germe, quell’elemento, quella sfumatura, quell’evento) che si combina perfettamente con l’idea che abbiamo in testa e che serve a far decollare la nostra storia. E allora? E allora, non avete altra alternativa che riposarvi, staccare la testa dal vostro obiettivo e non pensare per un po’. La Highsmith suggerisce, per chi se lo può permettere, lunghi viaggi. Per chi, come me, non ha tanta disponibilità economica, si può limitare ad una gita fuori porta utile per cambiare area e paesaggio. Per chi proprio non ha voglia di allontanarsi, la Highsmith consiglia una bella passeggiata. 

Siamo realisti. Quella che chiamiamo mancanza di idee può durare anche parecchio tempo, e allora è sempre bene per uno scrittore emergente avere comunque un altro lavoro che gli consenta di tirare avanti nei momenti di scarsa creatività. Almeno questo è il suggerimento della Highsmith che forse, in questo momento particolare della nostra storia, specialmente quella italiana tra Covid e maledetti venti di guerra, mi sento di condividere.

L’ospite di oggi: Maura Maffei

Oggi, abbiamo come nostro ospite la scrittrice Maura Maffei, autrice di romanzi storici ambientati in Irlanda. Anche Maura ho avuto il piacere di intervistarla qualche tempo fa per la testata Cinquecolonne Magazine in occasione dell’uscita del suo romanzo “Quel che abisso tace” (alla fine dell’articolo trovate nella sezione dedicata ai consigli di lettura e agli approfondimenti il link  all’intervista). Nel suo intervento legato al tema di oggi sentite cosa ci dice Maura Maffei in merito alla pagina bianca, perché l’ha avuta quando era scrittrice emergente e perché ora non le capita più. Così ha risposto alla mia domanda:

Ti è mai capitato di affrontare la terribile pagina bianca? Se sì come l’hai superata?  

In realtà io non ho mai sofferto di un vero e proprio blocco dello scrittore, se non una trentina di anni fa ai miei esordi quando non avevo acquisito ancora un mio stile personale e sopratutto non avevo ancora ben chiare, ben definiti in me, i mezzi tecnici narrativi. Diciamo che quando mi metto davanti al computer per  scrivere capita sempre che so che cosa scrivere.

Questo anche perché tengo ben presente la fine. Non ho un problema sull’incipit. Per me quest’ultimo si può cambiare centinaia di volte, ma non la fine. Io devo sapere quale sarà il momento di massima tensione, ma sopratutto devo sapere dove devo arrivare . Quando parto per un viaggio, io posso viaggiare in automobile, in treno, ma quella che ho sempre ben chiara è la mia meta. La stessa cosa per me deve essere con un romanzo. Io devo sapere  dove devo condurre la storia, dove devo condurre i miei personaggi. Questo mi aiuta molto perché sarebbe molto più difficile per me partire con una storia che mi può anche piacere e dire a me stessa: “beh, vediamo come si sviluppa, poi vediamo come concluderla, poi vediamo se metterci un finale lieto o tragico”. Questo non riuscirei mai a farlo. Mi aiuta invece tantissimo poter contare sulla mia “fine”, sapere qual è il mio punto di arrivo.

Un’altra cosa che per me è di grande aiuto è il genere letterario che mi sono scelta, il romanzo storico. Questo mi permette di staccare rispetto alla vita quotidiana. Quando scrivo so, ogni volta, di lasciare la vita di tutti i giorni, la casa, l’asse da stiro, l’aspirapolvere e di entrare in un set già preparato, che io ho ricostruito con la ricerca storica, ho l’ambientazione irlandese propria dei miei romanzi, ritrovo i miei personaggi. Quindi io stacco ed entro. Quando entro nel mio mondo che ho costruito per narrare la storia, ecco che tutto va a posto come se fossero le tessere di un mosaico.

Il romanzo storico obiettivamente mi aiuta molto ad essere rigorosa con quello che narro e di avere la possibilità di esprimermi sempre senza blocchi e senza difficoltà, perché è quello il mio mondo che ho costruito per quel dato romanzo.

Riconoscere le buone idee e non pensare alla storia nella sua completezza

Torniamo alla Highsmith ora. Ha il suo stesso approccio alla questione anche un altro grande scrittore che cito spesso, Stephen King. Sentite come si pronuncia sull’argomento che, peraltro, si collega ad un altro argomento che abbiamo già trattato nell’appuntamento n. 2, Il Germe di una storia taccuino sì, taccuino no.

Chiariamo subito un punto, d’accordo? Non esistono un Magazzino delle Idee, un Supermercato delle storie o un’isola di Bestseller Sepolti. Le buone trovate nascono quasi letteralmente dal nulla, piovendovi in testa da un cielo all’apparenza limpido: due pensieri in precedenza disgiunti si uniscono, creando qualcosa di nuovo sotto il sole. Il vostro compito non è mettervi a caccia di certe illuminazioni, ma saperle riconoscere quando si presentano

Un altro elemento secondo me molto interessante legato alla mancanza di idee e al terrore della pagina bianca, è un meccanismo della nostra mente che ci immobilizza. Mi è molto piaciuta la considerazione che fa Roberto Cotroneo, un editore, scrittore e fotografo italiano. In rete ho trovato il suo Manuale di scrittura creativa per principianti che vi consiglio di leggere e potete scaricare all’interno del mio blog. Il Manuale è ricco di spunti e dritte interessanti per chi ha deciso di intraprendere questo percorso. Riferendosi agli scrittori emergenti Cotroneo dice: 

La nevrosi che vi riguarda da subito è quella che molti hanno definito l’ansia da pagina bianca. Ovvero il momento dell’inizio. E’ una leggenda o verità?  Direi che è una via di mezzo. L’ansia da pagina bianca è la stessa che si prova prima di iniziare un lungo viaggio senza conoscere bene i mezzi con cui il viaggio sarà compiuto e quanto tempo ci si metterà.  La paura maggiore, e lo dico con esperienza di anni di corsi di scrittura, è quella di non farcela a scrivere un testo lungo: è l’idea, cioè, di non poter arrivare a pagina 100 o 150 o anche più.

 Lo trovo comprensibile, accade anche agli scrittori che hanno una certa esperienza.  Il segreto per liberarsi da quest’ansia è di non pensare mai al proprio racconto nella sua completezza: dunque è opportuno dividere il testo in porzioni di testo che possono essere dei capitoli e procedere capitolo per capitolo.  Imponetevi le prime cinque pagine. Terminate queste pensate alle cinque successive. Senza porvi il problema del numero di pagine finali. Fare questo non è così difficile.  I processi creativi che regolano la scrittura non vogliono progetti.

Su quest’ultimo punto non sono proprio d’accordo ma lo vedremo in un appuntamento ad hoc di #Sviscerandoconlautore, però, insomma, quello che dice Cotroneo è condivisibile e a mio avviso è anche un ottimo suggerimento per evitare di entrare in un loop generato diciamo così da una sorta di ansia da prestazione. Non so se avete notato ma anche in Cotroneo come in Maura Maffei c’è il riferimento al viaggio come metafora ma con sfumature e significati diversi che è interessante approfondire, perché no.

Stress da pagina bianca

Ritorno a Maura Maffei e alla scrittrice americana perché le ho chiesto:

Concordi con quanto dice la famosa scrittrice di gialli Patricia Highsmith e cioè:  “Il mondo è pieno di idee embrionali. In realtà non è possibile essere a corto di idee, perché le si possono trovare dappertutto”. Secondo la scrittrice americana la pagina bianca in realtà non esiste, semplicemente ci si “intoppa” all’improvviso. Tu cosa ne pensi?

Più che di idee embrionali, io parlerei di valori universali che da tutti possono essere condivisi e che diventano la trama nascosta, il filo conduttore di ogni mia storia; in un certo senso mi piace narrare in parabole, perché al di là della vicenda che deve essere per forza vincente (con colpi di scena, con una bella storia d’amore, con intrighi), mi piace lasciare un messaggio di luce, mi piace mostrare che in un modo o nell’altro, a volte con una lettura che può essere anche originale, il bene torna sempre a vincere sul mare. E’ sicuramente una lezione del “miscere utile dulci” (mescolare l’utile al dolce») della letteratura classica, mi viene in mente l’Antigone di Sofocle in cui la protagonista difende con tutta se stessa, addirittura con la sua stessa vita, le leggi divine che l’uomo porta scritte nel cuore e nell’animo che a volte cozzano con le leggi della città, ma che sono le uniche che forniscono all’uomo gli strumenti, affinché la sua vita sia piena, meriti di essere vissuta. 

Io penso che se il messaggio sotteso alla storia è potente (storia, dialoghi, descrizioni, ecc…) tutto convergerà per portare avanti questo stesso messaggio e per trasformarlo in dialogo con il lettore.

Bellissime a mio avviso queste considerazioni di Maura sul “filo conduttore” delle sue storie. Credo che sia un interessante spunto di riflessione per i nostri lavori, i nostri romanzi.

Avete ascoltato Maura e adesso vi racconto qualcosa sulla vita e le sue opere e sono certa che riuscirò ad incuriosirvi. 

Chi è Maura Maffei

Maura Maffei, savonese di nascita e piemontese d’adozione, è erborista, soprano lirico, impegnata nel volontariato e, soprattutto, profonda conoscitrice della storia e della cultura irlandesi. collaborato con articoli monografici per un mensile a distribuzione nazionale. È autrice di numerosi libri: “Il traditore” (Marna, 1993), “Le lenticchie di Esaù” (Marna, 2003), “La lunga strada per Genova” (Marna, 2007), “Anna che custodì il giovane mago” (Edizioni della Goccia, 2017) e “Le grandi acque” (Edizioni della Goccia, 2018). Ha inoltre pubblicato in ebook il romanzo “Astralabius” (vincitore del torneo letterario “IoScrittore” 2012).

Per Parallelo45 Edizioni ha pubblicato il romanzo settecentesco “Dietro la tenda” (2019), precedentemente uscito in trilogia tra il 2016 e il 2017. Ha vinto numerosi riconoscimenti, tra cui il primo premio sezione romanzo storico per il Premio Letterario “Bormio Contea” 2019 proprio con “Quel che abisso tace” (Parallelo45 Edizioni, novembre 2019).

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Sinossi di “Quel che abisso tace” di Maura Maffei

È la fine di giugno del 1940. Nel campo di internamento di Whart Mills sono detenuti centinaia di italiani civili. Sono uomini che da anni vivono in Gran Bretagna e che la dichiarazione di guerra dell’Italia fascista ha reso nemici.

Qui s’intrecciano le vicende di Guido, arrestato nell’imminenza della nascita del figlio, di padre Gaetano, che trascorre le notti recitando il rosario, di Enrico, famoso tenore dell’epoca, di Cesare, il cinico direttore del Piccadilly Hotel di Londra, e di tanti altri. E poi c’è Oscar, che le guardie trattano con durezza perché è mezzo irlandese.

In una domenica afosa, vengono tutti caricati su un transatlantico in procinto di salpare da Liverpool per chissà dove. Si tratta dell’Arandora Star, che all’alba del 2 luglio 1940 incontrerà il proprio destino.

Quando il sipario della Storia sembra essere calato per sempre, cambia lo scenario e l’azione si sposta in Irlanda. Una famiglia del Mayo accoglie un giovane che ha perso la memoria. E saranno l’amicizia e la generosità degli irlandesi, insieme con l’amore profondo di una ragazza dai riccioli rossi a pronunciare l’ultima parola su un evento tragico e dimenticato della Seconda Guerra Mondiale, che Maura Maffei narra al lettore con rigore e con passione, non solo come autrice ma soprattutto come parente stretta di una delle 446 vittime civili italiane dell’affondamento dell’Arandora Star.

Io termino qui, Grazie per essere stati con me e vi invito a seguire il mio prossimo podcast #Sviscerandoconlautore. Mi rivolgo agli scrittori emergenti e non, ricordando che se volete esprimere il vostro punto di vista ed essere intervistati, potete scrivere al mio indirizzo email presente sul blog sguardo ad est.

Nel testo del podcast potete trovare un link con tutti gli approfondimenti compresa l’intervista alla scrittrice maura maffei.

Ancora grazie a tutti e alla prossima settimana

Approfondimenti e consigli di lettura:

Intervista a Maura Maffei  per cinquecolonne.it sul romanzo “Quel che abisso tace” 

PATRICIA HIGHSMITH, Come si scrive un giallo, Minimun fax

STEPHEN KING, On writing, autobiografia di un mestiere, PickWick, 2017

ROBERTO COTRONEO,Manuale di scrittura creativa per principianti (scaricate qui)

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