Le sfere multicolori di Annie Morris

Le sfere multicolori di Annie Morris

Una tragedia personale per dare vita ad opere di grande impatto emotivo

Annie Morris 

Le sfere multicolori di Annie Morris colpiscono per la sensazione di precarietà che trasmettono. Mi avvicino con un certo timore alle sue sculture colorate, perchè penso che anche la minima inclinazione del pavimento possa farle scivolare dal loro piedistallo. E poi i colori. Che belle le combinazioni cromatiche selezionate. Luminose e vivide. I suoi totem donano gioia e vivacità, tuttavia sono nate in un momento tragico della vita dell’artista. Le opere racchiudono un grande dolore, una tragedia personale che, però, ha in sé il soffio della speranza e dell’ottimismo.

Partiamo dall’inizio. Come al solito quando parlo di un’opera d’arte che mi ha colpita particolarmente, i pensieri e le emozioni prendono il sopravvento e dimentico sempre che voi, forse, quell’opera, non l’avete mai vista e che magari non conoscete neanche l’artista. E allora parliamone.

Mi sono imbattuta per la prima volta nei lavori di Annie Morris l’anno scorso quando ho visitato la Galleria Mucciaccia a Roma, di cui ho parlato ampiamente, per la scelta felice della selezione di artisti proposta al pubblico, tutti molto originali e interessanti.

Annie Morris è rinomata innanzitutto per le sue sfere coloratissime impilate in modo asimmetrico e che trasmettono un senso di perenne precarietà, un equilibrio che sembra rompersi da un momento all’altro proprio sotto i nostri occhi. In quelle sfere c’è un dramma personale. 

Nel 2010 il suo bimbo nasce morto e le dicono che non può più avere figli. Da quel momento tutta la sua emotività ed interiorità si riversa nell’arte, nelle sue sfere, in quelle forme che diventano simbolo di una vita mancata e che si trasformano in opere in 3D di gesso e sabbia. 

In ogni sfera c’è il segno e il dolore della sua gravidanza, ma attraverso i colori ( blu cobalto, rosso cadmio, verde veronese , ocra e turchese chiaro) Morris esprime anche tanta forza. Le sue sculture, infatti, sono totem, torri potenti di speranza, un inno alla vita e alla sua fragilità. I suoi totem sono anche una sorta di monumento che vuole rappresentare quella piccola creatura che non ha mai potuto incontrare. 

Le sfere multicolori di Annie Morris 

Nel corso degli anni le opere si sono trasformante. Morris intanto ha avuto due bambini e le sue sfere hanno iniziato a cambiare forma, diventando più appuntite e di diverse dimensioni. Non solo. L’artista ha iniziato, infatti, a pensare ad opere di grandi dimensioni da poter esporre all’esterno. Morris ha  iniziato così a lavorare il bronzo, realizzando strutture alte anche fino a 4 metri.

Come dicevo, una delle tante cose che mi hanno colpita della Morris sono stati gli accostamenti di colori. La sua palette personale catalizza la nostra attenzione verso la sua scultura. Poi scopro che in realtà l’artista ha una vera e propria ossessione per il colore, che risale ai tempi dell’università, quando studiava a Parigi. 

La Morris passava ore interminabili a studiare e guardare i pigmenti grezzi che i negozi di settore esponevano. Ce n’era uno in particolare, proprio accanto alla sua università, chiamato Sennelier, dove Picasso andava ad acquistare i suoi colori, e che era il preferito della Morris. 

Nel tempo l’artista ha sperimentato le sue tecniche e i suoi pigmenti su diversi materiali. Un’altra delle cose che mi ha colpita particolarmente delle sue opere è come i pigmenti naturali e artigianali che l’artista usa, si trasformano sul suo materiale.  Quando il colore si asciuga, la superficie delle sfere sembra che diventi di velluto, ti viene voglia di accarezzarlo. L’effetto ottico risultante è davvero suggestivo. 

Annie Morris  è nata nel 1978 e vive e lavora a Londra. La sua ultima personale (2020) è stata alla Timothy Taylor Gallery mentre la sua ultima collettiva alla galleria Mucciaccia con ColorSpace a Roma (2021). 

Se il post ti è piaciuto, metti “mi piace” sulla mia pagina facebook o “like” su questo articolo. Grazie!

Fonti: 

Catalogo ColorSpace, Silvana Editoria, 2021

Timothy Taylor Gallery

0 Comments

Leave A Comment

You must be logged in to post a comment.

Translate »