La tradizione classica nelle opere di Francesco Messina

E’ visibile fino al 04 settembre 2022 la mostra dedicata a Francesco Messina allestita al Casino dei Principi di Villa Torlonia
L’arte di ieri e di oggi a confronto
La tradizione classica nelle opere di Francesco Messina si trasforma in una meravigliosa armonia di contaminazioni moderne.
Francesco Messina. Novecento contemporaneo è la mostra dedicata allo scultore italiano (1900-1995) che grande successo ebbe nel secondo dopoguerra. La tradizione classica di Messina ci accoglie già all’entrata con una grande scultura in bronzo (Grande torso femminile, 1970), acefala, su cui l’artista ha tatuato i segni del tempo.
All’interno della mostra le opere di Messina dialogano con quelle di artisti contemporanei che come lui hanno plasmato la materia in un dialogo che non conosce confini. Alle spalle della statua di Messina, ad esempio, è collocato l’arazzo Fiamma (2019, ricamo fili di cotone su telo in polietilene) di Giovanna Giachettiche anch’essa ci parla di tempo e di modernità e di come alcuni materiali siano emblema del nostro progresso ma anche della nostra condanna (tra cui i fili di plastica con cui è realizzata l’opera).

La ricerca psicologica nei ritratti in bronzo
Una delle sezioni più suggestive della Mostra è, a mio avviso, la sala dedicata ai ritratti in bronzo. Una caratteristica del lavoro di Francesco Messina, che poi diventerà una costante della sua ricerca, è l’attenzione alla psicologia del modello ritratto. L’obiettivo di Messina era quello di estrapolare e immortalare nella materia quell’attimo trasognato, quel pensiero sfuggente, quel broncio improvviso o quel sorriso enigmatico.
Al 1937 risalgono i ritratti dello scrittorie Quasimodo e del giornalista Massimo Lelj, caratterizzati da una forte sperimentazione che accentua la naturale simmetria dei volti per esasperarne l’intensità espressiva. L’equilibrio perfetto tra asimmetria e regola fanno del Ritratto di Salvatore Quasimodo, bronzo, 1937, una delle opere più note al grande pubblico e più amate dallo stesso Messina.
La tradizione classica nelle opere di Francesco Messina è ben visibile in una delle più belle sale della Mostra. Parlo della sala affrescata con le vedute del Golfo di Napoli, impreziosite da un gruppo di sculture splendide che si dividono tra figure femminili, giovani danzatrici e giovanissimi pescatori. Con queste opere Messina afferma la sua volontà di lavorare e concentrarsi sulla figura umana a dispetto di un’arte, quella a lui contemporanea, che si stava orientando verso il linguaggio astratto.
Meraviglioso inoltre, il duo di terracotta Adamo ed Eva di Messina che lascia incantati per le espressioni dei due amanti cacciati dal Paradiso, espressioni rese ancora più vivide dalle tinte della terracotta scelta, che variano dall’ocra al rosso al giallo e al blu. A dialogare con l’opera di Messina c’è l’Ouverture (2021) di Daniele Nitti Sotres (1977), che intreccia materiali diversi, ferro e argilla, e che pare quasi stilizzare in nuove forme i corpi di Adamo ed Eva realizzatida Messina.

La tradizione classica nelle opere di Francesco Messina
Un altro gruppo scultoreo molto interessante è quello dei pugili. Piccole sculture in bronzo che Messina realizza tra il 1928 e 1932 e che riprendono un tema molto in voga in quegli anni. Anche in questi lavori si evince quanto Messina guardi i modelli del passato (ad esempio i mosaici con atleti delle Terme di Caracalla) esaltando l’armonia classica delle forme con elementi e dettagli contemporanei come i guantoni, i boxer e le scarpe. Tale linguaggio ci richiama alla mente una caratteristica essenziale della scultura di Messina, secondo cui la essa è come il tempo, qualcosa cioè caratterizzato da una perenne continuità e non da una frattura tra presente e passato. Allo stesso modo, secondo Messina, bisogna pensare alla scultura, considerata come un percorso che dall’antico fluisce naturalmente verso il contemporaneo.
Delizioso è il gruppo di ballerine che Messina raffigura in tutte le posizioni possibili e che evidenziano il campo di ricerca di quegli anni (fine Quaranta e inizio Cinquanta) incentrato sullo studio della figura femminile in movimento (luce, tensione muscolare, piani e volumi) e sul passaggio delle fasi naturali della donna (dall’adolescenza alla maturità).

I cavalli e la nuova attenzione al colore
Gli anni Sessanta invece rappresentano una nuova fase della ricerca espressiva di Messina che subisce il fascino della Pop art e che egli inaugura nelle sue opere con il ricorso al colore attraverso la tempera. Le sculture di questo periodo sono a tratti inquietanti, molto realistiche e caratterizzate da un’ossessione maniacale per il dettaglio. Con tali lavori Messina inizia una nuova fase artistica in cui il suo linguaggio esprime e reinterpreta mode, stili e gusti dell’epoca. Tra le sculture esposte, infatti, troviamo star come Anna Maria Ferrero, protagonista a quei tempi dello sceneggiato “Cime Tempestose”, le ballerine Carla Fracci e Aida Accolla e molti altri personaggi famosi.
A chiudere la mostra, l’ultima sala con un gruppo scultoreo di grande valore dedicato alle sculture monumentali di Messina. I soggetti raffigurati rappresentano cavalli nelle pose più strane e a tratti innaturali e i ritratti del cardinale Ildefonso Schuster e due bozzetti per il Monumento di PioXII che gli venne commissionato negli anni Sessanta e che lo portò alla ribalta nazionale.
Nella sala spicca la miniatura del cavallo di bronzo che tutti conosciamo benissimo e che oggi troneggia all’ingresso della sede RAI di Roma. Nel 1964, infatti, il vicedirettore della RAI, Marcello Bernardi, commissionò a Messina un grande cavallo in bronzo da installare nel giardino di ingresso di Viale Mazzini.

Se il post ti è piaciuto, metti “mi piace” sulla mia pagina facebook o “like” su questo articolo. Grazie!
Seguitemi anche su:
Instagram: https://www.instagram.com/sguardoadest/
Twitter: https://twitter.com/Sguardoadest1
Pinterest: https://www.pinterest.it/SguardoAdEst/_saved/
Linkedin: https://www.linkedin.com/in/sguardo-ad-est-blog-47545b1ab/detail/recent-activity/
Telegram: https://t.me/Sguardo_Ad_est
Facebook: https://www.facebook.com/sguardoadest
YouTube. https://www.youtube.com/channel/UCRltYIZk55MiHbw45taqHhg









Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
0 Comments