BrividoPop: le creazioni di Marco Innocenti 

BrividoPop Marco Innocenti

La chiesa di San Filippo Neri

BrividoPop alias Marco Innocenti l’ho scoperto per caso, passeggiando per Via Giulia a Roma. Ero con il naso all’insù, intenta a catturare con la macchina fotografica i dettagli dei meravigliosi palazzi storici che puntellano la via. Mi sono soffermata davanti alla splendida chiesa sconsacrata di San Filippo Neri per ammirarne il medaglione di stucco sulla facciata. In realtà non pensavo fosse sconsacrata e quindi mi sono precipitata all’interno senza prestare attenzione al piccolo cartello all’entrata che mi annunciava l’ingresso nel mondo di BrividoPop. E fu proprio un brivido quello che mi colse di sorpresa appena entrai. Ad accogliermi c’erano quadri, tanti quadri, particolarissimi, sparsi qua e là. Alcuni a terra al posto delle panche, altri nelle cappelle, altri al muro a far bella mostra di sé proprio come le pale degli altari delle chiese. 

BrividoPop, E gelo sia, 2022

BrividoPop: le creazioni di Marco Innocenti 

Mi sono guardata attorno spaesata ma terribilmente incuriosita per quello strano incontro, fino a quando Marco Innocenti non ha fatto capolino dalla sua postazione ed è venuto ad accogliermi. La chiesa di San Filippo Neri è il suo atelier.

Come una bambina nel paese dei balocchi non sapevo più dove guardare. Le opere di Marco Innocenti catturano immediatamente l’attenzione del visitatore. Sono belle, originali, fantasiose ma innanzitutto coinvolgenti. In ogni quadro c’è un personaggio, una pubblicità, un dipinto, un vip famoso, un attore che sono veri e propri miti di ieri e di oggi. In ogni quadro 

BrividoPop racconta una storia fatta di ricordi personali, incontri fortuiti, icone intramontabili e passioni, le stesse che certamente fanno parte del bagaglio di ognuno di noi e che Marco Innocenti riporta su tela, facendoci viaggiare con la fantasia e con i ricordi.

Ci vuole un lavoro lungo e meticoloso. Ogni immagine non è lì per caso, è ragionata, scelta con cura, e posizionata nel turbinio del contesto che alla fine crea un insieme davvero speciale. Arte e cinema la fanno da padrone. Molte figure dei suoi quadri si richiamano a grandi maestri del passato rinascimentale e barocco con cui l’autore dialoga in chiave pop. All’interno della splendida location, le opere moderne di Marco Innocenti si confrontano con l’eredità del passato attraverso suggestivi accostamenti con figure e personaggi iconici del cinema, dei fumetti, della pubblicità e dell’arte.

BrividoPop, Va Pensiero

La tecnica di Marco Innocenti è il collage, il collage digitale, che l’artista completa con il decollage, strappando parti di manifesto e attaccando piccole striscioline di carta qua e là per restituire l’effetto manuale tipico delle opere artigianali.

Non ho potuto fare a meno di intervistare l’autore e farmi raccontare qualcosa in più su BrividoPop. Ringrazio Marco Innocenti per la disponibilità e vi invito a sbirciare nel suo bellissimo studio galleria a Via Giulia 134.

Intervista all’autore

Salve Marco, lei è nuovo ai lettori di Sguardo ad Est. Ci può raccontare brevemente di cosa si occupa nella vita e quali sono le sue passioni?

Nel 1997 ho realizzato il mio primo manifesto cinematografico, e ora sono alle prese con il trecentocinquantesimo. Ma da oltre 15 anni ho iniziato anche a produrre dei collage digitali combinando manifesti cinematografici d’epoca con capolavori della pittura e della scultura, come se fossero manifesti strappati, sovrapposti e stratificati.

Quando sceglie i soggetti di un’opera da “assemblare”, gli accostamenti delle immagini seguono la fantasia oppure si attiene ad una sorta di tema, un fil rouge che ha in mente e che magari dà anche il titolo al quadro?

Una cosa non esclude l’altra; c’è sempre un tema, o meglio una storia più o meno nascosta che lo spettatore tira fuori e fa sua secondo la sua sensibilità e il suo vissuto. Ma la fantasia deve condurre tutto.

C’è un artista contemporaneo e uno del passato a cui si ispira per i suoi lavori? Cosa la attrae del loro linguaggio?

Mimmo Rotella. Dagli anni ‘50 per oltre mezzo secolo ha fisicamente strappato i manifesti dei film affissi in strada e li ha ricomposti su una tela esaltando la casualità e l’energia della carta strappata. Io uso strumenti digitali e mischio decine di immagini, ma parto dallo strappo rotelliano. 

Ma è vero che per i suoi quadri va in giro a strappare dai muri le locandine dei film che userà per le sue opere? E quale altra cosa bizzarra fa per creare opere così originali? Qualche altro segreto ce lo può svelare?

Sì, appunto, proprio come faceva Rotella. Prima fotografo i manifesti già strappati (atavica usanza romana) poi faccio una scorta di questi brandelli per un “condimento” finale, ovvero li incollo sulle tele stampate (in edizione limitata) per dare un pizzico di materia al prodotto finale.

Qual è l’opera a cui è particolarmente affezionato e perché?

BrividoPop, Ciccia Pop

Quelle che sto facendo e che stanno per “vedere la luce”. Prima di stampare un collage aspetto sempre qualche settimana in cui guardo, vedo e rivedo, controllo dettagli e valuto se il quadro è veramente pronto per diventare fisico ed entrare nel catalogo dei prodotti. 

Però se devo dare una risposta più concreta dico E gelo sia, immagine che ho riprodotto gigantesca sulla parete del mio studio galleria, una chiesa sconsacrata del ‘700 in una via storica di Roma. 

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