Le maschere nel Teatro di Marcello

Dove si trovavano le maschere
Le maschere antiche mi hanno sempre affascinata. Passeggiando per Roma (e non solo), resto sempre particolarmente incantata quando guardo quelle che adornano i portoni dei palazzi, così ho deciso di approfondire il tema parlando anche di quelle che un tempo arricchivano il Teatro di Marcello.
Il Teatro era caratterizzato da 3 ordini architettonici (rispettivamente dorico, ionico e corinzio partendo dal piano strada).
Già prima del Medioevo le arcate dell’ordine dorico erano utilizzate come botteghe dai macellai e da altri venditori; l’ordine ionico, invece, era stato quasi completamente murato, perché gli ambienti erano usati come cantine e vani del palazzo sovrastante.
Nel tempo, iniziarono ad addossarsi al Teatro di Marcello nuove costruzioni che ne nascondevano quasi completamente l’aspetto originario. L’area si trasformò radicalmente, creando un agglomerato di casette molto particolare e che possiamo apprezzare grazie agli acquerelli e ai disegni dell’epoca.
Tale agglomerato venne poi completamente demolito dal Comune di Roma negli anni 1926-32, anche se lo sgombero dell’area era stato già progettato in epoca napoleonica.
Ecco che, durante i lavori di sgombero nella zona, affiorarono frammenti di maschere, anche se, molte di esse, furono già riutilizzate in tempi precedenti per adornare altri edifici.
Forse alcune di queste maschere erano presenti ancora nel periodo medioevale, ma non ne siamo sicuri. Si potrebbero fare delle ipotesi in base alle valutazioni di alcuni disegni del periodo rinascimentale arrivati fino a noi e che dimostrano come, alla fine del ‘400, nessuna maschera dell’ordine dorico era al suo posto. Di quelle del secondo piano ne sopravvisse solo qualcuna, mentre nella prima metà del ‘600, le maschere caddero completamente oppure furono staccate. Dal Seicento in poi, infatti, nessun disegno le riporta più…
L’unicità delle maschere del Teatro di Marcello
Nell’antica Roma, l’utilizzo delle maschere come elemento decorativo era molto in voga. Era la decorazione più appropriata per adornare i teatri, ma veniva utilizzata moltissimo anche per altri edifici.
Il Teatro di Marcello era ricco di maschere, che ornavano tutte le chiavi dei fornici dei due ordini inferiori della facciata. Si trattava di maschere colossali, che però avevano una particolarità che le rendeva uniche.
Nel Teatro di Marcello, infatti, le maschere non erano solo una decorazione qualsiasi, ma avevano un legame profondo e coerente con la funzione dell’edificio, cioè con il teatro e con ciò che vi si faceva.
Negli altri edifici, invece, lo stesso motivo decorativo veniva usato senza alcun legame con la funzione dell’edificio ma solo come ornamento, per bellezza o moda.
Inoltre, mentre nelle altre strutture le maschere erano dello stesso materiale dell’intera costruzione perché scolpite direttamente sulla chiave d’arco, nel teatro di Marcello erano scolpite a parte (in marmo) e poi applicate sulla chiave d’arco della facciata in travertino. In questo modo la lavorazione risultava non solo più accurata ma rendeva la decorazione più bella.
Le chiavi degli archi erano decorate con grandi maschere raffiguranti i tipi della tragedia, della commedia nuova e del dramma.
Le dimensioni di tutte le maschere coincidevano tra loro e oscillavano tra un’altezza di 65-70 cm e una larghezza di 50 – 65 cm. Tuttavia, quelle di dimensioni inferiori al concio, erano messe nel primo ordine a m. 7 e al secondo a m. 16,50 dal piano. Tale collocazione implicava anche una lavorazione diversa. Dovendo essere visibili nel modo corretto all’osservatore, infatti, le maschere dovevano essere inclinate, con la zona superiore più massiccia e sporgente di quella inferiore.
Tutte le maschere, infine, presentavano le iridi incise (tecnica rara nel periodo di Cesare e usuale, invece, a partire dall’età adrianea) e comunque tutte convergenti verso il basso in modo da non dare all’osservatore la sensazione di occhi rivolti verso l’alto.
Le domus riccamente decorate
Diversamente dall’antica Grecia, a Roma le maschere di scena indossate dagli attori non ebbero particolare successo, anche perché si preferiva la pantomima come genere teatrale. Gli attori, pertanto, dovevano essere straordinariamente abili nella gestualità facciale e corporea e l’uso delle maschere, quindi, non era previsto. Queste ultime, però erano particolarmente apprezzate come elemento decorativo delle ricche domus.
Ecco allora che occhi dilatati, sopracciglia aggrottate, bocche innaturalmente spalancate e voluminose masse di capelli accoglievano i visitatori negli ambienti di ricevimento. Ammiccavano dalle pareti degli spazi termali, dai triclini, dalle edicole ritagliate nelle pareti e dalle cornici, quasi a ricordare, come inciso su alcuni bicchieri provenienti da Boscoreale, che la vita è un palcoscenico.
Le maschere del Teatro di Marcello, infine, ricorrevano senza alcuna distinzione; vi si trovavano, infatti, tanto i tipi della tragedia quanto della commedia.
Vale sempre la pena ritornare a fare una passeggiata in questo luogo straordinario. Sono certa che vi salterà all’occhio qualche particolare che non avevate notato nelle vostre precedenti escursioni! 🙂
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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