“Il Tarpato: la vita e le opere” a cura di Tiziana Capocasa

Il tarpato Tiziana capocasa

2025: cento anni dalla nascita del Tarpato

Il Tarpato: la vita e le opere è l’ennesimo e impareggiabile contributo della giornalista Tiziana Capocasa alla memoria e all’opera del pittore grottammarese Giacomo Pomili, in arte “Il Tarpato” (1925 – 1997).

Il lavoro instancabile di Tiziana Capocasa si è concretizzato negli anni in numerose iniziative a sostegno della memoria ma innanzitutto della produzione artistica di Giacomo, un pittore lasciato per troppo tempo ai margini del panorama artistico. 

Per tutto il 2025, in occasione del centenario dalla sua nascita, Grottammare (AP) si è animata con una serie di iniziative volte allo studio e alla scoperta del Tarpato. Tra le tante ricordo la Mostra antologica ( La pittura del Tarpato presso lo Spazio K/Sala Kursaal), la prima monografia dedicata al Tarpato, un calendario e diverse tavole rotonde. 

Il Tarpato: la vita e le opere a cura di Tiziana Capocasa

Il libro di Tiziana Capocasa è un lavoro di grande pregio, perché ricco di materiali preziosi, testimonianze, ricordi personali, saggi critici, curiosità, aneddoti e splendide fotografie. La giornalista ricostruisce, attraverso una biografia inedita, le sensazioni e i ricordi di chi ha conosciuto Giacomo e di chi ne ha studiato i lavori, restituendoci una storia personale e artistica che sembra uscita da una fiaba, ma senza lieto fine. 

Il racconto di chi ha incrociato il suo sguardo e raccolto le sue poche parole appare come sospeso in un’atmosfera da sogno, proprio come i quadri di Giacomo. Molto è lasciato all’immaginazione, alle sensazioni e alle emozioni di chi lo ha conosciuto, studiato e “vissuto”. 

Giacomo parlava poco, era schivo con la gente, forse per paura di aprirsi, di svelarsi all’ “uomo”, che per sua natura è crudele. Lui, anima pura, semplice, era fortemente ancorato al Paese Alto di Grottammare, che lo aveva accolto fin dalla nascita e che in qualche modo era anche diventato, però, la sua prigione. 

Come evadere da un luogo a cui si è legati in maniera viscerale? Con la fantasia, con l’immaginazione. E la pittura gli venne in soccorso, lo accolse e lo tranquillizzò. E’ a lei che Il Tarpato confidava le sue sofferenze e i suoi tormenti, ed è a lei che consacrò il suo cuore e il suo tempo. 

Nel libro di Tiziana Capocasa si sgrana ogni momento della vita di Giacomo non solo come pittore, ma soprattutto come uomo. Il testo è un faro sulle emozioni del Tarpato, sul mondo interiore, sempre parzialmente svelato ai più e gelosamente custodito. Ecco perché Giacomo non amava vendere i suoi quadri. Questi erano il suo diario segreto a cui affidare gioie ed emozioni, una cosa così personale da non poter mai cedere ad alcuno. 

Il Tarpato, Il trapasso di Lupo nel sogno, 1970, olio su tela, Museo Il Tarpato, Grottammare (AP)

I temi delle opere

Come ho scritto in diverse occasioni, mi sono innamorata dei quadri del Tarpato quando li ho ammirati al Pase Alto, nel Museo a lui dedicato e curato nell’allestimento proprio da Tiziana Capocasa. Rimasi folgorata all’istante e subito compresi che si trattava di un’artista fuori dagli schemi e dalle etichette. 

È pura emozione quella che trasmettono le sue opere. 

Alla percezione dell’osservatore,  il messaggio personale del Tarpato è pura energia che si sprigiona attraverso il turbinio dei colori che tutto generano, fuorché caos. Ciò che vediamo è pura armonia. E’ questo quello che sento quando ammiro il Tarpato. Armonia.

Le barche, le case arroccate sbilenche, gli alberi e gli uccelli onnipresenti, il fedele cane Lupo, la chiesa del Paese, il sole con lo sguardo vivo puntato sulla scena e le stelle dalle punte variabili, raccontano leggende locali, momenti sacri e turbamenti personali. Tutto ciò che colpisce emotivamente Il Tarpato viene reinterpretato nei suoi quadri attraverso il filtro dell’immaginazione. Anche ciò che è buio e doloroso si trasforma sotto il suo pennello in luce vibrante e in dense immagini di uomini, cose e animali. Tutto pulsa di vita.

Il Tarpato, Papa Giovanni a Venezia, 1964, Collezione Santori, olio su tela

Il caos dell’armonia

I temi dei suoi dipinti sono quasi sempre gli stessi, perché è la sua quotidianità che stimola la vena creativa di Giacomo. Quando andrà Roma non potrà esimersi dal rappresentare ciò che di grandioso aveva colpito i suoi sensi e la sua anima: il Colosseo e San Pietro. Ma sarà sempre il Paese Alto di Grottammare il suo punto di riferimento. 

La mancanza di una scuola inevitabilmente gli imponeva una limitazione tecnica che Il Tarpato superava con paesaggi onirici, sempre nuovi e diversi nonostante gli stessi soggetti. 

Ogni volta che guardo con attenzione un quadro di Giacomo ho la sensazione di vedere la sua mano lenta che accarezza la tela con strisciate generose di colore ora orizzontali, ora verticali ora ondulate (nette e chiarissime in quasi tutti i quadri). E’ come se quel gesto gli procurasse una sorta di ninnananna accogliente, al riparo dalla cattiveria e dalla sfortuna, un abbraccio materno che comunque protegge anche durante i sogni terribili. La tela accoglieva i suoi incubi ricorrenti, i suoi patimenti, ma al contempo gli restituiva pace e serenità; solo con lei si sentiva protetto e al sicuro. 

In occasione dei 100 anni dalla nascita dell’artista Giacomo Pomili in arte “Il Tarpato”, Tiziana Capocasa gli dedica un libro ricco di materiali preziosi. Tra ricordi personali, saggi critici, curiosità e aneddoti, la giornalista ripercorre, attraverso una biografia inedita, la vita e le opere del pittore grottammarese.  
Ringrazio Tiziana per aver inserito un mio contributo all’interno del libro. E’ stato un onore rendere omaggio, con le mie sensazioni, a un artista che merita un approfondimento più accurato da parte degli studiosi.
Il Tarpato, Papa Giovanni XXIII nella gloria del Paradiso, 1967, dipinto su lenzuolo, Museo Il Tarpato (Grottammare)

Una vita dolorosa

Giacomo Pomili è stato sfortunato fin dall’adolescenza. Nel Tarpato: la vita e le opere, Tiziana Capocasa ripercorre i momenti salienti della sua vita nella Biografia in Breve, che in un solo colpo d’occhio ci restituisce un quadro completo e doloroso: a 17 anni si ritrova con il padre paralizzato per un incidente sul lavoro;  a 22 entra in Ferrovia con la mansione di guardalinee che lo predisporrà alla futura malattia; a 36 anni inizia a dipingere e a 37 viene colpito da tubercolosi e ricoverato in sanatorio; a 40 anni va in pensione per invalidità; dal 1971 (intorno ai 46 anni) inizia a dipingere con costanza e a partecipare a una serie di mostre sostenuto dal fratello Gabriele, che gli starà accanto fino alla morte della moglie nel 1977; a 76 anni smette di dipingere e sprofonda in una lunga depressione. Morirà sette anni dopo nel 1997 e due anni dopo lo seguirà il fratello Gabriele. 

Tutti i contributi presenti nel libro, magistralmente collezionati da Tiziana Capocasa, fanno luce sull’uomo Giacomo oltre che sul pittore. Ringrazio Tiziana per aver inserito il mio contributo nel suo libro. 

Il Tarpato: la vita e le opere a cura di Tiziana Capocasa, così come tutte le iniziative del 2025 hanno certamente contribuito a mantenere vivo l’interesse per questo pittore un po’ bistrattato da critici e compaesani. Confidiamo che il 2026 porti nuova luce sui suoi lavori in attesa del posto che merita all’interno del mondo (“sistema”?) dell’arte, sperando anche nella giusta attenzione da parte di critici e studiosi.  

Foto di copertina: Il Tarpato, Grottammare nel cuore del cacio, 1972, Collezione privata, olio su tela

0 Comments

Leave A Comment

You must be logged in to post a comment.

Translate »