Lavinia Fontana pittrice: talento che non si addice a una donna?

Mostra “Roma pittrice”
Lavinia Fontana (1552-1614) è una delle pittrici più talentuose del tardo Cinquecento. La sua storia e la sua scalata artistica, inusuale per il tempo, è raccontata magnificamente nella mostra “Roma Pittrice”, al Museo di Roma, visibile fino al 04 maggio. Avete quindi una manciata di giorni per godervi una delle più belle mostre del momento. L’esposizione, infatti, raccoglie ben 130 opere di 56 artiste a cui la storia non ha reso il giusto contributo. In “Roma pittrice” vengono ricordate e omaggiate per il loro talento e per la tenacia nel farsi riconoscere i meriti dalla società e dagli ambienti culturali dell’epoca.
Lavinia Fontana è certamente un’eccezione nel panorama artistico del tempo, secondo la cui mentalità il posto della donna era in casa a occuparsi della famiglia. Non c’era spazio, ad esempio, per attività diverse come la pittura, appannaggio dei soli uomini. Lavinia Fontana, però, aveva i geni del padre Prospero, pittore bolognese, che ammirava mentre dipingeva nella sua bottega tra pennelli, colori, barattoli e un via vai continuo di intellettuali e rinomati pittori. Tutti quegli strumenti sparpagliati qua e là, l’odore acre dei colori e il movimento suadente del pennello del padre sulla tela, non la lasciarono indifferente. La catturarono e la incuriosirono.
Lavinia cresceva e quella passione le entrava nel sangue ogni giorno di più, e lei la coltivava con tenacia e disciplina. Il padre Prospero intuì l’attitudine della figlia e cercò di alimentarla e sostenerla in ogni momento. Lavinia in breve tempo divenne la migliore pittrice tra gli alunni a bottega dal padre.
Lavinia Fontana firma la sua prima committenza importante
Ma Lavinia Fontana andò oltre. Non si limitò agli insegnamenti del padre, si guardava attorno, cercava ispirazione e si lasciava ammaliare da altre tendenze. Fonte d’ispirazione era, ad esempio, Sofonisba Anguissola (1532-1625), sua contemporanea, e una delle prime artiste a raggiungere la fama in Europa.
Lavinia si distingueva per i suoi ritratti, eccelleva nel genere perché sapeva cogliere l’aspetto psicologico dei suoi committenti ed era in grado di riprodurre magistralmente acconciature, dettagli di gioelli e vesti [FIG.3] .
La sua prima commissione pubblica, invece, fu una pala d’altare, un incarico importantissimo, a cui ambivano gran parte dei pittori del tempo. Lavinia Fontana realizzò un’opera splendida, l’Assunta di Ponte Santo, a Imola [FIG.2]. Ne fu orgogliosissima: l’opera portava la sua firma. Era il 1584 e Lavinia fu la prima donna cattolica d’Europa a cimentarsi in una simile impresa.
La firma sul dipinto le era concesso ma quello sui contratti no. Era, infatti, suo marito Giovanni Paolo Zappi, figlio di un ricco mercante, anche lui pittore che le faceva da “agente”. Lavinia non fu obbligata a sposarlo, come succedeva spesso al tempo. Lo scelse. Eppure, già sentiva che le aspettative familiari, i figli e la routine domestica, avrebbero potuto rappresentare un grosso ostacolo al suo talento. Per fortuna, aveva nel padre Prospero il suo più grande sostenitore e alleato. Lui pretese che nel contratto di nozze ci fosse scritto a caratteri cubitali che Lavinia dopo il matrimonio avrebbe potuto continuare liberamente a coltivare il suo talento!
“Pontificia pittrice”
Non c’era alcun dubbio, Lavinia era la migliore, e dovette riconoscerlo anche il marito che, alla fine, di fronte all’impietosa realtà, appese i pennelli e la tela al chiodo e finì per diventare il suo “agente”, ossia il suo assistente. Di fatto, era Lavinia che manteneva economicamente la sua famiglia, unicamente con il suo talento!
A mo’ di schiaffo morale, subito dopo la commissione della pala d’altare, Lavinia inviò ai suoi suoceri il suo primo autoritratto [FIG.1]. Come a dire: “visto che so fare? oltre a essere una brava moglie?”
Ormai era già una professionista affermata.
La libertà d’espressione era la sua più grande forza. Lavinia, infatti, era una donna colta, era laureata e coltivava tante altre passioni, tra cui la musica e le lettere. Eppure, non venne mai meno ai suoi impegni familiari. Ebbe ben 11 figli (alcuni non sopravvissero) e la sua carriera non ne risentì minimamente.
Alla morte del padre Lavinia Fontana si trasferì a Roma nel 1603-1604, ottenendo numerosi incarichi sia pubblici sia privati. La Città Eterna le permise una vita agiata, incontri con persone altolocate, che contavano, e la ricoprì di gloria. A 50 anni fu soprannominata “Pontificia pittrice” perché, grazie alla protezione di papa Gregorio XIII, suo conterraneo, ottenne moltissime commissioni per la corte papale.
Gli acciacchi dell’età, però, iniziarono a fare capolino. L’artrite alle mani non le permetteva di dipingere agevolmente, così si ritirò in convento.
Lo storytelling che accompagna la storia di Lavinia Fontana nella mostra “Roma Pittrice” è molto coinvolgente. Sono certa che vi appassionerà.


















Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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