Da un ceppo di acanto prende vita uno tra i più grandi bassorilievi realizzati nel mondo classico: il fregio a girali dell’Ara Pacis

fregio a girali dell’Ara Pacis

La natura partecipa alla nuova età dell’oro

Il fregio a girali dell’Ara Pacis è una parte della decorazione dell’Ara Pacis, un altare monumentale dedicato alla Pace augustea. Ci troviamo nel cuore di Roma, una zona che l’imperatore Augusto scelse in epoca classica per i suoi grandi monumenti celebrativi. Precisamente, siamo nel Rione Campo Marzio (Rione IV) difronte al Mausoleo di Augusto, da poco riemerso a nuova vita dopo una recente ristrutturazione del contesto urbano adiacente. 

Sono certa che avete già avuto modo di ammirare il bellissimo monumento dell’Ara Pacis, ma ritornateci per osservare nel dettaglio queste decorazioni pazzesche che forse vi sono sfuggite. Qui l’elemento naturale si prende il suo posto di primo piano e si erge a simbolo di una nuova era.

L’Ara Pacis Augustae è decorata riccamente su tutti e quattro i lati. Ma è il fregio in basso che ha attratto da subito la mia attenzione. Il marmo sembra germogliare: grandi cespi di acanto alimentano steli, volute, palmette, viticci, edera, alloro, vite e fiori. Non è una semplice cornice ornamentale, ma una natura ideale, ordinata e inesauribile, che traduce in immagini la promessa augustea di prosperità.

La composizione nasce da vigorosi cespi centrali e si sviluppa con una simmetria mai rigida: ogni curva genera una nuova foglia, un fiore o un piccolo essere vivente. Tra la vegetazione si nascondono inoltre uccelli, insetti, rettili e altri animali, e in origine, venti cigni scandivano il ritmo del fregio. Questa abbondanza allude al ritorno dell’Età dell’oro, ma anche alla pax deorum, l’armonia con gli dei. Quest’ultima era considerata la garanzia primaria per la sopravvivenza, la salute e la potenza politica e militare di Roma, armonia resa possibile, secondo il messaggio politico del monumento, dall’avvento di Augusto.

Foto di hans true hogweed da Pexels

Il fregio a girali dell’Ara Pacis: perché proprio l’acanto? 

Avete mai guardato con attenzione i capitelli delle colonne che puntellano Roma ( e non solo ovviamente). Sono certa che sapete benissimo che il fregio che ne incornicia la parte superiore è ispirato alla pianta di acanto. Perché nell’antichità ci si ispirava a questo vegetale particolare e non ad altri? Beh, le motivazioni sono diverse, tra cui la forma, la tradizione artistica e il significato. La sua fortuna nel tempo, però, derivava essenzialmente dal fatto di essere una pianta particolarmente adatta alla stilizzazione.

capitelli corinzi, foto di dezalb da Pexels

Le grandi foglie dell’Acanthus mollis e dell’Acanthus spinosus presentano nervature marcate, punte nette e margini ondulati. Queste caratteristiche offrivano agli artigiani una straordinaria varietà di effetti: rilievi profondi e ombre drammatiche, alternanza di pieni e vuoti, punte che si ripiegano, foglie sovrapposte e passaggi fluidi verso steli e volute.

Il motivo scolpito non è sempre la copia fedele di una specie botanica: è una forma artistica sottoposta a simmetria, ritmo e geometria. Proprio questa duttilità spiega perché le sue foglie erano perfette per generare nei fregi una vegetazione potenzialmente infinita. Così come, risultavano perfette per avvolgere il nucleo a campana del capitello corinzio, mascherando il passaggio fra il fusto verticale della colonna e l’elemento orizzontale sostenuto.

Cos’è l’Ara Pacis e perché fu costruita?

L’Ara Pacis Augustae è un altare monumentale dedicato alla Pace augustea a seguito del ritorno dell’imperatore dalle province di Gallia e Hispania. Il Senato ne decretò la costruzione nel 13 a.C. mentre l’attribuzione ufficiale avvenne nel 9 sec. a.C.

Il complesso è formato da un altare vero e proprio racchiuso da un recinto marmoreo con due ingressi. 

Iniziate ad ammirare questo splendido monumento accarezzando con lo sguardo tutto il perimetro esterno, girateci attorno. Noterete che il registro superiore riunisce scene mitiche e civiche: sui lati lunghi avanza una processione con sacerdoti, magistrati e membri della famiglia imperiale; sui fronti compaiono episodi connessi alle origini di Roma e immagini di pace, fertilità e vittoria. 

E ora soffermatevi ad ammirare il registro inferiore, lungo il quale corre il grande fregio vegetale. Spostatevi poi all’interno, in modo da apprezzare la bella decorazione che evoca una recinzione sacra arcaica e presenta ghirlande appese a bucrani (cioè crani bovini rituali) [FIG.1].

La funzione era religiosa e politica insieme. Il monumento serviva principalmente come altare per sacrifici religiosi dedicati alla dea della Pace (Pax) ma anche come grande monumento celebrativo della politica di pacificazione dell’imperatore Augusto. 

Oggi il monumento si trova sul Lungotevere in Augusta, nel museo progettato da Richard Meier, ma non è nella posizione originaria;  dopo secoli di interramento e dispersione, infatti, i  frammenti furono ricomposti nel 1937-1938. L’edificio attuale, inaugurato nel 2006, protegge il marmo da inquinamento, umidità e sbalzi ambientali.

Un giardino di marmo che racconta la pace

La precisione botanica del fregio a girali dell’Ara Pacis convive con l’invenzione. Dall’acanto spuntano specie diverse, accostate in una pianta impossibile: vite, edera, alloro, palmette e fiori di varia forma. Alcuni studiosi hanno letto questa fusione come un’immagine di innesto, cioè della capacità romana di integrare popoli, territori e tradizioni in un unico organismo. È un’interpretazione suggestiva, non una certezza assoluta; resta però evidente che la varietà è governata da un ordine centrale. Il fregio rende così visibile l’ideale augusteo: molte forme, una sola armonia.

[FIG.1] Bucranio all’interno dell’altare

Se pensiamo che in origine il rilievo non appariva bianco (le sculture antiche erano colorate), potete immaginare come i pigmenti e i contrasti avrebbero reso più leggibili e affascinanti bacche, ali, petali e piccoli animali.

In quest’ottica si capisce perfettamente l’importanza che aveva il fregio vegetale all’interno del monumento. La rappresentazione di una natura abbondante si figurava senza perdere il controllo della composizione. Ed era proprio questo equilibrio a rendere il fregio congeniale al programma augusteo: dopo il disordine delle guerre civili, la vita torna a espandersi, ma all’interno di un ordine politico e cosmico. La stessa pianta che nei capitelli fa sembrare vivo il sostegno architettonico, sul recinto dell’altare fa apparire la pace come una forza organica che cresce e si rinnova.

L’Ara Pacis  è, quindi, propaganda certamente, ma è affidata anche alla seduzione della natura. Guardare l’Ara Pacis dal basso verso l’alto significa seguire un percorso: dalle radici e dagli animali del fregio alla storia di Roma, alla famiglia imperiale e agli dèi. Nel “giardino di marmo” la pace augustea diventa qualcosa che germoglia, si riproduce e promette durata. Proprio questa fusione di arte, religione, botanica e politica rende il fregio a girali dell’Ara Pacis uno dei capolavori più potenti e moderni dell’antichità romana.

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