{"id":4278,"date":"2020-07-25T07:26:00","date_gmt":"2020-07-25T07:26:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sguardoadest.it\/new_blog\/?p=4278"},"modified":"2020-07-29T21:07:49","modified_gmt":"2020-07-29T21:07:49","slug":"stille-di-sale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sguardoadest.it\/new_blog\/stille-di-sale\/","title":{"rendered":"Stille di sale"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">di Gabriella Sardo<\/h2>\n\n\n\n<p>\u00abVorresti un figlio da me?\u00bb<br>\nQuella mattina Alfredo si svegli\u00f2 rivolgendo a Bianca questa domanda, come fosse la prima volta<br>\nche l\u2019idea prendesse forma dentro di lui. Ma Bianca non aveva nessuna intenzione di rispondergli.<br>\nAvevano litigato, sere prima, e lei era andata a letto senza di lui, senza la voglia di riconciliarsi.<br>\nNon era mai accaduto. Lei lo aspettava sempre sveglia, tutte le volte che litigavano, e poi, quando<br>\nlui arrivava a letto, lo avvolgeva in un abbraccio. Era il suo modo di chiedere scusa o di dirgli \u201cTi<br>\nperdono!\u201d.<br>\nQuella volta, per\u00f2, era stato diverso: si era sentita ferita, di pi\u00f9, lacerata. Aveva atteso, per mesi, che<br>\nil brutto momento passasse, che le cose si mettessero a posto. E mese dopo mese erano gi\u00e0 trascorsi<br>\nquattro anni da quando avevano iniziato la loro relazione.<br>\nIl tempo non dava tempo e lui continuava ad ignorare quel desiderio di maternit\u00e0 fortemente<br>\nespressogli da Bianca. Lei non gli aveva mai taciuto il suo sogno. Gliene aveva parlato sin dal<br>\nprimo incontro, senza alcun imbarazzo; voleva che lui lo sapesse \u201cperch\u00e9 non le rimproverasse, un<br>\ngiorno, di averlo irretito e messo in gabbia senza via d\u2019uscita\u201d. Sorrideva, mentre glielo diceva.<br>\nMa Alfredo aveva pensato che quel bisogno di maternit\u00e0 le sarebbe passato \u2013 come fosse un<br>\nraffreddore di stagione \u2013, una volta conosciuti i figli che lui aveva avuto da un\u2019altra donna.<br>\nNon capiva \u2013 o fingeva di non capire \u2013 che Bianca voleva sentir crescere in grembo la S U A<br>\ncreatura \u2013 che poi i figli non sono di nessuno e questo lei lo sapeva, ma non era quello il momento<br>\ndi pensarci-; voleva avere la possibilit\u00e0 di accudire il proprio piccolo, cullarlo tra le sue braccia,<br>\naccompagnarlo nella sua crescita, sentirsi chiamare \u201cmamma\u201d. Un figlio, forse, le avrebbe dato<br>\nl\u2019opportunit\u00e0 di rappacificarsi con il suo essere figlia, di diventare la madre che avrebbe desiderato<br>\nper s\u00e9.<br>\nFu in un acceso confronto, quella sera, che lui aveva messo in chiaro le cose: \u201cIO NON VOGLIO<br>\nALTRI FIGLI!\u201d. Con questa spietata affermazione aveva concluso il suo discorso. Erano sempre di<br>\npoche parole, le risposte di Alfredo, ma talvolta affilate.<br>\nUna sentenza che non ammetteva repliche. Aveva anche ribadito che lui l\u2019aveva detto sin<br>\ndall\u2019inizio. Perfetto! Erano stati chiari entrambi. E come era possibile che avevano \u201csin dall\u2019inizio\u201d<br>\nespresso idee cos\u00ec contrapposte e si erano abbandonati ugualmente ai loro sentimenti?<br>\nPensavano davvero che l\u2019uno si sarebbe ammorbidito o l\u2019altra avrebbe desistito?<br>\nE cos\u00ec, si erano ritrovati a vivere sotto lo stesso tetto. Da tre anni. Ed erano arrivati a un bivio, ad un<br>\naut aut che non prevedeva una terza via.<br>\nQuella mattina dunque Alfredo, dopo giorni di musi e di silenzi, aveva formulato la domanda come<br>\nfosse la prima volta, come se avesse preso coscienza solo allora di quello che da anni era un mantra<br>\nnella mente di Bianca.<br>\nLei, per\u00f2, non aveva alcuna voglia di rispondergli. Non lo sapeva gi\u00e0? Quale era il senso di quella<br>\ndomanda? Era retorica, s\u00ec, e allora si desse una risposta da solo!<br>\nEppure Alfredo sembrava essersi ammorbidito, voler abbandonare la posizione in cui si era<br>\narroccato sere prima. Forse le lacrime di Bianca gli avevano toccato il cuore. Temeva che quello<br>\npotesse essere l\u2019inizio della fine, che lei sarebbe tornata dalla sua famiglia \u2013 lasciata anni prima per<br>\nseguirlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse, si era detto, concederle una possibilit\u00e0 avrebbe rimesso le cose a posto. D\u2019altronde, non vi<br>\nera nessuna certezza che la sua cellula gametica potesse fecondare un corpo che aveva gi\u00e0 superato i<br>\nquaranta da qualche anno.<br>\nAlfredo amava sfoggiare di tanto in tanto, fuori dal suo ambiente di lavoro, il suo linguaggio da<br>\ninformatore medico-scientifico, lo trovava chic! Lessico tecnico, puntale, come era lui nella vita.<br>\nE cos\u00ec, prov\u00f2 ad accarezzarla, ad attirarla a s\u00e9. E quegli abbracci e quelle carezze sciolsero le<br>\nresistenze di Bianca.<br>\nMa la natura non si lascia piegare dalle preghiere n\u00e9 dal dolore.<br>\nA Bianca erano bastati 416 mesi sinodici (\u00e8 questa l\u2019espressione con cui viene indicato l\u2019arco<br>\ntemporale di circa 29 giorni in cui la luna ripete le sue fasi e a cui \u00e8 legato il ciclo femminile) per<br>\nmettere fine alla sua vita da donna. Cos\u00ec si era ferocemente espresso il medico a cui si era rivolta:<br>\n\u201cSignora, lei \u00e8 in menopausa!\u201d<br>\nNessun giro di parole, nessun preambolo per mitigare quel tragico responso. Nessuna piet\u00e0.<br>\nBeh, la medicina \u00e8 scienza, non \u201cFavole al telefono\u201d! Non erano i racconti di Rodari che tanto<br>\naveva amato da bambina e tanto amava leggere ai suoi piccoli della primaria. Dopo anni di<br>\nprecariato, finalmente, Bianca era riuscita ad ottenere il suo posto di ruolo nel bel capoluogo siculo.<br>\nNon si gira intorno alle cose: bisogna essere ONESTI. Questa era la scuola di pensiero del medico:<br>\nanche la madre di lui, disse il dottore, aveva preso coscienza della sua \u201cvecchiaia\u201d, appena entrata<br>\nin quella fase che Bianca non riusciva ancora a pronunciare.<br>\n\u201cEh s\u00ec, signora mia!\u201d Chiss\u00e0 perch\u00e9 quel possessivo, se quell\u2019uomo era incapace di empatia?<br>\n\u201cLa M E N O P A U S A \u2013 sembrava provarci gusto a scandire quella parola mortifera \u2013 porta con<br>\ns\u00e9 una serie di problematiche\u2026\u201d Ma Bianca non stava pi\u00f9 a sentirlo. Le orecchie le ronzavano, la<br>\ntesta vorticava e doveva ingoiare quel nodo che non le lasciava passare il respiro, inghiottire tutte le<br>\nlacrime che spingevano per venir fuori.<br>\nNon gliel\u2019avrebbe data la soddisfazione a quel MOSTRO! Ma quale corso di studi lo aveva reso<br>\nquell\u2019essere ripugnante senz\u2019anima? Da quale scuola era uscito quell\u2019abominevole Yeti dell\u2019ordine<br>\ndei ginecologi? Quale giuramento di Ippocrate lo aveva consacrato all\u2019arte eccelsa della Medicina?<br>\nBianca aveva preso la sua borsa, mentre lui ancora sciorinava il suo sapere, e senza neanche<br>\nsalutare, si era diretta verso l\u2019uscita per andare a riprendere il tram che l\u2019avrebbe riportata a casa.<br>\nNon c\u2019era da pagare: doveva solo ritirare il referto delle analisi.<br>\nNon sentiva il mezzo sferragliare, ma fluttuare sul binario unico della rete tramviaria da poco<br>\ninaugurata.<br>\nCon la testa poggiata sul finestrino della carrozza, Bianca provava a contenere il pianto, ma riusciva<br>\nsolo a trattenere i singhiozzi. Un uomo, sui sessanta, le sedeva di fronte. La osservava con<br>\ndiscrezione, comprendeva forse il suo dolore. E distoglieva lo sguardo, rivolgendolo altrove.<br>\nArrivata a casa, rimase al buio, con il referto della sua \u201cvecchiaia\u201d tra le mani, tremanti come il<br>\nresto del suo corpo. Stette cos\u00ec, paralizzata e in lacrime, fino all\u2019arrivo di Alfredo.<br>\nNon immaginava di trovarla al buio. Non si aspettava di dover raccogliere i suoi resti.<br>\nQuel pomeriggio, avrebbe dovuto accompagnarla lui dal ginecologo. Glielo aveva chiesto lei<br>\nespressamente, perch\u00e9 aveva quasi il sentore di una sentenza di morte. Lo avvertiva dentro di s\u00e9,<\/p>\n\n\n\n<p>non aveva dubbi, solo una speranza. E avrebbe voluto le sue braccia a sostenerla, la sua forza, il suo<br>\nconforto. Ma impegni improrogabili di lavoro lo avevano costretto ad un cambio di programma:<br>\n\u201cPotresti andare da sola?\u201d le aveva detto qualche giorno prima.<br>\n\u201cSe proprio non puoi accompagnarmi, andr\u00f2 da sola\u201d gli aveva risposto a malincuore Bianca.<br>\nE adesso era l\u00ec, seduta, illuminata appena dalle luci che filtravano da fuori.<br>\nLe si avvicin\u00f2, chiedendole cosa fosse successo. E l\u2019abbracci\u00f2.<br>\nMa lei non riusciva a parlare e tra i singhiozzi balbettava soltanto che lo odiava, che era colpa sua,<br>\nche aveva aspettato troppo, che non c\u2019era pi\u00f9 nulla da fare.<br>\nRimasero cos\u00ec a lungo. Allora Alfredo si era reso conto che quella ferita non si sarebbe pi\u00f9<br>\nrimarginata.<br>\nNon trovava le parole che avrebbero potuto darle un conforto. Cosa dire? Torniamo indietro?<br>\nNella sua mente risuonava la voce di Battiato:<br>\nSe penso a come ho speso male il mio tempo<br>\nche non torner\u00e0, non ritorner\u00e0 pi\u00f9\u2026<br>\nNe abbiamo avute di occasioni<br>\nperdendole, non rimpiangerle, non rimpiangerle mai\u2026<br>\nEra il suo modo di reagire, quando si trovava in difficolt\u00e0: canticchiava, in silenzio, per allontanare i<br>\nsuoi fantasmi o il suo senso di impotenza.<br>\nAttese mezz\u2019ora che Bianca si acquietasse. Poi le disse: \u201cTra poco vado a prendere Federico\u201d. Era<br>\nvenerd\u00ec, era il fine settimana utile per poter stare con suo figlio, il piccolo, quello che ancora voleva<br>\ntrascorrere del tempo con suo padre.<br>\nFurono le uniche parole che riusc\u00ec a pronunciare.<br>\nBianca, con una forza che veniva dai precordi, si ricompose e, senza dire una parola, and\u00f2 in<br>\ncamera: apr\u00ec l\u2019armadio, scelse il pantalone nero, semplice ma elegante, quello che tanto le piaceva<br>\nindossare per la vestibilit\u00e0 che esaltava le sue forme, senza eccessi; una maglia sagomata ma sobria,<br>\nun trucco leggero per nascondere i segni del suo pianto. Riprese la borsa che aveva lasciato in giro<br>\nsenza curarsi di cambiarla. Afferr\u00f2 le chiavi e mentre usciva gli disse: \u201cSalutami Federico\u201d.<br>\nNon si sentiva di assistere a tutte le smancerie, le coccole, i risolini, gli abbracci che era abituata a<br>\nvedere. Non avrebbe retto, quella sera. Meglio filarsela e ripiegare su una serata tra colleghi a cui<br>\naveva deciso di non partecipare.<br>\nLa sua fu una presenza smagata; si limit\u00f2 a sentire senza ascoltare, a sorridere dietro i sorrisi degli<br>\naltri. Ma fu per lei un balsamo. All\u2019uscita, volle proseguire verso il mare, lasciarsi accarezzare dal<br>\nsuo profumo. E sulle note di De Andr\u00e9, attravers\u00f2 la citt\u00e0 quasi deserta.<br>\nRaggiunse la Cala, il porticciolo turistico dentro il centro storico, e rimase in macchina a guardare le<br>\nimbarcazioni ormeggiate. Abbass\u00f2 il finestrino. Non si guard\u00f2 indietro. Ingoi\u00f2 le sue lacrime di<br>\nsale. Poi, chiuse gli occhi e ascolt\u00f2 il suo respiro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi pubblichiamo il racconto di Gabriella Sardo intitolato &#8220;Stille di sale&#8221;.<br \/>\nLeggete e votate! <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4280,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_uag_custom_page_level_css":"","footnotes":""},"categories":[364],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.8 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>Stille di sale - Sguardo Ad Est<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"http:\/\/www.sguardoadest.it\/new_blog\/stille-di-sale\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Stille di sale - Sguardo Ad Est\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"Oggi pubblichiamo il racconto di Gabriella Sardo intitolato &quot;Stille di sale&quot;. 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