Manolo Valdès torna a Roma

Dopo 25 anni, Manolo Valdès torna a Roma con la mostra “Manolo Valdès. Le forme del tempo”
La poetica di Valdès
Manolo Valdès, pittore e scultoree spagnolo (Velencia 1942) torna a Roma con la mostra Manolo Valdès. Le forme del tempo” a Palazzo Cipolla, prorogata fino all’11 luglio 2021.

La mostra, curata da Gabriele Simongini, è splendida. Vi consiglio vivamente di andarla a visitare per godere di opere davvero uniche e originali. La bellissima cornice di Palazzo Cipolla accoglie circa 70 opere tra quadri e sculture in larga scala realizzate in marmo, legno, ottone, alabastro e acciaio. Le opere provengono sia da collezioni private sia dallo studio dell’artista, e appartengono ad un periodo che va dagli anni ’80 ad oggi.

Attraverso le stanze del Palazzo Cipolla, il visitatore si immerge in un mondo variegato dove le figure femminili sono le vere protagoniste. Donne a cavallo, in piedi, visi meravigliosamente trasfigurati intervallati da specchi, stoffa e vernici, catturano l’attenzione del pubblico. Dietro alla “serie” di “Infanta Margarita” o “Reina Mariana” si svela il rapporto di Valdès con la storia dell’arte e con la materia. L’artista, infatti, fortemente ispirato dai dipinti di Velasquez (in particolare dal “Ritratto di Maria Anna d’Austria” 1652) reinterpreta lo stesso soggetto, trasformandolo in modo originale alla luce delle proprie esperienze artistiche, delle proprie emozioni e della materia utilizzata.
L’obiettivo è quello di creare un dialogo tra passato e presente, donando continuità storica e artistica all’opera, ad esempio, di Velasquez ma anche di Matisse o Picasso, artisti dai quali Valdès parte per creare le proprie opere. Il concetto della sua poetica si esprime chiaramente nelle sue parole:

La “macchina del tempo” di Manolo Valdès
Per Valdès, gli artisti del passato sono interlocutori fondamentali a cui rendere omaggio e con i quali confrontarsi nel lavoro quotidiano per innestare su un’immagine esistente un’ immagine nuova, ponendosi sempre lo stesso obiettivo: come riuscire a cambiare codice ad un quadro di Matisse per trasformarlo in qualcosa di diverso? Il tempo tra Valdès e l’artista che lo ispira deve essere colmato per testimoniare continuità. Perché ciò accada è necessario che il tempo tra lo spagnolo e Matisse ad esempio, sia colmato con altre esperienze, con un cambiamento di scala e di materia:
“Dipingere è continuare a sommare, accumulare, tutto si mescola” (Manolo Valdès)

E non è un caso, quindi, che quadri famosi come la “Danza” di Matisse vengano reinterpretati alla luce di nuove esperienze dove i classici colori ad olio si fanno spazio su tele di juta o sul vetro e tavole di legno come nel caso del quadro “Matisse como pretexto con rosa y espejo, 2018”.
Valdès crea una sorta di macchina del Tempo, attraverso la quale torna nel passato per “emulare” grandi artisti e per catapultarsi poi nel presente con un’opera completamente diversa, nuova. Nella macchina del Tempo di Valdès non ci finiscono sempre nuovi soggetti, tutt’altro. La serie di “Infanta Margarita” e “Reina Mariana” dimostrano come lo stesso soggetto realizzato con materiali diversi, racconti sempre una nuova storia, sbalordendo di volta in volta per le sue peculiarità.
La mostra, realizzata da POEMA in collaborazione con la Galleria Contini di Venezia e supportata da Comediarting e Arthemisia, è stata fortemente voluta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale.
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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