La grazia e l’eleganza di “Psiche svenuta” dello scultore Pietro Tenerani alla GNAMC

Psiche svenuta di Pietro Tenerani

Storia di un successo strepitoso

“Psiche svenuta” (1869) dello scultore Pietro Tenerani (Carrara 1789-1869 Roma) è considerato uno dei massimi capolavori del purismo italiano. Anche per i non addetti ai lavori è immediatamente percepibile come alla perfezione formale dell’opera lo scultore abbia voluto dare un alito di umanità attraverso elementi di delicatezza e phatos, tipici della sensibilità romantica di cui Tenerani era un fantastico esponente.  

La scultura potete ammirarla alla Galleria di arte moderna e contemporanea di Roma, dove troneggia al centro della Sala dell’Ottocento. Qui dialoga in contrapposizione con  il ritratto della donna fatale incarnato nel dipinto Gorgone di Giulio Aristide Sartorio [FIG.1] e nel  Ritratto di Jane Morris di Dante Gabriel Rossetti [FIG.2] . 

[FIG.1] Alle spalle della statua: Gorgone di Giulio Aristide Sartorio

“Psiche svenuta” di Tenerani, infatti, è delicata, elegante e tenera. Il corpo è quello di un’adolescente, seminuda, nel momento immediatamente prima dello svenimento. Tenerani la coglie magistralmente nell’attimo in cui le forze le vengono meno e si abbandona alla morte eterna. Nelle mani dello scultore carrarese, il marmo freddo si trasforma in materia viva, pulsante, ci sembra quasi di percepire l’esalazione dell’ultimo respiro da parte della giovane. 

L’opera ottenne un successo strepitoso e, come altre, ebbe tante “sorelle”. La scultura fu richiestissima, non solo in Italia, ma anche all’estero. Tenerani, pare, che ne abbia fatto numerose copie di cui una all’Ermitage di San Pietroburgo, che ho avuto il piacere di ammirare in tutta la sua bellezza!

La scultura ritrae una giovane alata, seduta su uno sperone di roccia con il busto leggermente inclinato accentuato anche dalla posizione del collo. E’ seminuda e i fianchi sono parzialmente coperti da un drappo. Accanto a lei la boccetta dal quale fuoriesce il liquido mortale. La figura è colta proprio nel momento che precede lo svenimento.

Tenerani studiò in modo approfondito la posizione del corpo così come l’espressione del volto che doveva essere immortalato con le palpebre semichiuse e con la bocca intenta ad esalare l’ultimo respiro.

La musa ispiratrice di Tenerani: Vittoria Caldoni

La critica è abbastanza concorde nell’affermare che l’opera fu realizzata utilizzando la stessa modella che aveva posato per la sua precedente opera, “Psiche abbandonata” (1816) anche questa, come diremmo oggi, un successone. 

[FIG.2] difronte alla statua: Ritratto di Jane Morris di Dante Gabriel Rossetti. 

La modella era con ogni probabilità la giovanissima Vittoria Caldoni, una fanciulla di Albano la cui vita venne stravolta improvvisamente dal pittore dilettante e diplomatico, August Kestner che la incrociò durante una delle sue tante passeggiate ai Castelli Romani. La guardò e rimase folgorato dai lineamenti classici del viso e delle forme del corpo. L’ammirazione nei confronti della ragazza era puramente estetica: Vittoria incarnava l’esempio della purezza classica a cui anelavano i pittori aderenti alla corrente del Purismo.

Da quel momento, la ragazzina si trovò catapultata in un mondo che non le apparteneva. Sradicata dalle sue radici, iniziò a frequentare gli atelier dei pittori romani per poi passare a quelli di mezza Europa. Vittoria incarnò per decenni lo stereotipo della bellezza italica arcaica e spirituale.

Vittoria sposò il pittore russo Grigorij Lapčenko e si trasferì definitivamente in Russia nel 1840.

L’episodio delle “Metamorfosi” di Apuleio (libro IV, V e VI)

“Psiche svenuta” di Pietro Tenerani si ispira all’episodio che appartiene al momento più drammatico della favola di Amore e Psiche narrata da Apuleio. Dopo aver tradito il divieto di guardare il volto dell’amato, Amore figlio di Venere, Psiche che è una fanciulla mortale, trasgredisce alle condizioni imposte dalla suocera, perché terrorizzata dall’idea di avere accanto a sé un mostro. Scopre, però, di aver sposato un bellissimo ragazzo. Trasgredito il divieto, Amore la lascia e Venere la costringe a sottoporsi a prove crudeli. 

Psiche riesce a superarle tutte anche quella che la costringe ad andare negli Inferi da Proserpina per mettere in un vaso un po’ della sua bellezza. Psiche riesce nell’impresa, ma sulla via del ritorno cede alla curiosità e al desiderio di apparire più bella agli occhi di Amore e apre il contenitore. Credendo di trovarvi un dono di grazia scopre invece una sostanza che la avvolge all’istante in un sonno mortale, denso e invisibile. È proprio questo attimo sospeso che Tenerani traduce nel marmo: non la morte, ma l’abbandono fragile di una giovane sopraffatta dal proprio destino. 

Come nel caso dei libri, che a volte offrono diversi livelli di lettura, anche per la scultura di Tenerani c’è un altro livello di lettura. Psiche giace su un piano in salita che indica la sua provenienza dagli Inferi e che diventa il simbolo dell’immagine del difficile cammino dell’uomo e della sua anima umana.

Eppure, la storia non finisce qui: grazie all’aiuto compassionevole di Giove che la risveglia, i due giovani si riavvicinano e il loro amore sarà suggellato dalla nascita della figlia Voluttà. 

La commissione di “Psiche svenuta” di Pietro Tenerani

Pietro Tenerani realizzò “Psiche svenuta” dopo il successo della scultura in gesso “Psiche abbandonata” oggi a Palazzo Pitti a Firenze. L’opera in gesso fu presentata a Palazzo Cafarelli a Roma nel 1819 nell’ambito della mostra degli artisti tedeschi. La contessa Carlotta de’ Medici Lenzoni ne rimase affascinata e chiese allo scultore italiano la stessa opera ma in marmo. Il successo fu tale che secondo Oreste Raggi, il biografo di Tenerani, lo scultore carrarese ne eseguìcirca 12 copie. 

L’opera che ammiriamo alla Galleria di arte moderna e contemporanea di Roma è stata realizzata da Tenerani nel suo ultimo anno di vita. La scultura era conservata nel Palazzo Tenerani a Roma e poi donato dal figlio di Tenerani, Carlo, alla Galleria

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