La Basilica di San Clemente a Roma: Cirillo e Metodio sulle tracce del santo 

Basilica di San Clemente

E’ sempre appassionante raccontare storie di uomini la cui vita si intreccia alla leggenda e alla devozione popolare. La storia dell’apostolo degli Slavi, Cirillo, e della sua tenacia nel ritrovare la tomba di San Clemente, mi ha subito colpita. 

Per immergervi completamente nel fascino di questa storia, vi consiglio di andare ad ammirare la bellissima Basilica di San Clemente, poco distante dal Colosseo.  

Gli scavi archeologici, iniziati nel 1857, vi sveleranno una stratificazione di più strutture che troverete davvero sorprendente e di grande impatto emotivo. Proprio qui, avrete la possibilità di ammirare anche la tomba dell’apostolo slavo Cirillo, un angolo di grande importanza spirituale e culturale, luogo di raccolta e preghiera dei pellegrini, specialmente durante la festa di San Cirillo (14 febbraio; la Basilica di San Clemente organizza una messa alle 18.30).

Tomba di Cirillo

L’importanza di San Clemente

Attorno alla vita di questo antichissimo papa si è creato subito un alone di mistero e di grande sacralità dovute alle sue vicende personali. Già in vita, il papa aveva scritto una lettera importantissima che ebbe grande eco in tutto il mondo cristiano. Clemente Romano (San Clemente), terzo successore di Pietro, infatti, fu autore della famosa Lettera ai Corinti, scritta nel 96 a nome della Chiesa di Roma, considerato uno dei testi più antichi non incluso nel Nuovo Testamento.  

La Lettera scritta da Clemente aveva l’obiettivo di mettere ordine e pace nella Chiesa di Corinto, afflitta da diatribe interne e dalla deposizione dei presbiteri (autorità ecclesiali). Con questo documento, Clemente invitava i fedeli al pentimento, alla sottomissione alle autorità e all’ordine gerarchico della Chiesa, condannando al contempo la gelosia e le discordie interne.

Il testo ebbe una grande risonanza ed è tuttora importantissimo, perché decreta una delle prime testimonianze dell’autorità della Chiesa di Roma nella gestione delle controversie esterne.

Pensate che, la Lettera ebbe una importanza così grande che, a Corinto, ancora fino al VI sec, si leggeva pubblicamente insieme al Vangelo.

L’alone leggendario sulla vita e il martirio del Santo

Le leggende sulla vita di Clemente iniziarono a seguito degli apocrifi basati sulla “Letteratura Clementina” (scritti attribuiti erroneamente a Clemente, che narrano le avventure leggendarie sue e della sua famiglia) e sugli “Acta” del IV sec. (racconti della morte e dei martiri dei cristiani).

Gli Acta, ad esempio, narravano che sotto l’imperatore Traiano (53-117), Clemente fu condannato ai lavori forzati nelle miniere della Crimea e che a causa della sua attività di proselitismo verso i compagni di prigionia e i soldati, i Romani, per vendicarsi, lo legarono a un’ancora e lo gettarono nel Mar Nero. Nella navata centrale della chiesa ci sono diversi affreschi che raccontano il martirio di San Clemente, ma al momento, purtroppo, la Chiesa è in ristrutturazione e vedrete ben poco. Gli scavi archeologici, invece, sono accessibili e la visita è consigliatissima!

Ma torniamo a Clemente. Qualche anno dopo averlo gettato in mare, la leggenda narra che le acque si ritirarono, rilevando una tomba che gli angeli avevano creato per accogliere San Clemente. La leggenda continua, tramandando che ogni anno, la tomba angelica riappariva al ritrarsi miracoloso delle acque. 

Il mito si arricchisce con la storia di un bambino che fu inghiottito dalla marea per essere ritrovato poi sano e salvo, un anno dopo, al momento della riemersione della tomba di San Clemente.

Cirillo e Metodio alla ricerca delle spoglie di San Clemente 

Fu proprio grazie a queste leggende ancora vivissime al tempo dei due apostoli degli Slavi, che i fratelli Cirillo e Metodio decisero di intraprendere una tenace ricerca del corpo del Santo. La leggenda, infatti, narrava che gli angeli avessero recuperato il corpo dalla tomba subacquea e dato sepoltura in un’isoletta. 

Cirillo, durante una sua missione presso i Kazari nell’860, aveva trovato a Cherson le reliquie che credette fossero del santo e l’ancora a cui era stato legato. Qualche anno dopo, con il fratello Metodio, fu chiamato a Roma da papa Nicola I per portare lì i resti di San Clemente.

Chiostro della Basilica di San Clemente

La traslazione del corpo di San Clemente dalla Crimea a Roma fu accolta con una grande celebrazione e acclamata dal popolo. L’ubicazione della sepoltura fu proprio la Chiesa di San Clemente e un affresco nel Nartece della Chiesa inferiore lo ricorda (andate ad ammirarlo!). [Foto di copertina]

Dopo qualche anno (879) Cirillo morì a Roma e il fratello Metodio chiese al papa l’autorizzazione per portare il corpo in Grecia (Cirillo e Metodio erano nati a Tessalonica, l’attuale isola di Salonicco). Il profondo dispiacere del papa e del popolo romano indussero Metodio a rinunciare ma chiese che il corpo fosse sepolto nella stessa chiesa che conservava le spoglie di San Clemente, al cui ritrovamento Cirillo aveva dedicato molti anni della sua vita. E così fu.

La Basilica di San Clemente a Roma è una tappa obbligata se avete deciso di fare una passeggiata nel cuore della Città Eterna. E se avete voglia di scoprire di più sulla vicenda di Cirillo e Metodio, andate ad ammirare i suggestivi scavi archeologici della Basilica!

Se il post ti è piaciuto, metti “mi piace” sulla mia pagina facebook e continua a seguire Sguardo Ad Est. Grazie!

Seguimi anche su:

YOU MIGHT ALSO LIKE

0 Comments

Leave A Comment

You must be logged in to post a comment.

Translate »