Il sangue dei martiri cristiani raccolto con amore da Prassede: la sua storia in una delle più antiche basiliche di Roma

La Basilica di Santa Prassede
Lo so che dico sempre la stessa cosa, ma ogni angolo di Roma continua a sorprendermi non solo per le sue bellezze ma anche per le sue storie. E il sangue dei martiri cristiani raccolto con amore da Prassede è una di queste.
I più informati sicuramente conosceranno la Basilica di Santa Prassede, però, se non la conosci ma la vedi, sicuramente non ci entri. Ai turisti spesso capita. La spettacolare Basilica di Santa Prassede si trova, infatti, in un vicoletto e non ti attira certo per la sua maestosità come la vicinissima Basilica di Santa Maria Maggiore. Ti accoglie solo una porta in legno un po’ sgarrupata in un angolo di un edificio amaranto slavato con una croce in ferro a ricordare che qui è ubicato un luogo sacro.

La Basilica di Santa Prassede è splendida, maestosa e ricchissima di affreschi e altre bellezze.
Dirigiamoci subito dove mi porta il cuore, verso la piccola statua di Santa Prassede. La sua storia è ricca di amore, pietà e devozione.
Il sangue dei martiri cristiani raccolto da Prassede
Secondo la tradizione, il suolo della chiesa che state calpestando era in origine la casa del senatore Pudente. Il senatore è stato tra le prime persone convertite al cristianesimo da Pietro. Pudente aveva due figlie, Prassede e Prudenziana, entrambe convertitesi al cristianesimo.
La villa che sorgeva sotto i vostri piedi era utilizzata dal senatore per nascondere i cristiani perseguitati, tra cui, pare, anche l’apostolo Pietro.
Le due sorelle Pudenziana e Prassede avevano manifestato verso i martiri un profondo affetto e una forte devozione, non solo raccogliendo i corpi, ma anche il sangue; lo raccoglievano con una spugna e lo riversavano in un pozzo. Questo è il motivo per cui Santa Prassede viene raffigurata nell’ iconografia tradizionale accanto a un piccolo vaso con una spugna tra le mani. La stessa immagine potete ammirarla nella Basilica. Si tratta di una piccola statua in una teca a sinistra dell’entrata che ho fotografato mentre un bimbo con la sua mamma le avevano appena acceso un cero (foto di copertina).

Se guardate attentamente alle spalle della piccola statuetta di Santa Prassede, noterete sul fondo una lastra marmorea grigio-nera. La leggenda narra che su quella lastra dormiva la santa e che la stessa fu utilizzata per chiuderle la tomba.
La teca è accolta in una piccola edicola del ‘700 preceduta da 2 gradini e incorniciata da due colonnine con capitello che sorreggono un’arcuata struttura sovrastante. Le due figure affrescate ai lati rappresentano Pudente e Sabina, i due genitori di Prassede.
Tutta la famiglia fu perseguitata e martorizzata. Il senatore Pudente sotto Nerone e le due figlie sotto l’imperatore Antonino Pio (intorno all’anno 160).
Il pozzo
Una curiosità interessante è il luogo esatto dove una volta si trovava il pozzo (ora disperso). Se vi dirigete verso la navata centrale noterete che il punto esatto è identificato, sul pavimento, da un cerchio in porfido rosso.

La Basilica che ammirate oggi fu costruita proprio su questo pozzo dove un tempo sorgeva la casa del senatore e delle sue figlie, considerato un Titilus Praxedis, cioè un luogo di culto paleocristiano. Poiché al tempo non esistevano edifici religiosi pubblici per il culto cristiano, i fedeli si raccoglievano nelle abitazioni private e quando qualcuno donava la propria abitazione alla Chiesa, sulla porta veniva apposta una targa con il suo nome (Titulus). Alla morte della sua famiglia a seguito del martirio, Prassede utilizzò l’abitazione per costruire una chiesa (Titilus Praxedis). Papa Adriano I intorno al 780 rinnovò completamente ciò che restava del Titilus Praxedis mentre papa Pasquale I costruì l’attuale edificio al posto del precedente, che versava in pessime condizioni.
Dopo qualche secondo di raccoglimento per passare in rassegna il lavoro straordinario e amorevole di Santa Prassede e della sorella (pare che abbiano raccolto i corpi di ben 2300 martiri!), lasciatevi incantare dallo splendido pavimento neocosmatesco realizzato tra il 1916 e il 1918 in sostituzione di quello in mattoni e lastre marmoree del settecento.
La chiesa è zeppa di cose interessanti che vi invito ad approfondire tra cui la reliquia della Colonna della flagellazione all’interno dello splendido Sacello di San Zenone, il Monumento funebre di Giovanni Battista Santoni ( la prima opera di Gian Lorenzo Bernini), gli affreschi della navata centrale e la Cappella del Crocifisso.
Non vi meravigliate se trovate diversi riferimenti alla Slovacchia e al suo legame con la Basilica di Santa Prassede. Questo è il luogo, infatti, nel quale molte volte si fermò a lungo San Cirillo, l’apostolo dei popoli slavi.
Il sangue dei martiri cristiani raccolto da Prassede non è quindi l’unico elemento che rende importante la Basilica. Se avete scelto di visitarla, sappiate che le dovrete dedicare ben più di un giro frettoloso tra le sue bellezze.

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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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