La bella Fontana dei Libri a Roma racconta storia di martiri e antichi mestieri

Un piccolo monumento romano tra cultura e fede
Amo i libri, e questa fontana è una delle mie preferite, è inutile dirlo. La bella Fontana dei Libri a Roma è una delle 8 sorelle realizzate dallo scultore e architetto Pietro Lombardi (1894 – 1984). Quest’ultimo fu ingaggiato per sostituire le vecchie fontane in ghisa con fontane che richiamassero i simboli dei Rioni, legati alla storia e alle tradizioni del quartiere come vi racconto nell’articolo dedicato alla Fontana degli Artisti.
Nel rione Sant’Eustachio, in Via degli Staderari, un piccolo vicoletto molto battuto dai turisti perché conduce direttamente a Piazza Navona, c’è una fontana, bellissima, sola soletta, incastonata nel muro di Palazzo della Sapienza al cui interno è ospitato l’Archivio di Stato.
Le caratteristiche della Fontana dei Libri
Dopo aver riempito d’acqua la vostra borraccia, prendetevi qualche minuto per apprezzare i dettagli di questa bella Fontana. Non vi aspettate la tipica teatralità barocca delle più rinomate fontane di Roma. Qui si contempla e si fa omaggio alla cultura e alla conoscenza. I libri sono l’elemento che la caratterizzano.

Un’edicola in travertino sormontata da un arco su cui spicca l’iscrizione S.P.Q.R ci mostra 4 tomi antichi, uno a destra e uno a sinistra, che richiamano l’antica Università la Sapienza. Al centro dei libri campeggia una bella testa di cervo, il cui palco fa da cornice al nome del Rione.
L’acqua zampilla da entrambi i lati da piccoli forellini posti sopra e sotto i libri.
Perché è rappresentato un cervo? Il cervo è il simbolo del Rione Sant’Eustachio, che trovate peraltro in cima alla Basilica di Sant’Eustachio nell’omonima piazza.
Infine, le cinque sfere nella parte superiore della scultura, si richiamano simbolicamente alla famiglia Medici,proprietaria del vicino Palazzo Madama. In realtà si tratta solo di un richiamo e non di un legame diretto, in quanto lo stemma dei Medici ha 6 bisanti (o sfere) anche se nel corso del tempo il numero poteva variare da 3 a 10.
Come dicevo, il richiamo è anche rafforzato dalla presenza di Palazzo Madama nelle vicinanze, proprietà dei Medici fin dal ‘500. Infine, poiché nel medioevo il bisante era una moneta d’oro, il richiamo alle attività bancarie e finanziarie della famiglia dei Medici si fa ancora più evidente.
Un cavaliere, una caccia e un cervo: la leggenda di Sant’Eustachio
Tutto inizia con Placido, alto ufficiale romano al tempo dell’imperatore Traiano, che ancora non aveva preso il nome di Eustachio. Alcune fonti ambientano la leggenda a poca distanza da Tivoli, sui monti della Mentorella, durante una battuta di caccia. Placido insegue un cervo particolarmente maestoso che non scappa, ma lo conduce verso un luogo isolato. Quando il cervo si ferma, Placido è pronto a colpirlo ma l’animale si gira, lo guarda e gli mostra una croce luminosa tra il suo maestoso palco. A quel punto, una Voce lo chiama per nome chiedendogli perché perseguita Gesù che lui onora senza sapere.

Placido torna a casa e racconta l’accaduto alla moglie che insieme al marito si reca dal vescovo per farsi battezzare. Da quel momento entrambi cambieranno nome e Placido assumerà quello di Eustachio. Il cervo quindi da animale della foresta si trasforma nella Rivelazione, che segna il passaggio dalla sua vita pagana a quella cristiana.

Ovviamente, per i cristiani dell’epoca la vita non era affatto semplice. Martìri e persecuzioni erano all’ordine del giorno. Eustachio, infatti, subì duri colpi: perse tutti i suoi beni e la famiglia venne dispersa. Solo, e costretto alla sopravvivenza, però, ebbe un colpo di fortuna. L’imperatore Traiano aveva memoria del suo valore e incaricò di cercarlo. Il quadretto familiare si ricompose perché nel frattempo anche la moglie e i figli si ricongiunsero a lui. Ma la serenità durò poco. Sotto l’imperatore Adriano, l’intera famiglia si rifiutò di adorare gli dei pagani e furono condannati a morte. Tutta la famiglia fu data in pasto alle belve ma sopravvissero, perché queste non li toccarono. Successivamente, furono chiuse in un toro di bronzo arroventato (il toro di Falaride) e qui trovarono la morte. Quando, però, aprirono il toro, i lori corpi apparvero intatti…
Il simbolo del cervo che rappresenta la chiamata alla conversione è quindi strettamente legata alla scelta di vita di Eustachio, divenendo il simbolo del Santo. Questo è il motivo per cui il cervo incastonato nella Fontana dei Libri a Roma non è un semplice ornamento ma un simbolo che rimanda direttamente al Rione e alla sua leggenda.
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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