Andiamo “Nel profondo delle tenebre” con Maurizio Parlati

Diciamocelo: certe paure non hanno bisogno di un mostro per farsi sentire. Una porta chiusa, un rumore che non sappiamo spiegare, la sensazione di solitudine ci fanno tremare, è vero, ma c’è una paura ancora più intima che ci devasta: perdere ciò che ci rende noi stessi.
È da questa vertigine che ci addentriamo Nel profondo delle tenebre di Maurizio Parlati, un romanzo in cui il fantastico non ci dona conforto, ma ci invita a guardare dove normalmente preferiamo distogliere lo sguardo.
Sinossi
Il professor Mariano Paolini, storico dell’arte e trafficante di droga al servizio del misterioso Corelli, viene giustiziato con uno shotel etiope, un’arma bianca capace di assorbire i ricordi. Siamo difronte a qualcosa di inquietante: un oggetto che tocca anche la parte invisibile di una persona!
Il delitto apre un’indagine, ma soprattutto ci spalanca una delle paure più intollerabili: quanto di noi sopravvive, se qualcuno può sottrarci la memoria?

A cercare Corelli, criminale e collezionista di oggetti esoterici, è la poliziotta Elena De Santis. Accanto a lei troviamo Leonardo Severo, un mago potente, imprevedibile, con un passato enigmatico. La loro ricerca li conduce a un’asta clandestina di reperti occulti sull’isola privata del conte Da Avila. Un luogo lontano si trasforma ben presto in una trappola. Gli ospiti cominciano a morire, creature impossibili emergono dall’oscurità e le alleanze si spezzano.
Intanto, le fazioni magiche si avvicinano a uno scontro che rischia di andare ben oltre l’isola, mentre un potere ancora più grande si prepara a colpire Leonardo.
“Nel profondo delle tenebre” di Maurizio Parlati è un intreccio che mette insieme indagine, occultismo e orrore, ma il richiamo del fantasy sta anche nella promessa di un universo nascosto accanto al nostro…
Nell’intervista, Mariano Paolini ci racconta che la contaminazione dei generi è soprattutto uno strumento per costruire la parodia. La paura resta paura, la magia conserva una logica, ma l’ironia e il grottesco possono incrinare anche il momento più terribile.
Come di consueto, ringrazio l’autore per questa bella intervista che ci ha permesso di scoprire le inquietudini umane e i risvolti psicologici che animano i suoi personaggi.
Maurizio Parlati è nato a Napoli e con Homo Scrivens ha pubblicato anche Ci rivedremo all’alba (2022).
Nel profondo delle tenebre” di Maurizio Parlati: intervista all’autore
Salve Maurizio, domanda di rito per tutti gli scrittori nuovi ai nostri lettori. Ci racconta brevemente cosa fa nella vita e quali sono le sue passioni?
Salve Francesca, e grazie per questa intervista. Nella vita lavoro principalmente in teatro, come attore. La scrittura mi accompagna da molto tempo e, anche quando cambia il mezzo, credo che alla base ci sia sempre la stessa curiosità per le persone, per quello che fanno e soprattutto per le ragioni, spesso poco confessabili, che le spingono a farlo. Tra le mie passioni ci sono naturalmente il teatro, il cinema e la letteratura, con una predilezione piuttosto ostinata per il fantastico, l’horror, il fantasy e la fantascienza. Sono generi che amo proprio perché permettono di parlare della realtà deformandola, esasperandola o guardandola da un’angolazione meno rassicurante.
Nel profondo delle tenebre unisce indagine poliziesca, occultismo e horror: com’ è nata questa combinazione di generi?
In realtà, non sono partito semplicemente dall’idea di mescolare poliziesco, occultismo e horror. La contaminazione dei generi è soprattutto lo strumento attraverso il quale costruisco la parodia. Mi piace prendere i meccanismi di ciascun genere, rispettarne le regole e poi metterli in difficoltà, facendoli scontrare con situazioni e personaggi che ne incrinano la solennità. L’indagine rimane un’indagine, la magia ha una propria logica e le creature soprannaturali possono essere davvero terrificanti. Ma nessuno di questi elementi è al riparo dall’ironia, dal grottesco o da una reazione molto umana e poco eroica. Non mi interessa ridicolizzare il fantastico, che amo profondamente, ma giocare con le sue convenzioni senza privarlo della capacità di inquietare e sorprendere.
Proprio in merito a questa unione di generi, poiché nei suoi libri precedenti convivono noir, azione, grottesco e ironia, che continuità vede tra La maledizione della pecora, Ci rivedremo all’alba e questo nuovo romanzo? Ma innanzitutto, che cosa e perché ha voluto cambiare?
Prima di tutto devo fare una precisazione: Nel profondo delle tenebre, benché sia stato pubblicato dopo, è nato prima degli altri due romanzi. Il mio percorso, quindi, è quasi l’inverso di quello che l’ordine di pubblicazione potrebbe suggerire. Sono partito da una domanda esistenziale molto personale, legata all’assenza, all’identità e alla ricerca di un posto nel mondo, per poi rivolgermi a questioni più apertamente sociali: l’incomunicabilità e la manipolazione dell’informazione in La maledizione della pecora; la xenofobia e la disumanizzazione degli individui in Ci rivedremo all’alba, dove la solitudine conserva comunque un ruolo centrale. La continuità sta soprattutto nel modo di raccontare: la contaminazione dei generi, l’ironia, il grottesco e la parodia, anche quando si affrontano situazioni drammatiche. Più che decidere di cambiare stile o genere, credo di aver seguito le inquietudini che, di volta in volta, sentivo il bisogno di trasformare in una storia.

Elena De Santis è una poliziotta costretta ad affidarsi a Leonardo Severo, un mago potente e imprevedibile. E’ interessante questo rapporto tra razionalità investigativa, fiducia e soprannaturale. Come lo ha costruito? E’ stato difficile non scivolare nell’incoerenza o nell’inverosimile?
Per Elena, inizialmente, l’esoterismo è un ambiente popolato da collezionisti, rituali misteriosi e individui eccentrici. Non immagina che, appena oltre ciò che percepiamo come realtà, esista un intero universo metafisico. La sua indagine la conduce gradualmente a scoprirlo. Ho cercato di raccontare questo passaggio senza costringerla a rinunciare alla propria razionalità: Elena continua a osservare, formulare ipotesi e cercare spiegazioni, anche quando è costretta a rivedere ciò che riteneva possibile. Leonardo, d’altra parte, non rappresenta affatto l’irrazionalità. Dietro i suoi atteggiamenti eccentrici è un individuo estremamente lucido, metodico e calcolatore. La fiducia tra loro nasce da un rapporto precedente alla vicenda narrata e non cancella le profonde differenze morali che li separano. La difficoltà principale è stata mantenere una coerenza tanto nelle regole della magia quanto nei comportamenti dei personaggi. Perché anche l’impossibile può risultare verosimile, se chi lo affronta reagisce in maniera credibile.
Quale esperienza vorrebbe lasciare al lettore una volta uscito dalle “tenebre”: paura, meraviglia, dubbio morale o desiderio di ritrovare questi personaggi? Sta pensando a un sequel?
Mi piacerebbe lasciare soprattutto il desiderio di ritrovare questi personaggi. Magari accompagnato da qualche dubbio sul perché, considerando che molti di loro non sono esattamente persone delle quali raccomanderei la compagnia. Paura e meraviglia fanno parte del gioco, ma mi interessa anche che il lettore non confonda il fascino di un personaggio con la sua assoluzione morale. Quanto a un seguito, ne ho in mente più di uno. Nel profondo delle tenebre appartiene a un universo narrativo molto più ampio. Sto scrivendo Sicari nelle tenebre, una serie di racconti ambientata nello stesso mondo, i cui episodi sono disponibili gratuitamente su Substack e Wattpad. Ho inoltre già completato una raccolta di tre racconti lunghi che costituiscono un prequel del romanzo e che non ho ancora pubblicato. Insomma, Nel profondo delle tenebre è soltanto una delle porte attraverso le quali entrare in un mondo che ha ancora parecchio da raccontare.
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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