Roma Adagio di Francesco Erbani

La città eterna, la città quotidiana
Roma Adagio di Francesco Erbani edito da Enrico Damiani Editore è una passeggiata suggestiva alla scoperta della Città Eterna e dei suoi luoghi insoliti, curiosi e ricchi di storia. Il libro ci invita a “gustare” adagio una Roma sommessa, quella silenziosa, quella della quotidianità e quella fuori dagli itinerari stereotipati.
Francesco Erbani in questo splendido libro ci accompagna a riscoprire tutta Roma, dal 753 a.C. al 1950, con l’obiettivo di tralasciare ciò che è già stato detto e stradetto.
Il libro è pensato per il romano poco attento e il visitatore appassionato che hanno voglia di riscoprire la città attraverso palazzi, chiese, musei, parchi da perlustrare con consapevolezza, come ci indica l’autore nell’introduzione del testo.
I tracciati indicati nel libro sono stati selezionati sulla base del gusto personale di Francesco Erbani, così come i luoghi di ristoro. Vi aspetta, quindi, un viaggio davvero unico e originale.

Roma adagio di Francesco Erbani fa parte della collana “gli adagi”, ideata dalla curatrice Teresa Monestiroli, che a tal proposito dice:
«L’Adagio è uno stile di vita: un incedere lento per le strade dell’esistenza che diventa un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo dentro e fuori di sé, riordinare i pensieri e tornare a stupirsi di fronte a luoghi che spesso abitiamo distrattamente».
Di “adagi” nel ho parlato in alcuni articoli quando ho intervistato gli autori di Napoli Adagio, Milano Adagio e Venezia Adagio.
Ringrazio come sempre l’autore per questa sua bella intervista che ci ha messo parecchio in curiosità. Certamente lo seguiremo nei suoi percorsi inusuali alla scoperta, adagio, dei luoghi meno conosciuti della città in un racconto che si preannuncia appassionante e ricco di storie da interiorizzare.
Roma Adagio di Francesco Erbani
Salve Francesco, lei è nato a Napoli ma vive a Roma da molti anni. Scrivendo Roma Adagio, le è venuta in mente qualche similitudine suggestiva con Napoli? Qualcosa anche di insolito che le accomuna?
Direi di no. Sono città che tengono molto ai propri caratteri distintivi. Sono città vicine, ma è come se si voltassero le spalle. I tanti napoletani che sono andati via da Napoli hanno messo più radici a Milano e a Torino, che a Roma. A Roma ce ne sono, ma sono poco riconoscibili. La gran parte dei napoletani può vantare nonni napoletani, cosa che non accade a Roma. E questo rende le due città molto diverse, Napoli segnata da una continuità antropologica, Roma da un mescolamento costante. Roma ha un’estensione territoriale più di dieci volte superiore a quella napoletana, il suo centro si va svuotando di residenti ormai da decenni, residenti che si spostano verso il Grande raccordo anulare e anche oltre, per cui la città si sparpaglia. A Napoli c’è molta più attrazione per la densità abitativa. Per quanto poi riguarda i luoghi delle due città, faccio fatica a rintracciare similitudini. È certo una banalità, però ho visto panni stesi ad asciugare in alcuni cortili milanesi o in molte calli veneziane, ma non a Roma.

C’è un luogo, una statua o un panorama che approfondisce nel libro e che le è particolarmente caro? Se sì, perché?
MI sono molto cari i luoghi di Roma in cui è presente l’acqua. Roma è una città d’acqua. Ha il mare, anche se lontano dal centro, ha due fiumi, il Tevere e l’Aniene, e poi una fitta rete idrografica che un po’ emerge e un po’ è sotterranea, ma che determina la morfologia di tante zone della città. Inoltre l’acqua si accompagna molto spesso al verde e ai reperti archeologici. Il primo impatto di chi viene a Roma da sud è con gli acquedotti d’epoca romana. A molti appaiono come un segno di benvenuto. E poi ci sono le fontane e persino i nasoni, le fontanelle cilindriche che gettano acqua da un rubinetto che sembra, appunto, un naso. Sono un oggetto fra i più familiari nelle strade della città, sono gratuiti, a disposizione di tutti e sono un promemoria del ruolo svolto dall’acqua in città.
Ho una domanda che potrebbe essere una contraddizione in termini, ma forse mi sbaglio. “Roma Adagio” è un testo pensato anche per i turisti “mordi e fuggi”?
No. L’intenzione del libro e della collana che lo ospita è diversa. Una città raccontata per chi va adagio si rivolge a chi ha pazienza e curiosità, aderisce all’essenza della dimensione urbana che è fatta di tante cose e non solo di quelle belle da vedere. Queste ci sono, ma c’è anche altro. Come recita il sottotitolo, c’è la città eterna e c’è la città contemporanea, quella quotidiana, che vive e anche quella che fa fatica o che lotta. È un racconto che si rivolge a chiunque, romano o visitatore, basta che vada adagio e che non abbia già in testa itinerari stereotipati.
Lei si occupa di inchieste sul degrado urbanistico e ambientale del territorio italiano. In Roma Adagio c’è qualche luogo di grande bellezza o di rilevante importanza culturale in stato di degrado che lei cita?
È in pericolo il laghetto ex Snia, in via Prenestina, spuntato una trentina d’anni fa in un’area industriale dismessa, dove si voleva costruire un centro commerciale e che viene tuttora difeso dagli abitanti che lo apprezzano quale luogo di straordinaria biodiversità, di socialità e di svago. Rischiano poi tante parti delle mura Aureliane, rischiano l’abbattimento alcuni villini primi Novecento. Ma non c’è solo il rischio del degrado fisico: il centro storico rischia di essere stravolto perché troppo piegato dall’economia turistica, che modifica il tessuto commerciale e quello residenziale, oltre a tenerlo quotidianamente in ostaggio.
Francesco Erbani, nato a Napoli nel 1957, vive a Roma da oltre quarant’anni. Per venticinque anni caposervizio delle pagine culturali a “la Repubblica”, attualmente collabora con “Internazionale” e “L’Essenziale”. Insegna Giornalismo ed è autore di numerosissimi saggi tra cui alcuni su Roma come Roma. Il tramonto della città pubblica (Laterza 2013) e Roma disfatta con Vezio De Lucia (Castelvecchi 2016).










Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
0 Comments