I dettagli, se ben articolati, diventano simboli

Non sottovalutate i dettagli del vostro romanzo, perché posso generare potenti simboli e articolare la lettura su più livelli
Il processo di metabolizzazione
I dettagli, se ben articolati, possono diventare simboli. Inizialmente non sono chiari neanche allo scrittore, ma via via che il processo di revisione del manoscritto va avanti iniziano a emergere parole superflue, concetti poco chiari, punti deboli e parole ricorrenti. E’ proprio su queste ultime che lo scrittore deve drizzare le antenne.
A volte il simbolo nasce in modo spontaneo, per pura casualità, magari nel corso di una lettura più approfondita del proprio testo e non è detto quindi che sia sempre costruito a tavolino. La capacità dello scrittore è quella di individuarli e poi di iniziare un lavoro certosino e rivolgere ad essi la propria attenzione. Una volta individuato il simbolo, lo scrittore deve essere in grado di proporlo al lettore in modo velato, quasi accidentale, contestualizzandolo il più possibile in modo da conferirgli la potenza evocativa desiderata e poi lasciare che il lettore lo metabolizzi. Mi spiego meglio.
Un dettaglio, un particolare che ritorna può diventare un simbolo. Un simbolo, però, che non espliciteremo mai, nero su bianco, e che nella mente del lettore evocherà un tema, un’idea, un pensiero, un’associazione. Ogni scrittore dovrebbe lavorare sul proprio romanzo con l’obiettivo di stimolare una lettura su più livelli per accrescere il significato della propria storia. I dettagli, i particolari di una determinata immagine o descrizione devono guidare il lettore ad una visione più ampia rispetto a quella stessa immagine o descrizione. Bisogna orientare i lettori verso nuovi livelli che si discostano da quello puramente descrittivo.

Mi chiarisco meglio con alcuni esempi ma prima voglio introdurvi il mio ospite, la scrittrice Giulietta Fabbo, autrice dell’Albero di nespole edito da PAV edizioni. La Fabbo ha scritto un romanzo storico e ci parlerà non solo del suo punto di vista sui particolari che si trasformano in simboli, ma anche quali e quanti ne ha usati nel suo romanzo. Ricordo che ho avuto già il piacere di intervistare per la testata Cinquecolonne Magazine (intervista qui) l’autrice, quindi vi indico nel testo dell’articolo anche il link per ulteriori approfondimenti.
La prima domanda che faccio all’autrice è:
Molti scrittori lavorano sul proprio romanzo con l’obiettivo di stimolare una lettura su più livelli per accrescere il significato della storia. E’ una strada che percorre anche lei? Ci racconta il suo punto di vista in proposito?
Sì, anche io ho creato nel mio romanzo la lettura su due livelli. Intanto perché il romanzo è un romanzo storico e di conseguenza il primo livello di lettura ha a che fare appunto con il contesto storico in cui la storia si evolve, che è il Novecento. Il tentativo di questo primo livello è quello di descrivere i vari mutamenti che si sono verificati all’ interno di questo secolo e che hanno cambiato la vita, i rapporti, i legami personali. Di cambiamento in cambiamento quindi si può notare la trasformazione proprio delle relazioni personali e questo è il primo livello di lettura.

Un secondo livello di lettura è invece il messaggio principale che è affidato al protagonista. Il messaggio che ho voluto affidare al romanzo attraverso la storia del protagonista è cioè l’idea che qualsiasi sia la strada sulla quale la vita ci ha collocato, anche se questa strada non è stata scelta da noi, anche se avremmo preferito vivere in un altro luogo, in un altro modo, ognuno ha il diritto di essere una persona felice. E quindi in qualsiasi contesto, in qualsiasi luogo ci troviamo a vivere abbiamo comunque la possibilità di ritagliarci e di scegliere la nostra direzione, e lungo quella strada trovare la nostra dimensione di serenità.
Ecco, la scrittrice Giulietta Fabbo ci ha spiegato come ha utilizzato i simboli e la lettura a più livelli. Entriamo ora nel vivo e vi propongo due esempi tratti dalla letteratura che ci fanno capire esattamente di cosa stiamo parlando
Come la pensa Stephen King
In merito ai potenziali simboli lo scrittore americano.
[…] Non è obbligatorio che il simbolo sia una faccenda astrusa e cervellotica. E non deve nemmeno essere creato consapevolmente, con una specie di tappeto ornamentale su cui piazzare il mobilio della vicenda. […]
[…] Quando la rilessi (bozza di Carrie) in occasione della seconda stesura, notai che i tre momenti cruciali erano contrassegnati dalla presenza del sangue: l’incipit della storia (a quanto pare i poteri ce telecinetici di Carrie vengono scatenati dal primo ciclo mestruale) il suo acme (lo scherzo che causa la furia della ragazza durante il ballo è incentrato su un secchio colmo di sangue di maiale) e l’epilogo (Sue Snell la liceale che cerca di aiutare Carrie, scopre di non essere incinta, una sua speranza insieme un suo timore quando gli arrivano le mestruazioni)
[…] Quando rileggete il dattiloscritto o ne parlate con chi vi pare, vi accorgerete di potenziali simboli. Se non ce ne sono, lasciate perdere. Se invece ne trovate […] non indugiante. Portateli alla luce. Se non ci provate siete dei babbuini.
Ci tengo inoltre a precisare che il simbolo non va affatto descritto.
Flannery O’Connor ce lo ricorda:
[…] Se ti metti a scrivere il significato di un simbolo che ricorre nel libro come la galleria finisci subito per porre dei limiti mentre un simbolo dovrebbe andare più in profondità tutto dovrebbe avere un significato più ampio… […]
I dettagli, se ben articolati, diventano simboli
Prendo a prestito il meraviglioso romanzo di Collins, La donna in bianco, per esplicitare meglio il tema del particolare, del dettaglio che diventa simbolo. All’interno del romanzo gran parte delle vicende si svolgono nella casa delle protagoniste Limmeridge House. E’ una tenuta immersa nel verde che l’autore non si stanca mai di descrivere nei minimi dettagli. La casa è ovattata nella natura; è qui che le sorelle hanno passato la loro infanzia felice; è qui che Laura si innamora dell’uomo della sua vita. Limmeridge House diventa un simbolo, il simbolo della tranquillità, della sicurezza, della natura e bellezza. La dimora inoltre viene spesso descritta in contrasto con Blackwater, la dimora del perfido Sir Percival Glyde. Blackwater, a differenza di Limmeridge, è circondata da alberi e non da giardini spaziosi e costellati di fiori. Anche il lago è descritto in termini cupi e inquietanti. A Limmeridge House invece si è deliziati dal canto degli uccelli e non ci sono i serpenti e i topi che si muovono sui terreni di Blackwater.

Le ambientazioni, nel caso specifico, ad esempio, hanno un forte valore simbolico, perché come nel caso del romanzo appena descritto, rimandano ai luoghi della memoria dove gli ambienti dell’infanzia hanno un posto cruciale nella vita dei personaggi. I simboli inoltre, possono anche rappresentare il luogo del conflitto o della trasformazione del personaggio, come ci spiegherà meglio la nosra ospite Giulietta Fabbo.Come possiamo non ricordare Anna Karenina di Tolstoj e il ruolo fatale che assume la stazione, un luogo ricco di significati che, peraltro apre e chiude il romanzo.
Se ci spostiamo dai luoghi alle persone, possiamo per esempio far diventare un simbolo il nervoso attorcigliare una ciocca di capelli di un personaggio. Gli facciamo compiere questo gesto quando, ad esempio, è imbarazzato perché si parla di un argomento per lei increscioso come il sesso, dal momento che noi sappiamo che la protagonista da bambina è stata molestata, e via dicendo.
Finisco qui e do l’ultima parola alla nostra ospite, Giulietta Fabbo, poi vi anticipo qualche informazione relativa alla sinossi e alla vita dell’autrice.
Alla scrittrice ho fatto la seguente domanda:
Nel suo romanzo, L’albero di nespole, lei ricorre ai simboli. Ci fa qualche esempio?
Nel mio romanzo ricorro a simboli fin dal titolo. Quest’ultimo fa riferimento all’albero di nespole, che è il simbolo della memoria storica, il segno che rappresenta il trascorrere del tempo, le generazioni che si susseguono, nonostante ciò rimane un albero a raccogliere la memoria di tutto cio che è, che è stato e che sarà. L’albero di nespole è il confidente dei protagonisti della mia storia. Esso è il luogo dove si svolgono vicende ed episodi; esso raccoglie i dolori, i tormenti, gli affanni, ed è ciò che sopravvive alla vita stessa e che rimane il testimone della speranza di quanto ancora non è accaduto e che accadrà.
L’albero di nespole inoltre è lì a ricordare che si può essere felici a prescindere da tante situazioni di dolore che hanno caratterizzato la vita dei personaggi. Quindi il simbolo per me è importante e ho scelto di affidare il titolo stesso della mia opera a questo elemento che ha una forte valenza simbolica.
Molto bello questo intervento. Vi abbiamo incuriosito? Credo proprio di sì, allora vi introduco la trama del romanzo

L’albero di nespole di Giulietta Fabbo
L’albero di nespole racconta la storia di una famiglia in un paesino del sud Italia, che, tra devastazione sociale e decisioni imponderabili, vede caratterizzare il destino dei suoi componenti. La speranza e l’amore però, riescono ad eludere il fato e a sopravvivere nonostante le miserie umane. Un libro che ripercorre, a cavallo della II guerra mondiale, gli avvenimenti che sconvolsero l’Italia, che determinarono la ripresa del bel Paese e nel quale gli eventi bellici e il boom economico prendono forma concreta nelle vite dei protagonisti.
Chi è Giulietta Fabbo
GIULIETTA FABBO nasce ad Avellino il 12 gennaio 1971. È laureata in Lettere Classiche e insegna Materie Letterarie, Latino e Greco presso il Liceo Classico “Pietro Colletta” di Avellino. È sposata e ha due figli adolescenti. Appassionata di archeologia, ha pubblicato schede tecniche nel volume “NOTARCHIRICO 500.000 anni fa” a cura di M. Piperno (ed. OSANNA Venosa) e ha lavorato in qualità di archeologa preistorica presso la Soprintendenza Speciale al Museo Preistorico Etnografico Pigorini di Roma e presso l’area archeologica US Navy di Gricignano di Aversa (CE).
Grazie a Giulietta Fabbo e tutti voi per essere stati con me e vi invito a seguire il mio prossimo podcast #Sviscerandoconlautore. Mi rivolgo agli scrittori emergenti e non, ricordando che se volete esprimere il vostro punto di vista ed essere intervistati, potete scrivere al mio indirizzo email presente sul blog sguardo ad est.
Approfondimenti e consigli di lettura:
- Intervista a Giulietta Fabbo per Cinquecolonne.it sul romanzo “L’albero di Nespole“
- WILKIE COLLINS, la donna in bianco
- L. TOLSTOJ, Anna Karenina
- STEPHEN KING, On writing, autobiografia di un mestiere, PickWick, 2017
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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