L’icona bizantina detta Platytera ha la sua “mamma visiva” nelle Catacombe di Priscilla 

icona bizantina Platutera

**Fonte della foto di copertina:  TG2 / Rai – Immagine inserita a scopo di critica/discussione ai sensi dell’art. 70 L. 633/41.**

Avete sentito la notizia della benedizione dell’icona Platytera da parte del Patriarca ecumenico di Costantinopoli? un gesto di comunione che Papa Leone ha incoraggiato.

Ve lo riassumo velocemente e poi ci immergiamo in un racconto curioso sull’origine del gesto di Maria, che affonda le sue radici nell’antica Roma.

Cos’è l’icona bizantina detta Platytera

 Il Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I è stato a Loreto qualche giorno fa, nel Santuario della Casa di Maria, per benedire un’icona bizantina detta Platytera. Cosa rappresenta questa immagine? Che caratteristiche ha? E perché è così significativa?

[FIG.1] Icona slava del XIII secolo conservata nella galleria

La Blachernitissa, detta Platytera o Madre di Dio è un’icona bizantina molto venerata che deriva il nome da un mosaico che decorava l’abside nella Basilica delle Blacherne a Istambul (un tempo Costantinopoli) a cui si richiama. 

La Blachernitissa è una delle rappresentazioni più importanti e cariche di significato teologico dell’arte cristiana orientale.  Rappresenta  Maria  in posizione frontale, in atteggiamento di orante (con le mani alzate a forma di “U” in segno di preghiera) e con l’immagine del Bambino Gesù benedicente in una cornice tonda (detta clipeo) sul ventre o sul petto. 

Platytera, invece, deriva dal greco e significa “Più ampia dei cieli”, a ricordare che la Vergine ha tenuto in grembo il Creatore dell’Universo.

La Basilica delle Blacherne possedeva anche altre immagini della Vergine dette anch’esse Blachernitissa. Tra queste c’era un’ Odigitria (detta anche Madonna del Buon cammino) che, secondo la tradizione fu portata nel Cremlino di Mosca presso la cattedrale della Dormizione dopo la caduta di Costantinopoli. Oggi sarebbe conservata nella Galleria Tret’jakov … e io me la sono persa! [FIG.1]

Il legame con Roma e le Catacombe di Priscilla

La benedizione dell’icona da parte del patriarca di Costantinopoli a Loreto, nelle Marche, è un gesto fortemente simbolico. L’icona, infatti, collega idealmente Oriente e Occidente, antica Grecia e Roma. L’icona crea una sorta di ponte tra le due cristianità e si fonda su due modelli: il primo, che deriva dalle Catacombe di Priscilla a Roma e il secondo che si lega ai riti misterici che si celebravano nell’antica città greca di Eleusi presso il Santuario di Demetra.

[FIG.2] Cubicolo della velata, Donna orante, III secolo.

Siete mai stati nelle Catacombe di Priscilla a Roma? No? E allora andateci, anche solo per capire di cosa parliamo. Tra i tanti loculi, quello di nostro interesse è il Cubicolo della Velata dove è presente un affresco che ha portato alla nascita dell’icona detta Platytera, una sorta di “mamma visiva”, e cioè l’Orante [FIG.2]. E’ un affresco molto celebre, risalente tra il III-IV secolo, che rappresenta una donna che prega esattamente con la stessa posizione delle braccia (alzate a forma di “U”) che secoli dopo la teologia bizantina userà per la Platytera. Gli artisti orientali hanno preso questo antico modo di pregare tipico dei cristiani di Roma e lo hanno trasformato nell’icona di cui parliamo! 

L’immagine, che è stata benedetta dal Patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, nel Santuario della Santa Casa di Loreto, è una copia, ispirata a una antica immagine che è stata custodita nel Santuario per secoli e poi andata perduta. Oggi torna a proteggere i suoi luoghi e a gettare un nastro simbolico tra Oriente e Occidente.  

Nelle chiese orientali a Roma e dintorni

A Roma non se ne trovano di icone della Platytera nella sua forma più tradizionale, cioè l’immagine su  tavoletta di legno con Maria orante e il Bambino nel cerchio; vi basterà, però, alzare gli occhi e guardare verso i mosaici delle grandi chiese medievali per restare stupiti. Lasciatevi incantare da due varianti eccezionali: l’Orante presente nella Cappella di San Zenone presso la Basilica di Santa Prassede e la Platytera in mosaico presso l’Abbazia di San Nilo a Grottaferrata.

[FIG.3] Cappella di San Zenone presso la Basilica di Santa Prassede

Nella spettacolare Basilica di Santa Prassede, oltre a perdervi con lo sguardo tra le bellezze che la circondano, potete ammirare la Vergine in tipica posizione orante. Entrate nella Cappella di san Zenone [FIG.3] e ammirate la quantità di mosaici che la adornano. Noterete diverse raffigurazioni di Maria ma cercate di catturare con lo sguardo l’Orante, cioè la Vergine con entrambe le mani alzate in segno di preghiera. Questa rappresentazione, come abbiamo detto, ci riporta idealmente all’ icona Platytera raffigurata nello stesso modo. Da qui il legame con la Città Eterna.

Per ammirare, invece, la raffigurazione della Vergine Platytera vi consiglio una gita fuori porta. Non perdete l’occasione di visitare la spettacolare  Abbazia di San Nilo a Grottaferrata [FIG.4]. Godrete di uno spettacolo splendido a livello artistico e di panorami davvero mozzafiato. Dedicatevi una giornata per visitarla in lungo in largo: ci sono tantissime cosa da vedere e si mangia davvero bene!

[FIG.4] icona bizantina detta Platytera sul portale d’ingresso dell’ Abbazia di San Nilo a Grottaferrata

Ad accogliervi all’entrata della bellissima Abbazia (un luogo cattolico di rito bizantino-greco), c’è proprio lei, un meraviglioso mosaico che rappresenta la Platytera!

Buona passeggiata!

[FIG.4] Abbazia di San Nilo a Grottaferrata

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