“LIVING! Julian Beck pittore” a Trastevere nel nuovo spazio espositivo RIPENSE

Julian Beck a trastevere

Foto di copertina, Julian Beck dipinge il fondale di The Yellow Methuselah, Roma 1982, Foto Ira Cohen |© Archivio Living Theatre Fondazione Morra, Napoli

RIPENSE ospita l’artista americano Julian Beck

Fino al 14 novembre 2026 è possibile ammirare gratuitamente “LIVING! Julian Beck pittore” a Trastevere presso RIPENSE, il nuovo spazio espositivo dell’Accademia Nazionale di San Luca.

La mostra è l’occasione per apprezzare ed esplorare un aspetto poco noto dell’artista, quella di Beck pittore.

Ma chi era Julian Beck? Julian Beck (New York, 1925–1985) fu pittore, attore, regista, poeta e cofondatore, con Judith Malina, del Living Theatre. Nato artisticamente nel clima dell’Espressionismo astratto, una delle esperienze decisive dell’arte contemporanea del secondo dopoguerra, trasformò presto la ricerca visiva in un teatro radicale, collettivo e aperto alla partecipazione del pubblico. Pacifista e anarchico, concepiva l’arte come uno strumento concreto di libertà e cambiamento sociale. Nella sua opera, pittura, parola, corpo e scena non furono linguaggi separati, ma parti di un’unica esperienza capace di fondere creazione e vita.

Julian Beck a Trastevere: focus sulla mostra

“LIVING! Julian Beck pittore” a cura di Lorenzo Mango in via Ripense 6 a Trastevere è l’occasione per partecipare alle suggestioni offerte da un artista che per tutta la sua carriera ha cercato di forzare i confini dell’opera.

Il percorso riunisce circa quaranta dipinti e disegni realizzati tra il 1944 e il 1958. Accanto alle opere sono presenti fotografie, manifesti, bozzetti, inviti, costumi di scena, documenti e videoproiezioni che ampliano il racconto dell’artista. La “crudezza del mondo”, che Beck voleva trattenere, entra nella tela attraverso materiali quotidiani, attriti cromatici e ritmi irregolari. Guardandoli, si intuisce come il futuro uomo di teatro stesse già costruendo uno spazio di tensione, partecipazione e libertà.

Julian Beck, 1947 
© Archivio Living Theatre Fondazione Morra, Napoli

Ogni elemento esposto mostra come pittura, parola, corpo e azione politica appartenessero allo stesso impulso creativo e come la location scelta dia forza ai suoi lavori. Infatti, i grandi volumi di RIPENSE, l’ ex deposito di profilati ferrosi con travi d’acciaio a vista, conferiscono uno slancio particolare a tutti i  lavori di Beck in esposizione.

Come ha specificato il curatore Lorenzo Mango:

“Quella di Julian Beck è una figura veramente unica nel panorama artistico del Novecento. Il teatro, ma in termini più generali l’arte, erano pensati da Beck in un’intima fusione con la vita. L’artista era un pensatore di futuro, impegnato a immaginare quadri, spettacoli ma ancora di più mondi. La sua visione anarchica si tradusse in una scelta di vita che metteva al centro l’esperienza pacifista e un immaginario utopico. Tutto questo, prima ancora del teatro, si realizza nella pittura, una zona meno conosciuta del suo lavoro, eppure fondamentale perché ne rappresenta le premesse. Questa mostra, la prima storicizzazione del suo percorso di pittore, ne rende finalmente leggibili l’identità e gli sviluppi interni”.

La pittura invade la scena: il fondale di settanta metri

Per lo spettacolo The Yellow Methuselah, Julian Beck creò un’opera mastodontica, un fondale di 70 metri di lunghezza e 5 metri e mezzo di altezza. Non si trattava di un elemento decorativo ma di un pannello mobile che veniva fatto scorrere nello spazio teatrale in modo che la pittura potesse dialogare con i corpi e i movimenti degli attori. (Foto di copertina, Julian Beck dipinge il fondale di The Yellow Methuselah, Roma 1982, Foto Ira Cohen |© Archivio Living Theatre Fondazione Morra, Napoli)

Julian Beck, fondale

Per la realizzazione del pannello, Beck si ispirò a Kandinskij (e anche un po’ a Pollock), riprendendo l’amore originario per la pittura prima del suo impegno totale nel teatro.

La mostra, quindi, non è soltanto la riscoperta di un Beck “prima” del teatro. È l’occasione per vedere come nasce un linguaggio e come nelle tele si addensano le domande che poi esploderanno sulla scena. 

Julian Beck: dipingere, amare, disobbedire

Self portrait, 1942
Olio su tela, cm 101,5×76
Foto Andrea Veneri | © Archivio Living Theatre Fondazione Morra, Napoli

Nato a New York nel 1925, Beck lascia Yale a diciotto anni perché non vuole più “servire ciò in cui non crede”. Torna in città per dipingere e scrivere, entra nell’orbita dell’Espressionismo astratto e nel 1945 espone all’Autumn Salon di Peggy Guggenheim accanto a figure come Jackson Pollock e Mark Rothko. Nello stesso periodo incontra Judith Malina: il loro sodalizio affettivo, artistico e politico durerà tutta la vita. Insieme fondano il Living Theatre nel 1947 e trasformano il teatro in un luogo di libertà, pacifismo e disobbedienza civile. 

Arresti, chiusure, l’esilio europeo e la vita comunitaria non sono episodi laterali, ma il prezzo di una scelta radicale: fare coincidere arte e vita. Nel 1983 gli viene diagnosticato un cancro; continua però a progettare e scrivere fino alla morte, nel 1985, a sessant’anni.

La mostra è realizzata in collaborazione con la Fondazione Morra di Napoli, che ha costituito l’Archivio Living Theatre. 

Oggi l’Archivio, che conserva il più importante corpus di opere pittoriche e documenti di Julian Beck, è ospitato presso Palazzo Prospero Morone a Caggiano (Salerno) ed è tutelato dal Ministero della Cultura (MIC) – Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, Direzione Generale Archivi, Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania.

Il catalogo completa la visita con saggi, riproduzioni delle opere e un’intervista inedita a Beck del dicembre 1984.

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