La statua di Puškin a Villa Borghese ricorda il 6 giugno: una data e una doppia nascita

La statua di Puškin a Villa Borghese ci ricorda che il 6 giugno è una giornata speciale, non solo per la Russia che celebra la Giornata della lingua russa, ma per tutti gli amanti delle lettere che in questo giorno ricordano la nascita di uno dei poeti e scrittori più amati di tutti i tempi: Aleksandr Puškin ( Mosca 06 giugno 1799 – Mosca 29 gennaio 1837).

Solitamente, a piazzale Madama Letizia dove si trova la statua del poeta russo, capita spesso di notare piccoli nugoli di persone intente ad ascoltare. Non di rado, infatti, comunità russofone, associazioni culturali e appassionati di letteratura organizzano letture poetiche e ritrovi commemorativi in onore del poeta russo. E il 6 giugno è proprio uno di questi giorni!

Un omaggio internazionale: la statua di Puškin a Villa Borghese

Il monumento, inaugurato il 6 giugno 2000 è stato realizzato dallo scultore russo Yuri Orekhov e donata dalla città di Mosca a Roma come segno di amicizia culturale e diplomatica. 

L’inaugurazione ebbe un forte rilievo istituzionale perché vi parteciparono il presidente russo Vladimir Putin, il sindaco di Mosca Yury Luzhkov e l’allora sindaco di Roma Francesco Rutelli. Il monumento ritrae Puškin seduto, in atteggiamento meditativo, proprio come farebbe un uomo del pensiero e della parola. 

La scelta di collocare la statua a Villa Borghese è significativa, perché inserisce Puškin in un percorso internazionale di autori e personalità ricordati nello spazio pubblico romano, tra cui il mio amato Gogol’ a pochi passi. 

Il monumento rientrava, inoltre, in uno scambio culturale tra Roma e Mosca, che vide anche la collocazione di un omaggio a Dante nella capitale russa. Sul basamento compaiono versi che evocano l’Italia come terra di bellezza e di alte ispirazioni, rafforzando il ponte ideale tra le due culture.

Puškin, però, nonostante il suo amore per l’Italia che amava e idealizzava, non c’era mai stato…

Yuri Orekhov: lo scultore che fece di Pushkin una presenza universale

Yuri Grigor’evič Orekhov, nato nel 1927 e scomparso nel 2001(l’anno dopo l’inaugurazione del monumento), è stato uno dei maggiori scultori monumentali russi del secondo Novecento. La sua produzione comprende monumenti, busti, ritratti e grandi opere pubbliche disseminate in Russia e all’estero. Un tratto importante, però, emerge dal suo percorso: il rapporto privilegiato con Puškin.

Orekhov “soffriva”, infatti, di una vera e propria “Puškinianìa”, evidente nei monumenti dedicati al poeta russo e disseminati in diverse città come Minsk, Vienna, Parigi, Baku e Roma. Ciò chiarisce come la statua di Villa Borghese non sia affatto un lavoro isolato, bensì il frutto di un interesse artistico coerente e profondo. 

Orekhov vedeva evidentemente in Pushkin una figura capace di rappresentare la cultura russa in modo universale. È anche per questo che il monumento romano riesce a comunicare solennità, ma anche intimità e memoria storica.

La Giornata della lingua russa

In coincidenza con la nascita di Aleksandr Sergeevič Puškin si celebra la Giornata della lingua russa, riconosciuta anche dalle Nazioni Unite come Russian Language Day.

Se il russo moderno possiede una grande forza espressiva, capace di unire tono colloquiale, raffinatezza stilistica e profondità poetica, gran parte del merito va proprio a Puškin!

Prima di lui, la scrittura russa appariva spesso infarcita di modelli stranieri, divisa tra registri aulici e forme ancora poco aderenti alla lingua viva. Puškin operò una sintesi decisiva e portò nella letteratura la naturalezza del parlato, la precisione del verso, la ricchezza della tradizione colta e la flessibilità del racconto moderno. 

L’opera di Puškin segna il punto in cui la letteratura russa entra pienamente nella modernità.

Questa capacità di armonizzazione fece di lui un autore di svolta. Molti grandi scrittori successivi, come Gogol’, Dostoevskij, Turgenev, e Tolstoj (solo per citarne alcuni), riconobbero in lui un’origine e un modello. Nella memoria collettiva russa, Puškin è il simbolo della lingua nazionale, diventata pienamente cosciente delle proprie possibilità.

Nonostante la sua breve esistenza (Puškin morì a soli 37 anni in un duello che si incaponì a portare avanti per far tacere le malelingue), la sua opera fu sufficiente a cambiare in modo irreversibile la storia della letteratura russa.

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