il significato della storia è nella storia: il messaggio del romanzo

il messaggio nel romanzo

La storia deve sempre trasmettere qualcosa?

Il messaggio che un romanzo dovrebbe trasferire è un tema abbastanza dibattuto, perché ci sono molte visioni discordanti sull’argomento, specialmente da parte degli scrittori. Una delle mie scrittrici preferite, Flannery O’Connor, sulla questione si esprime molto chiaramente: il significato della storia è nella storia

Mi rivolgo a tutti gli scrittori: quante volte vi è stato chiesto da parte dei lettori o anche nel corso di un’intervista qual è il messaggio che avete voluto trasmettere con il vostro romanzo? Sono sicura che vi sarà capitato tantissime volte.

Quando decidete di iniziare a scrivere una storia, avete  già in mente l’informazione che volete trasferire al lettore? Il messaggio, la morale, qualche aspetto in particolare? Oppure siete tra coloro i quali, come Flannery O’Connor, lasciano parlare la storia e gli eventi senza “costruire” alcun messaggio?

Oggi affrontiamo questo tema perché nel corso delle mie interviste agli scrittori e leggendo alcuni diari personali di scrittori autorevoli del passato e non,  sono emerse considerazioni molto disparate sull’argomento. Quasi tutti gli scrittori intervistati mi hanno specificato in modo dettagliato il messaggio o la riflessione che hanno voluto stimolare nel lettore.

Torno ancora alle considerazioni che la mia amata Flannery O’Connor fa sulla questione e vi cito anche la mia recensione al suo libro Il cielo è dei violenti perché la scrittrice proprio in occasione della stesura di questo romanzo calca la mano sull’argomento di oggi. In alcune lettere, la O’Connor fa le seguenti riflessioni: 

Le “spiegazioni” mi ripugnano e far uscire un libro con l’istruzione per gustarlo è una cosa orribile. D’ora in poi, a chiunque voglia scrivere qualcosa sul mio conto toccherà leggersi tutto quello che ho scritto, se vuole fare delle critiche fondate […] (Lettera a “A”.)

In una lettera ad un professore inglese  dice:

Un eccesso di interpretazione è senz’altro peggio che un difetto, e laddove manca la sensibilità per il racconto, non sarà certo la teoria a rimpiazzarla (lettera ad un professore inglese).

Proseguo con un aneddoto che, sempre nelle Lettere, riporta Flannery O’Connor e che fa riferimento ad un lettera ricevuta da una studentessa. A questa studentessa, che le scrisse di essere troppo stupida per capire i suoi racconti e che le avrebbe fatto piacere capire che edificazione traesse da questi, la O’Connor le rispose che sarebbe stata più contenta se si fosse semplicemente divertita a leggerli senza farne ogni volta un problema algebrico. Flannery aveva raccontato questo episodio a Cecil Dawkins, aggiungendo:  “il genere di lettera che mi manda in bestia”.

E’ evidente quindi che per la scrittrice americana, una storia non deve contenere necessariamente un messaggio. Cito da Nel territorio del diavolo, sul mistero di scrivere ( ed.Minimumfax):

Alcuni credono che una volta compiuta l’immersione nella storia si risalga al significato ma per lo scrittore di narrativa l’intera storia è il significato in quanto esperienza in un’astrazione [..] 

e poi oltre 

[…] un brano di narrativa deve essere un’unità drammatica autosufficiente. Ciò vuol dire che deve recare in sé il significato  […] 

e ancora 

[…] quando scrivete narrativa state parlando con personaggi e azioni non di personaggi e azioni. il senso morale dello scrittore deve coincidere con il suo senso drammatico. 

Elisa Bedoni: il messaggio nel romanzo

Direi che tra i diversi scrittori (emergenti e non) che hanno risposto alla mia domanda “che messaggio ha voluto lanciare ai lettori con il suo romanzo?, l’unica che si è mostrata fuori dal coro ( e tenete conto che ne ho intervistati più di un centinaio negli ultimi anni) e che mi ha sorpresa per la sua risposta è stata la scrittrice Elisa Bedoni che ho intervistato per Cinquecolonne Magazine in occasione dell’uscita del suo romanzo “Il vento non si arrende”. L’autrice alla domanda di rito: C’è un messaggio che ha voluto lasciare ai lettori con il suo romanzo? Così mi ha risposto:

Non amo molto usare l’espressone lasciare messaggi perché mi dà l’idea di voler dire che ho qualcosa da insegnare agli altri, ma non mi sento di voler insegnare nulla a nessuno. Io voglio solo raccontare una storia e il lettore da quella storia, in base al proprio vissuto e alla propria sensibilità, elaborerà un messaggio, più di uno, un’indicazione adatta a sé . Mi è piaciuta un’espressione usata da Raul Montanari: “quando leggi non sei passivo ma sei un complemento d termine”.

Ecco questa frase esprime benissimo quello che penso. Quella storia che stai leggendo sta parlando a te, non sta parlando ai lettori in generale, ma a te come persona, con la tua personalità e particolarità. Ecco, a me quello che interessa quando scrivo è comunicar un’idea, un sentimento che spero abbiano la forza di palesarsi quanto più chiaramente possibile al lettore, perché la raccolga e la elabori per se stesso. Fondamentalmente, l’idea anche che volevo comunicare con il mio romanzo era quella dell’importanza dei legami veri, dei propri valori, degli ideali, dei propri sogni, che sono le ali che ci permettono di volare.

 Elisa Bedoni nasce a Melegnano, vicino Milano, nel 1974. Si laurea in veterinaria ma abbandona presto la ire un corso post-laurea in comunicazione scientifica. Si sposa nel 2004 e si trasferisce col marito in Sicilia, sull’Etna, dove avviano un’azienda agricola biologica, dedicandosi al lavoro in campagna, ai tre figli e all’accoglienza in varie forme di persone in difficoltà, fino a prendere in affido un’esuberante bambina di origini marocchine. Nel frattempo scopre che le piace scrivere e inventare storie.

Alla fine dell’articolo  vi lascio i link  dell’intervista all’autrice, della recensione del libro e del podcast Sommessamente, il podcast di Cinquecolonne Megazine nel corso del quale abbiamo affrontato con Elisa un tema molto interessante e certamente ha toccato ognuno di noi ed è il cambio di prospettiva che indirizza la nostra vita in una nuova direzione. 

Concludo il podcast di oggi invitandovi a riflessione sul tema  di oggi  e, come di consueto, vi esorto a raccontarmi il vostro punto vista sull’argomento e le vostre esperienze

Grazie per essere stati con me e vi invito a seguire il mio prossimo podcast #Sviscerandoconl’autore

Per approfondimenti:

“Il vento non si arrende”  di Elisa Bedoni, intervista inCinquecolonne Magazine

Recensione de “Il vento non si arrende”  di Elisa Bedoni in Sguardo Ad Est

Sommessamente #11 – La nostra Biblioteca di Babele con Elisa Bedoni

Recensione dei Il cielo è dei violenti di Flannery O’Connor

“Sola a presidiare la fortezza, Lettere”, Minimunfax, 2012

“Nel territorio del diavolo, sul mistero di scrivere” Minimunfax, 2019

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