“Il saluto di Ubu” di Enrico Baj

La Patafisica di Enrico Baj: non senso, ironia e assurdo
La Patafisica di Enrico Baj
“Il saluto di Ubu” di Enrico Baj è un tocco di allegria e di colore tra le vie dello shopping di San Benedetto del Tronto. Se avete deciso di fare due passi in uno dei luoghi della movida più interessanti delle Marche, San Benedetto, è un’ottima scelta. La via principale dello shopping mi ha affascinata perché ogni stradina laterale è abbellita da una scultura. La cosa mi ha incuriosita fin da subito e così ho iniziato a fotografarle (tutte!) e a documentarmi sui loro autori e sul loro significato.

Il saluto di Ubu” di Enrico Baj si trova lungo il corso Moretti e si richiama alla Patafisica, una corrente artistica fondata da Alfred Jarry (1873-1907), uno scrittore e drammaturgo francese a cui aderì anche Baj nel corso della sua esperienza artistica. Ubu, però, non è un’invenzione di Enrico Baj.Il suo aspetto, infatti, si richiama ad una maschera teatrale inventata daAlfred Jarry per una trilogia di opere teatrali.
Ma cos’è la Patafisica? E’ una sorta di scienza del nonsenso, dell’ironia e dell’assurdo. Secondo il suo inventore, la Patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie, è la scienza che studia il dettaglio e il particolare delle cose, liberandosi dal pregiudizio di una visione condizionata dall’abitudine. Per evidenziarne i principi, Alfred Jarry portava l’esempio dell’orologio da polso che siamo abituati a considerare tondo e che invece diventa rettangolare o schiacciato se lo guardiamo lateralmente! Tutti i torti non li ha…
“Il saluto di Ubu” di Enrico Baj
Chi, come Enrico Baj, aderiva alla Patafisica, concepiva la realtà delle cose in modo grottesco e ironico, e nel caso de “Il saluto di Ubu”, Enrico Bajne sottolinea l’elemento immaginario, gioioso e fantastico. La statua mi ha colpita perché mi ha riportata subito alla mente un fantoccio vudù dalle dimensioni esasperate, ma non mi ha spaventata, anzi, mi ha terribilmente incuriosita e quindi mi sono avvicinata e ho iniziato ad esaminarla.
Non mi meraviglio se a qualcuno richiama alla mente una bambola africana di buon augurio, o un totem, o una statuetta primordiale. “Il saluto di Ubu” di Enrico Bajsollecita la fantasiadi tutti, ed è inevitabile che si presti a mille interpretazioni.
La scultura è posta al centro di un cerchio di marmo, uno dei tanti luoghi della movida sanbenedettese, ogni sera d’estate preso d’assalto da decine di giovani che lì si appollaiano per passare qualche ora di svago in compagnia di un manipolo di amici e diversi cocktail.

Se ci avviciniamo, noteremo che “Il saluto di Ubu” di Enrico Baj è costellato di pietre colorate. Disegni, fiori e animali variopinti gli adornano il capo e pezzi meccanici posti nei punti giusti ci richiamano alla mente occhi, naso e bocca. Le braccia sono alzate per salutarci? Per lanciarci qualche anatema? Per spaventarci? Sicuramente ci strappa prima un sorriso, ci mette allegria e poi tutto il resto…
Chi era Enrico Baj
Enrico Baj (1924 -2003) è stato un pittore, uno scultore e un saggista. Nel 1951 fondò il Movimento della Pittura Nucleare, un linguaggio rispondente alle nuove forme dell’uomo, cioè quelle dell’universo atomico. Enrico Baj, fondatore del movimento insieme a Sergio Dangelo (1932), era fortemente suggestionato dall’atomica di Hiroshima e Nagasaki e alcune sue figure, dalle forme allungate e a spirali, ne richiamano la tragedia.

Nel 1953, invece, fondò il Movimento internazionale per una Bauhaus immaginista, che si richiamava al primo Bauhaus, in netta contrapposizione con il nuovo Bauhaus, quello di Ulma, favorevole all’industrial design.
Enrico Baj collaborò inoltre a diverse riviste di avanguardia e pubblicò numerosi libri tra cui “Fantasia e realtà” con Guttuso. Espose alla Biennale di Venezia e alla Trenale di Milano. Nelle sue opere utilizzava disparati materiali (legno, stoffe, tubi idraulici) che lavorava con tecniche diverse, tra cui il collage e il dripping.
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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