“Un gatto maschio di nome Giuditta”: le storie vere di Luca Ansaldo

Un gatto maschio di nome Giuditta

I nostri amici a quattro zampe

Il mestiere di Luca Ansaldo, medico veterinario da oltre trentacinque anni, è un osservatorio privilegiato sulle relazioni. Ed è questo il cuore del suo libro “Un gatto maschio di nome Giuditta”, edito da Armando Editore.

Il nucleo del libro è un luogo sulle relazioni, sulle paure, sulla fragilità e sulla sorprendente capacità d’amare degli esseri umani. Un gatto maschio di nome Giuditta nasce da questo lungo esercizio di attenzione. Non è soltanto una raccolta di vicende animali, ma il racconto corale di incontri realmente accaduti, affidati alla pagina dopo essere stati vissuti, ricordati e, talvolta, lentamente metabolizzati.

La medicina veterinaria: una lente narrativa

Attraverso i nostri amici a quattro zampe, Ansaldo mette a fuoco un’umanità varia, a volte vulnerabile o in difficoltà, spesso capace di una dedizione assoluta. La medicina veterinaria diventa così una lente narrativa: mostra quanto la salute di un animale sia intrecciata all’equilibrio emotivo di chi gli vive accanto e quanto, per curare davvero, siano necessarie competenza, ascolto ed empatia.

Giuditta, il bellissimo gatto maschio dal nome inatteso che dà il titolo al libro, incarna perfettamente questa prospettiva. Visceralmente amato dalla sua proprietaria e fonte inesauribile di preoccupazioni, è il simbolo di quell’affetto per gli animali che può essere tenero, totalizzante e persino spiazzante. Il paradosso racchiuso nel suo nome non è un semplice espediente: apre subito una porta sull’universo del volume, dove ogni paziente sfugge alle definizioni più facili e dietro ciascun caso clinico si nasconde una storia più grande, capace di sorprendere anche chi crede di conoscere bene il rapporto fra persone e animali.

Come di consueto, ringrazio Luca Asaldo per la bella intervista che ci ha permesso di approfondire la genesi del libro, la scelta degli episodi, il significato di Giuditta e ciò che i suoi pazienti gli hanno insegnato sulle persone.

“Un gatto maschio di nome Giuditta” di Luca Ansaldo

Salve Luca, lei è nuovo ai nostri lettori. Ci può raccontare brevemente di cosa si occupa nella vita e quali sono le sue passioni?

Sono veterinario e mi occupo di cani e gatti da più di 35 anni. Ho sempre amato gli animali e la medicina fin da piccolo e ho avuto la fortuna di riuscire a fondere queste mie due passioni nel mio lavoro di tutti i giorni. Nonostante passino i decenni questa fiammella di entusiasmo nella mia professione non si è ancora estinta. Da una decina d’anni mi dedico anche al canto e oggi sono la voce di due band, un tributo ai Genesis, The Invisible Knife e un gruppo dedito al pop rock, The StickyRolls band. Conto di espandere sempre più questa mia passione musicale nel tempo. Una cosa che può accomunare la mia professione al canto è che in entrambi i settori non si finisce mai di imparare per migliorarsi, nel senso che chi si ferma è perduto.

Il titolo “Un gatto maschio di nome Giuditta” incuriosisce e spiazza: chi è Giuditta e perché ha scelto proprio la sua storia come porta d’ingresso al libro?

Giuditta era un bellissimo micio, visceralmente adorato dalla sua proprietaria e fonte infinita di preoccupazioni per le vicende che sono avvenute nel corso della sua esistenza. E’ un po’ il simbolo di questo strano amore verso i nostri pet, un amore talvolta travolgente. Giuditta è il protagonista della seconda storia del libro. E’ stato utilizzato nel titolo del romanzo perché secondo me cattura l’attenzione del lettore e lo focalizza subito sulla natura dell’opera.

Il volume raccoglie racconti veri maturati in trentacinque anni di lavoro “in prima linea”. Che cosa doveva avere una storia per meritare di entrare nel libro?

Le storie nascono da accadimenti emotivamente rilevanti. Penso non si possano raccontare le banalità, ameno che tu non riesca a trovare una straordinarietà in quello che fai nel quotidiano. Le cose sconvolgenti poi capitano a tutti nel bene o nel male. Io ho cercato di raccontarle nelle mie storie, talvolta d’impatto appena avvenivano, più spesso dopo mesi o anni di metabolizzazione. Il primo racconto è scaturito dalla mia esperienza lavorativa con Jack, un cane speciale che arrivava in studio e baldanzoso saltava sul tavolo per farsi visitare. Devo ringraziare Jack e i suoi padroni perché grazie a loro ho iniziato a scrivere. Poi piano piano sono arrivati tutti gli altri racconti. Mi piaceva postare le storie sul mio sito professionale e ricevere ogni tanto qualche feedback positivo. L’idea del libro è comparsa solo successivamente quando i racconti iniziavano ad essere tanti ed in grado di raccontare tutti insieme qualcosa di apprezzabile da chi ha a che fare con gli animali, soprattutto con l’angolazione di chi fa questo mestiere.

Nel “gatto maschio di nome Giuditta” gli animali sembrano diventare una lente attraverso cui osservare un’umanità varia, fragile e talvolta in difficoltà. Che cosa le hanno insegnato i suoi pazienti sui loro compagni umani?

Mi hanno aperto gli occhi su quanto l’essere umano sia bisognoso di amore in senso assoluto, un amore che paradossalmente un animale ti può assicurare molto più di una persona ed in modo soprattutto disinteressato. Mi hanno fatto scoprire quanto è importante il mio lavoro e quanto sia fondamentale essere empatici con i proprietari per accudire sia la salute dei loro beniamini che il forte legame che si instaura tra l’uomo ed il suo pet. Mi hanno fatto capire quanto possa essere arricchente la presenza di un gatto o un cane anche in una famiglia felice e realizzata perché colma un desiderio di natura che ognuno di noi nasconde dentro di sè.

Dal 1991 lei dirige il suo studio a Genova. Quanto conta la città — con i suoi quartieri, il suo carattere e il rapporto di prossimità con i clienti — nell’atmosfera del libro?

Io adoro Genova, città dove sono nato e cresciuto professionalmente. Le mie storie riflettono una città bellissima che sta cambiando nel tempo, dove sono successe cose terribili, una proprio nella piazza dove lavoro, ma dove il clima sta cambiando, secondo me con buone prospettive future. Le storie del libro nascono proprio dai quartieri che frequento e dai personaggi incredibili che Genova mi ha regalato. Probabilmente senza Genova questo libro non esisterebbe.

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