Stalking Chernobyl vince come miglior documentario

Stalking Chernobyl: Exploration after Apocalypse (Ucraina, USA

Oggi Chernobyl è assimilabile a una specie di Disneyland, e la regista spiega perché nel suo documentario

SiciliAmbiente Film Festival

Stalking Chernobyl: Exploration after Apocalypse (Ucraina, USA) vince la XII edizione di SiciliAmbiente come miglior documentario. Il film della regista brasiliana Iara Lee, è dedicato a tutte le persone che hanno sacrificato le proprie vite,  lavorando a Chernobyl come pompieri, bio-robot e liquidatori.

I liquidatori erano persone addette a pulire gli scarti radioattivi la maggior parte dei quali concentrati nel terzo e quarto blocco. Poiché per il quarto blocco non ci riuscirono, furono usate persone-soldato chiamate bio-robot. Questi uomini avevano il compito in due minuti di spalare via il terreno contaminato e poi correre lontano: per molti però, il lavoro fu fatale. Il film inoltre, è dedicato alla memoria del regista Andrej Tarkoskij che con il film Stalker (1979) ha prefigurato l’evento di Chernobyl e che con il suo lirismo ha spinto Iara Lee a diventare regista  

Il documentario racconta Chernobyl a distanza di quasi trent’anni ed è stato premiato

 “per la capacità di rivelare le realtà sorprendenti che possono nascondersi sotto il velo tragico di uno dei più spaventosi disastri ambientali della storia recente. Mescolando i toni dell’indagine sociologica con il fascino di una narrazione di sapore fantascientifico, «Stalking Chernobyl: exploration after apocalypse» centra perfettamente l’obiettivo principe del genere documentaristico, ovvero raccontare lasciando parlare le immagini. Non servono commenti per sottolineare fin dove può spingersi la follia degli uomini, pronti a misurarsi nelle sfide più insensate, convinti di essere sempre i più forti e, proprio per questo, destinati all’autodistruzione”.

Chernobyl_Exclusion_Zone_(2015)

Stalking Chernobyl

Vi consiglio di guardare il documentario (che dura circa un’ora), perché Stalking Chernobyl è un film ricco di informazioni e fatti, almeno per me, completamente sconosciuti, proprio come la storia degli stalker. Si tratta di avventurieri illegali su cui si concentra la maggior parte del film e che da anni perlustrano la zona di esclusione di Chernobyl. In un paesaggio apocalittico, caratterizzato da alcune zone ancora radioattive, gli stalker praticano sport estremi, sono guide turistiche o artisti. Si muovono contaminando l’ambiente, alterando la storia e intervenendo nella natura che lentamente si è ripresa il suo spazio.  

Oggi Chernobyl è assimilabile a una specie di Disneyland. Nel film le guide turistiche intervistate dicono che a volte in un giorno possono arrivare fino a mille turisti. Ognuno ci va per una motivazione particolare. Chi per curiosità, chi per conoscenza, chi per fare urbex, ovvero esplorazione urbana associata spesso ad un’arrampicata tra le rovine dei palazzi, chi perché ci vede un posto romantico dove aleggia un’atmosfera fantasma ricca di suggestioni…

Il documentario si apre con la testimonianza di alcuni abitanti di Pripyat, la cui periferia distava appena a 2,5 km dalla centrale nucleare di Chernobyl. Pripyat era una città pensata per 80 mila persone, bella e immersa nella natura, che i suoi abitanti ricordano come un angolo di paradiso, puntellato di rose. La mattina del 26 aprile però la città si svegliò come in un sogno, senza rumori. Sembrava che dormissero tutti. Nessuno poteva immaginare…

La gente che viveva a 30 km da Pripyat fu allontanata dalle proprie abitazioni e la città di Pripyat evacuata in 2 ore. Le autorità dissero che a causa dell’esplosione della centrale di Chernobyl bisognava andare via per almeno 3 giorni portando con sé cibo e oggetti indispensabili. Molti quindi lasciarono a casa i propri animali con scorte di cibo, gioielli e vestiti, non sapendo che l’evacuazione sarebbe stata a vita…

Il documentario potete guardarlo

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