Franz Ludwig Catel a Roma: il pittore tedesco che trasformò la Città Eterna in luce e racconto

Franz Ludwig Catel a Roma

Benefattore di artisti italiani e tedeschi in difficoltà

Franz Ludwig Catel (Berlino 1778 – Roma 1856) è stato un pittore tedesco che ha molto amato Roma, città  che a sua volta lo ricompensò con grandi successi professionali e personali. Chi mi legge sa che mi appassionano molto le storie degli artisti e degli scrittori che rimasero folgorati dalla Città Eterna e che la scelsero come patria del cuore e dell’anima. Franz Ludwig Catel fu uno di questi.

Mi è caduto l’occhio sulla sua abitazione passeggiando a Piazza di Spagna. Qui, al numero civico 9, accanto al negozio di Frette, una targa su un bel palazzo ricorda che questa fu la sua dimora dal 1818 fino alla morte. 

 Franz Ludwig Catel morì alla veneranda età di 80 anni e fino alla fine dei suoi giorni, come immortala la targa, fu benefattore di artisti italiani e tedeschi in difficoltà. Ma andiamo per ordine.

Da Berlino a Roma

Franz Ludwig Catel nacque a Berlino il 22 febbraio 1778 da una famiglia ugonotta e si formò tra l’Accademia di Berlino e Parigi, dove si distinse come illustratore, acquerellista e pittore di paesaggio. Dopo le prime esperienze legate alla grafica e alla decorazione, nel 1811 si trasferì a Roma, città che divenne il centro della sua carriera e della sua fortuna artistica. 

Qui Catel cambiò progressivamente registro: dalle illustrazioni e dai soggetti storico-letterari passò a una pittura capace di unire paesaggio, architettura, luce e scene di costume. L’atmosfera e la magia di Roma divenne immediata fonte di ispirazione.

[FIG.1] foto di dominio pubblico

Catel abitò, come molti artisti stranieri (Norwid, Gogol’, John Keats solo per citarne alcuni) nell’area di via Sistina e di piazza di Spagna, luoghi nevralgici della comunità artistica internazionale. 

Si convertì al cattolicesimo e nel 1814 sposò Margherita Prunetti. Morì a Roma il 19 dicembre 1856 e, se vi va di visitare la sua tomba, fatevi una passeggiata alla basilica di Santa Maria del Popolo dov’è sepolto. Il suo monumento funebre [FIG.1] si trova nella navata destra, presso la cappella Della Rovere. 

La sua eredità e quella della moglie successivamente, diede vita al Pio Istituto, poi Fondazione Catel, destinato ad aiutare artisti tedeschi e italiani bisognosi residenti a Roma. 

Catel a Roma: casa, rete sociale e fortuna

Il periodo romano fu decisivo perché Catel seppe inserirsi nel mercato collezionistico legato al Grand Tour. La sua casa romana, frequentata da artisti, letterati e viaggiatori, diventò un punto d’incontro per la colonia tedesca e per i committenti stranieri. 

[FIG.2] Il Colosseo al chiaro di luna, inizio anni ’30 del XIX sec (foto di dominio pubblico)

Catel non fu soltanto un osservatore della città monumentale. Come molti altri artisti si lasciò trasportare dall’ atmosfera e dalla sua energia quotidiana. Se guardiamo i suoi quadri, infatti, notiamo che il pittore tedesco si lascia ispirare da osterie, botteghe, feste popolari, vigne, rovine e panorami. 

L’opera più celebre in questo senso è il ritratto collettivo del principe Ludwig nell’osteria spagnola a Ripa Grande, dipinto nel 1824, dove il mondo degli artisti tedeschi a Roma appare conviviale, cosmopolita e perfettamente immerso nella città. 

La prosperità raggiunta grazie ai paesaggi e alle vedute gli permise di lasciare una parte consistente del proprio patrimonio a favore degli artisti in difficoltà, gesto che spiega il ruolo ancora oggi attivo della Fondazione Catel.

Opere e disegni legati a Roma e dintorni

Mi piace sempre ammirare i quadri dei pittori che si lasciano ammaliare dai dettagli che la Città Eterna offre innumerevoli a chi la sa osservare. Così come, trovo affascinante, ammirare i dipinti che raffigurano scene di vita quotidiana che mi trasportano in un periodo, l’ Ottocento, che trovo particolarmente suggestivo.  

[FIG.3] Giardino di Villa Doria Pamphilj a Roma_1837 (foto di dominio pubblico)

Tra le opere di Catel più significative dedicate a Roma spicca certamente la  Veduta di Roma dal Monte Pincio: un acquerello del 1835 circa in cui la terrazza di Villa Medici diventa palcoscenico da cui lo sguardo raggiunge San Pietro e Castel Sant’Angelo. La luce del tardo pomeriggio e la presenza della fontana mostrano la capacità di Catel di trasformare una veduta urbana in un’immagine delicatissima esaltata dalla trasparenza dell’acquerello.

Un altro soggetto interessante è Interno del Colosseo, datato intorno al 1823: le rovine sono animate da figure minute e da una vegetazione che addolcisce l’archeologia, rendendo il monumento uno spazio vivo. Al tempo, le suggestioni offerte dagli scavi e dalle rovine antiche erano meta appassionata di scrittori e pittori provenienti da tutta Europa.

A questo tema si collega Il Colosseo al chiaro di luna [FIG.2] , dove il notturno accentua il lato romantico e meditativo della rovina. Il dipinto è attualmente all’Ermitage

[FIG.4] Veduta dell’Isola Tiberina a Roma, 1813 – 1818

Rientrano nel panorama romano anche Giardino di Villa Doria Pamphilj a Roma [FIG.3] e Veduta dell’Isola Tiberina a Roma [FIG.4], opere nelle quali il paesaggio urbano si mescola alla vita quotidiana. 

Di particolare interesse sono inoltre Veduta di Roma con chiesa in rovina, Veduta della chiesa di San Pancrazio a Roma da sud (1834). Come per tutti i pittori di passaggio e non a Roma, i dintorni della Città Eterna erano particolarmente appetibili per il sensazionale spettacolo naturale che certe vedute offrivano. Venivano letteralmente prese d’assalto Tivoli, Albano, i Castelli e tutta la campagna romana. Anche Catel non fu indifferente al loro fascino 

 e tra i quadri che raffigurano questi paesaggi va ricordato certamente Veduta da Ariccia verso il mare [FIG.5] , in cui il pittore ritrae una delle mete più amate dagli artisti stranieri.

[FIG.5]Veduta da Ariccia verso il mare, 1821 – 1825

Catel e la pittura dei Nazareni

Quando Catel arrivò a Roma, il gruppo dei Nazareni era già presente nella città, raccolto nel convento di Sant’Isidoro. 

I Nazareni furono un gruppo di pittori romantici tedeschi attivi a Roma dall’inizio dell’Ottocento, riuniti intorno a Friedrich Overbeck e alla Confraternita di San Luca. La loro pittura nasceva come reazione al Neoclassicismo accademico e puntava a recuperare una maggiore purezza spirituale e morale dell’arte. Si ispiravano ai maestri del Medioevo e del primo Rinascimento, come Beato Angelico, Perugino, Dürer e il primo Raffaello. Le loro opere privilegiavano soggetti religiosi, biblici e storici, composizioni ordinate, disegno netto, colori poco sensuali e una certa semplicità arcaizzante. A Roma furono importanti anche per il rilancio della pittura ad affresco, come dimostrano i cicli decorativi di Casa Bartholdy e del Casino Massimo.

Autoritratto, circa 1810 (foto di dominio pubblico)

Catel entrò in contatto con loro e partecipò proprio alla decorazione di Casa Bartholdy, detta anche Palazzo Zuccari  (il palazzo con le facce dei mostri per intenderci, a due passi dalla scalinata di Piazza di Spagna).

Il suo rapporto con i Nazareni fu però più pratico e relazionale che ideologico. Condivideva con loro l’ambiente, alcuni committenti e l’interesse per una spiritualità rinnovata (specialmente dopo la conversione al cattolicesimo), tuttavia la sua pittura rimase meno arcaizzante. Mentre Overbeck, Cornelius e gli altri cercavano un ritorno alla purezza del primo Rinascimento e a temi religiosi o patriottici, Catel preferiva paesaggi, vedute, figure popolari e scene di genere. Nei ritratti e in alcune composizioni si avverte l’influenza nazarena, ma la sua cifra più riconoscibile resta la luce: un equilibrio tra classicismo, romanticismo e osservazione diretta.

Il successo di Franz Ludwig Catel a Roma

Il pittore tedesco ebbe grande fortuna a Roma, perché seppe entrare “nel giro giusto” diremmo oggi. Al di là delle esposizioni, Franz Ludwig Catel riuscì ad inserirsi stabilmente nel mercato artistico romano legato ai viaggiatori stranieri del Grand Tour. Dopo il trasferimento a Roma, i suoi paesaggi con costumi italiani, scene popolari e vedute suscitarono un forte interesse presso il collezionismo cittadino, portandogli numerose commissioni. 

Franz Catel, inoltre, come molti personaggi in vista a Roma, metteva a disposizione la propria abitazione  e il proprio atelier, favorendo incontri e visite in cui si discuteva di arte e cultura in generale.  Un salotto quindi, dove si mettevano con più frequenza in mostra le proprie opere e si mantenevano rapporti con artisti tedeschi e committenti internazionali.  

Principe Ludwig nell’osteria spagnola a Ripa Grande, 1824 (foto di dominio pubblico)

Catel occupa un posto particolare tra gli artisti stranieri a Roma perché non riduce la città a un repertorio archeologico. Nei suoi quadri Roma è certamente rovine classiche, paesaggio moderno, ma anche presenza popolare e teatro sociale. La sua attenzione alla luce, ai passaggi e alle figure quotidiane lo avvicina alla sensibilità romantica, ma il controllo della composizione lo mantiene dentro una cultura visiva ancora classica. Proprio questa duttilità spiega il suo successo presso l’aristocrazia europea che amava le vedute quasi incantate, la vivacità popolare e  festosa e le atmosfere malinconiche. 

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