Elisa Montessori a Roma: il corpo che diventa paesaggio

Elisa Montessori

Che cosa hanno in comune le linee di una mano e le venature di una foglia? Per Elisa Montessori, sono tracce di una stessa possibilità: trasformarsi. La mostra Elisa Montessori. Nel corso del tempo, al Casino dei Principi dei Musei di Villa Torlonia, a Roma, fino al 28 febbraio 2027, invita a guardare proprio questa parentela. 

Elisa Montessori. Nel corso del tempo

[FIG.1] Auoritratto, 2003

Prendetevi un lungo momento per guardare la mostra e cercate di cogliere in ogni segno e slancio di colore le vibrazioni che hanno animato Elisa Montessori. Oltre un centinaio di opere, tra oli, disegni e libri, insieme a prestiti e interventi site specific, compongono un autoritratto disseminato nelle sale. Non una successione ordinata di date, ma un viaggio nelle connessioni che tengono insieme corpo, natura, scienza e immaginazione. 

Il video presente nell’ultima sala del piano superiore vi guiderà ulteriormente nella comprensione dell’arte originale, e innanzitutto libera, di Elisa Montessori.

Il percorso comincia con tre opere che racchiudono le tematiche principali su cui si orienterà tutta la ricerca artistica della Montessori. Nell’Autoritratto del 2003 [FIG.1] il visitatore resta spiazzato ma anche profondamente incuriosito: l’impronta del corpo occupa un grande rotolo e un filo rosso accompagna la testa, trasportata come una borsetta. Nel Ponte rosso [FIG.2], pieni e vuoti richiamano il paesaggio cinese Shan Shui, acqua e montagna, introducendoci al tema dell’arte orientale, particolarmente cara all’artista.  Con Dafne del 1977, invece, entra il tema che attraverserà tutta la ricerca: la metamorfosi. 

Il tempo sulla pelle e i libri

Nella sala successiva, la Dafne del 1977 delle Gallerie degli Uffizi dialoga con quella realizzata nel 2026.L’opera è immagine del principio che è alla base del lavoro della Montessori, cioè la trasformazione che unisce tutto il creato. 

Il visitatore si troverà a contemplare occhi penetranti come quelli di un antico animale preistorico, gli alberi verdi della prima Dafne sostituiti da rami nudi, foglie secche e la pelle del corpo che sembra roccia, solcata da venature chiare e profonde.

[FIG.2] Ponte Rosso, 1984

Queste opere sono caratterizzate dalla ripetizione seriale, da moduli quadrati e dall’alternarsi di disegno e stampa fotografica.

Lo studio di via della Lungara offrì a Montessori uno spazio fondamentale per la sperimentazione.  Qui cambiano le dimensioni del lavoro e il colore rinvigorisce. Anche i libri, iniziano ad essere indagati sistematicamente e diventano ben presto vere e proprie opere. La   pagina, tra le mani instancabili di Montessori, non riporta soltanto parole. La letteratura e la poesia entrano nella materia del fare e si trasformano senza limitarsi a illustrarla.

La carta è certamente il materiale centrale nella ricerca di Elisa Montessori. Essa accoglie acquerelli, disegni, scritture minute e grandi gesti. Nei Tropismi, le sequenze di segni rimandano anche al Cao Shu, la calligrafia cinese detta «scrittura d’erba». L’incontro con l’Oriente non si esaurisce però nelle tecniche. È soprattutto un modo di pensare lo spazio: senza un unico punto focale, il paesaggio si distribuisce su piani verticali. Il vuoto non interrompe l’immagine, le permette di respirare. Guardare diventa un movimento, anziché una posizione fissa.

Il vocabolario della natura

Elisa Montessori è una testimone complessa e completa del suo tempo, che ha saputo unire nella sua arte numerose tecniche ed elaborare diverse tematiche. Tra le sue opere è forte il tema della metamorfosi tra scienza e mito, la costruzione del libro tra oggetto d’arte e scrittura, l’incontro con l’Oriente e l’intenso rapporto con la natura, che l’ha spinta a rielaborare con una visione personale e originale il concetto di paesaggio.

Anche la natura, come la carta, ha un posto centrale nel linguaggio della Montessori e non rappresenta affatto solo uno sfondo decorativo: essa è un vero e proprio vocabolario. Rami, foglie e legni rendono visibile la trasformazione e suggeriscono altre possibilità di relazione. A chiudere il percorso è l’Erbario, dove il reperto botanico e il segno manuale si incontrano: osservare significa anche trovare corrispondenze, interrogare le classificazioni, accorgersi delle differenze. Il mito di Dafne non diventa una dimostrazione scientifica, ma una potente immagine attraverso cui pensare il legame fra corpo e mondo.

La forza del lavoro della Montessori resta però nell’esperienza dello sguardo. Dopo aver visto la mostra, una passeggiata nel giardino di Villa Torlonia magari vi darà la possibilità di guardare diversamente una foglia, una trama o un ramo.

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