L’America invisibile negli scatti di Francesco Conversano a Roma

Francesco Conversano

Along the blue Highways al Museo di Trastevere 

Sono scatti ruvidi quelli che cerca Francesco Conversano tra il 1999 e il 2017 quando intraprende un viaggio nell’America rurale, lungo le strade secondarie degli Stati Uniti. Regista e fotografo di fama internazionale, Conversano ha raccolto una serie di fotografie effettuate durante le riprese dei tanti film e documentari che raccontavano gli Stati Uniti d’America nei suoi momenti cruciali. Lungo le strade blu è un percorso nell’immaginario dell’autore ma anche in quello collettivo, che si focalizza sui simboli indelebili, specialmente quelli pop, che l’America ha lasciato nella fantasia di tutti. 

Francesco Conversano è autore del “cinema del reale”, una forma d’arte che esplora la realtà attraverso il documentario e che, nello stesso tempo, la rielabora creativamente. Ecco allora che le strade secondarie dell’America riemergono in tutta la loro forza, sospese tra sogno e realtà, restituendoci immagini tristi e sconfortanti di un’America quasi apocalittica e solitaria, relegata ai margini delle grandi metropoli.

I luoghi raccontati da Francesco Conversano sono sempre connessi alla gente che li vive; essi mostrano una realtà che ci riporta indietro nel tempo e che intreccia memoria e contemporaneità. 

Emerge da un potente bianco e nero, un mondo fatto di industrie abbandonate, gente solitaria, aree di servizio in mezzo al nulla, la mitica e abbandonata Area 5 e tanto altro.

La mostra, visibile al Museo di Trastevere a Roma fino al 04 ottobre 2026, si articola in tre sezioni: PaesaggiSegni e Volti, che esaltano le forme del noir e del technicolor.

Paesaggi

Nella sezione dedicata ai Paesaggi, Francesco Conversano esplora le blue highways, le autostrade blu, cosiddette per il colore scelto nel famoso atlante stradale Rand McNally, una guida cartacea storica (che si pubblica ininterrottamente dal 1924) usata per orientarsi nei viaggi on-the-road ilungo il Nord America. 

Paesaggi è una sorta di viaggio antropologico tra le realtà isolate e la gente del midwest. Qui si trovano luoghi che sonopresidio di una globalizzazione che li sfiora soltanto e in cui la vera realtà sembra essere esclusivamente la memoria. 

Francesco Conversano trasforma in poesia questi scatti che colgono, attraverso le persone e gli spazi scelti, l’anima profonda di un Paese, con le sue differenze e peculiarità.

Ecco allora stagliarsi case in legno, isolate, su cui si affaccia un orizzonte deserto, e in cui la percezione della presenza umana si ha solo attraverso qualche camicia svolazzante, appesa a un filo. Particolarmente suggestivi sono anche i volti che abitano la periferia di Cleveland e che mostrano i segni della grande crisi finanziaria dei mutui nel 2008. All’epoca la città diventò il centro della crisi e migliaia di case furono abbandonate.

In molti di questi scatti e nell’intera serie di documentari “Strade blu. Storie dalla provincia americana” di cui questa mostra è figlia, ci sono continui riferimenti all’immaginario americano, proveniente dalla letteratura, dal cinema dalla pittura, dalla poesia e dalla musica.  

Foto di operaio in un campo nel mezzo del nulla nei pressi della cittadina di Atomic City, Idaho. 
All'epoca della foto (2003) Atomic City contava 16 abitanti. Fu luogo di esperimenti nucleari già dagli anni ‘50 e progressivamente abbandonato nel corso degli anni.
la Mostra al Museo di Roma in Trastevere racconta un'America invisibile attraverso gli scatti di Francesco Conversano.
Carcere di Phoenix. In questa prigione chiamata Tent City venivano deportati e reclusi i  migranti latini che attraversavano il confine tra il Messico e l’Arizona. Lo sceriffo Joe Arpaio,  che si autodefiniva il più duro sceriffo d’america, era noto per le sue posizioni anti immigrazione e per le sue pratiche controverse di detenzione. Arpaio costringeva i prigionieri ad indossare biancheria intima di colore rosa e vecchie tute carcerarie a righe bianche e nere. I detenuti erano derisi, offesi e umiliati.  Questa foto è stata scattata durante le riprese del film documentario Muri (2011)
 

Segni

Nella sezione dedicata ai segni, invece, Francesco Conversano ci rimanda a quei cartelloni, pubblicità e insegne, simbolo della cultura pop che è entrata a far parte anche della cultura europea a partire dagli anni ’60. Dalla metà del Novecento, l’arte si è imposta nella vita quotidiana con messaggi ammiccanti, prorompenti, colorati e vivaci. Come non pensare subito alla pubblicità della Coca Cola che, insieme ad altri marchi e a manifesti originali, hanno reinventato gli spazi delle praterie e dei deserti americani. 

Volti

La sezione della Mostra dedicata ai volti è particolarmente suggestiva ed è composta da ritratti di persone incontrate lungo il viaggio di Francesco Conversano. Ogni personaggio inquadrato ha negli occhi la storia di un luogo, che si intreccia indissolubilmente con quella personale, fatta di solitudine o di nostalgia. 

Di grande impatto sono i volti impauriti dei migranti lungo il confine messicano, oppure il viso solitario dell’operaio di Athomic City che ho scelto per la copertina dell’articolo, oppure ancora quello aspro di un pescatore di ostriche della Florida.

Lungo le strade blu di Francesco Conversano è una mostra molto originale, una splendida osmosi tra paesaggio ed esperienze personali, in cui ogni volto e ogni singolo oggetto abbandonato nello spazio immenso ci proietta in una realtà a tratti inquietante e a tratti dolorosa. 

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