La finestra sul muro di David Pizzonia

La finestra sul muro di David Pizzonia

Il romanzo d’esordio dello scrittore David Pizzonia che racconta la Roma laterale e ruvida, lontana dall’iconica cartolina, cresciuta ai margini del centro e spesso anche dello sguardo comune.

La periferia romana

La finestra sul muro di David Pizzonia edito da Armando Editore è un libro tratto da una storia vera, ambientata tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80. Da una geografia umana e sociale ai margini, prende forma La finestra sul muro, un’opera intensa e profonda che restituisce il passaggio dall’infanzia all’adolescenza nella periferia romana attraversata da degrado, desiderio di appartenenza, solitudine, amicizia e riscatto.

Il protagonista, Dario, si muove in un Paese ancora segnato dagli ultimi echi degli anni di piombo, dalla diffusione dell’eroina e dall’incubo dell’AIDS, ma anche capace di accendersi ancora. Ecco allora che risuonano nell’aria le grandi emozioni collettive come i Mondiali dell’82, lo scudetto della Roma e le feste di quartiere. 

In questo scenario il romanzo di Pizzonia non si limita a rievocare un’epoca, ma la interroga. Lo scrittore, infatti, ci restituisce un racconto che ha il passo della testimonianza e la forza della denuncia. Dietro la formazione di Dario, infatti, si intravede una domanda più grande e ancora molto attuale: che cosa accade quando un ragazzo viene definito prima ancora di essere ascoltato?

Uno dei nuclei più forti del libro è, non a caso, la scuola. La famigerata “classe ghetto”, la sezione L, diventa il luogo in cui si concentrano pregiudizi, fallimenti educativi, paure degli adulti e fragilità dei ragazzi. Dario e i suoi compagni vengono bollati come ingovernabili, quasi fossero destinati a restare prigionieri di un’etichetta. Eppure, proprio lì, dove tutto sembra già deciso, entra in scena il professor Nicola Nardi, una figura capace di rovesciare la prospettiva. Nardi, infatti, non salva i ragazzi con una retorica consolatoria, ma offre loro uno spazio in cui misurarsi, sbagliare, riconoscersi e provare a diventare altro.

Come di consueto, ringrazio l’autore per questa bella intervista dalla quale sono emersi temi importanti su cui riflettere, molto attuali, affrontati con denuncia ma anche con molta tenerezza.

La finestra sul muro di David Pizzonia: intervista all’autore

Salve David, lei è nuovo ai nostri lettori, ci racconta brevemente di cosa si occupa nella vita e quali sono le sue passioni oltre alla scrittura?

Buongiorno, subito dopo aver prestato il servizio di leva ho iniziato a lavorare nella Grande Distribuzione e non ne sono più uscito… Naturalmente, grazie ad una enorme forza di volontà, alla passione sopravvenuta negli anni, ma anche grazie alle grandissime aziende dove ho lavorato e dove lavoro tuttora, alle quali mi sono legato molto.

Partiamo dal titolo, “La finestra sul muro”. Come è nata questa scelta e quale immagine voleva evocare nel lettore?

In effetti, il titolo che avevo pensato originariamente era “Ragazzi di strada”, ma non avrebbe espresso il vero significato della storia, che non racconta solo di strade. Inoltre, ho scoperto che esistevano già altri romanzi con lo stesso nome e non mi è mai piaciuto arrivare secondo… L’idea definitiva mi balenò durante l’estate del 2020, quando decisi seriamente di creare un romanzo da sottoporre all’editoria e trascrivendo il capitolo 4 rimasi folgorato dalla descrizione di quella finestra di una casa popolare di cui avevo scritto senza nemmeno rendermene conto prima.

Il libro racconta una periferia romana attraversata da degrado, emarginazione, piccoli espedienti e desiderio di riscatto. Secondo lei che cosa è cambiato, e che cosa invece è rimasto uguale nella stessa periferia di oggi?

Sono cambiate molte cose, a cominciare dalle famiglie dove difficilmente oggi esistono “casalinghe” o “casalinghi”; la società derivata nel consumismo più assoluto: prima non ti compravi un paio di scarpe nuove, le portavi dal calzolaio a far risuolare; oggi si cambiano cellulari solo perché ogni anno esce l’ultimo modello; i social media, poi, hanno creato l’illusione di avvicinare le persone, ma nella stragrande maggioranza dei casi le stanno isolando: dietro la tastiera molti si sentono leoni, ma non li stiamo educando abbastanza a ricevere dei “no” come risposta nel mondo reale. Per quanto riguarda il degrado, l’emarginazione e il resto, ecco, a mio avviso su questo è cambiato ben poco. Le periferie restano sempre periferie e il centro resta sempre il centro.

Il professor Nicola Nardi sembra incarnare un’idea di scuola fondata su ascolto, fiducia e valorizzazione dei talenti. Ha avuto nella sua vita un insegnante capace di cambiare il destino di una persona o di un gruppo?

Ho avuto il privilegio di averne incontrati diversi, donne e uomini e sì, penso che la scuola dovrebbe essere proprio questo: insegnamento, fiducia, valorizzazione e ascolto. I giovani, di qualsiasi epoca, hanno sempre bisogno di ascolto e di quella carezza quotidiana che gli fornisce motivazione. La situazione sociale attuale, in tutti i settori, sembra essersi diretta su un appiattimento verso il basso e aver abbandonato la strada della meritocrazia, che al contrario tendeva ad alzare il livello qualitativo, con l’alibi che questa è l’unica soluzione per l’integrazione. Senza alcuna polemica, non trovo giusto che lo stesso identico diploma spetti a studenti che hanno avuto compiti “tradizionali” e a quelli che ne hanno avuto di “facilitati” con sole interrogazioni programmate. In molti casi, il diploma ieri forniva più istruzione di una laurea oggi.

Il suo libro è tratto da una storia vera. Per orientare i lettori, come possiamo inquadrare la finestra sul muro? Si tratta di un’autobiografia oppure di una narrazione che attinge a un fatto reale che l’ha profondamente ispirata?

Non è un’autobiografia, ma di certo al suo interno trovano riscontro moltissimi episodi realmente accaduti a me o a persone a me vicine e sono stato costretto a tagliarne svariati, dato che le prime bozze del romanzo erano costituite da quasi 900 pagine. Giusto o sbagliato, mi sono assunto la responsabilità di lasciarne alcuni apparentemente irrilevanti, come quello del goniometro, dei drink offerti in bisca o della sportellata del Porsche – mi fermo subito per non spoilerare altro – che in realtà esprimono perfettamente il cuore della storia.

Se un ragazzo o una ragazza di oggi leggesse La finestra sul muro, quale domanda vorrebbe che si facesse alla fine del libro?

Quali altri titoli ha pubblicato Pizzonia? Scherzo.

Sarei orgoglioso se si chiedessero ad esempio: “Cosa sto facendo io per i miei amici, per la mia ragazza, per aiutarli, per vederli felici, per salvarne qualcuno, almeno uno? E per il futuro? Cos’è l’amore?” Da certe situazioni si può uscire, a testa alta, con sforzi immensi, cambiamenti, rinunce anche dolorose e fatica, tanta fatica, ma se necessario bisogna alzare la mano e chiedere aiuto. Non siamo soli: c’è sempre qualcuno che ci ama disposto ad aiutarci.

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