{"id":3709,"date":"2020-06-23T20:10:00","date_gmt":"2020-06-23T20:10:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sguardoadest.it\/new_blog\/?p=3709"},"modified":"2020-06-28T18:56:23","modified_gmt":"2020-06-28T18:56:23","slug":"sale-e-argento-la-storia-di-mirjana","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sguardoadest.it\/new_blog\/sale-e-argento-la-storia-di-mirjana\/","title":{"rendered":"SALE E ARGENTO. LA STORIA DI MIRJANA"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">di Damiano Gallinaro<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>A Bakira Hasecic<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left\"><em> <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La\nragazza raccoglie la legna e la ordina con pazienza . Il fumo del camino sale\nnel cielo e si confonde con il fumo acre e biancastro delle acciaierie. Un\naltro inverno freddo sta per iniziare nella Citt\u00e0 del Sale e la ragazza alza\ngli occhi verso la montagna ripensando ai giorni terribili passati nella Citt\u00e0\ndell&#8217;Argento pi\u00f9 di dieci anni prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Una\nbambina con i capelli crespi fa capolino dalla porta di casa, la donna la\nguarda, le sorride e il suo \u00e8 un sorriso al tempo stesso dolce e amaro, come la\ntua terra. La saluta mentre va via, con un tenero bacio sulla fronte.<\/p>\n\n\n\n<p>Pela\nle patate e le mette in una pentola per farle bollire, prepara poi della\nverdura per la minestra. La bambina \u00e8 a scuola e cos\u00ec &nbsp;lei \u00e8 sola con il suo silenzio. Passa qualcuno\nper strada, lei saluta dalla finestra, questa citt\u00e0, pensa, \u00e8 ancora un posto\nin cui si pu\u00f2 vivere, un luogo da cui ricominciare. Ma la notte \u00e8 piena di\nincubi, quelli che nascono da quel posto in cui ci si rifugia quando siamo\nbambini, quel bambino dentro che ora \u00e8 stato violato e che urla nel buio\ndell&#8217;incubo.<\/p>\n\n\n\n<p>La\nragazza attraversa la strada statale che separa il piccolo quartiere collinare\ndove vive, dal centro della citt\u00e0 del Sale, le macchine sfrecciano veloci, e il\nfumo delle fabbriche si confonde ancora una volta con il cielo grigio. Non\nsarebbe mai voluta uscire soprattutto perch\u00e9 \u00e8 uno di quei giorni in cui tutto\nsembra cos\u00ec vivido, cos\u00ec terribilmente presente. Attraversa con calma la via\npedonale che porta alla piazza principale, saluta distrattamente alcune donne\nsedute sull&#8217;uscio di casa e si avvia verso un piccolo vicolo laterale. <\/p>\n\n\n\n<p>C&#8217;\u00e8\nun mare di ricordi nel cuore della ragazza che piange lacrime silenziose mentre\nsfrega le scale del palazzo signorile dove lavora. I ricordi, pensa, quasi\nsempre ti scavano dentro soprattutto quando non sono facili da mandare via.\nQuel giorno in cui tutto avvenne lei aveva iniziato la giornata come sempre,\nuna tazza di caff\u00e8 turco con un lokum, pitta al formaggio e un cucchiaio di\nyogurt &nbsp;kefir.Poi, in cerca di un&#8217;improbabile normalit\u00e0, era andata a\npasseggiare, aveva guardato la montagna che gi\u00e0 da tempo non era pi\u00f9 la montagna\nfelice dell&#8217;infanzia, &nbsp;nessuno era davvero\npronto a quello che sarebbe accaduto, nessuno, neppure quelli che avrebbero\ndovuto salvarla &#8230; salvarli.<\/p>\n\n\n\n<p>Non\nce la fa pi\u00f9 a continuare, deve cercare di ricacciare dentro il magone,\nl&#8217;angoscia, tra un po&#8217; la signora passer\u00e0&nbsp;\na salutarla e come sempre le passer\u00e0 la mano sul capo con un affetto che\nnon ha mai compreso, ma che le riempie l&#8217;anima, e non si pu\u00f2 che donare un sorriso\na chi ti dona amore, anche se nel cuore l&#8217;amore \u00e8 finito da tempo, celato dalle\nombre.<\/p>\n\n\n\n<p>E\ncos\u00ec, la mano della donna sfiora il capo della ragazza, ha delle uova fresche\nper la sua bambina, le dice. La ragazza sorride alla signora che a sua volta\nsorride stanca, neanche con lei la vita \u00e8 stata buona, anche se ha dovuto\nsoffrire un dolore diverso. La sua, riflette la ragazza, \u00e8 una terra di dolore,\nuna terra di infinite ed interminabili tragedie, ma da cui il suo popolo si \u00e8\nsempre rialzato. Le tragedie di un popolo sono le tragedie di singole persone\nche sommate fanno la terribile tragedia della storia, cos\u00ec affermava un suo\nprofessore al liceo. <\/p>\n\n\n\n<p>&nbsp;La ragazza guarda l&#8217;orologio \u00e8 gi\u00e0\nmezzogiorno, \u00e8 tempo di andare. Al mercato compra delle rape e della carne, il\nlatte e qualche piccolo dolce per la sua bambina. Mentre aspetta che il\nsemaforo diventi rosso per attraversare la strada, un ragazzo la nota e le\nfischia, lei vorrebbe ridere di quel complimento sgraziato, ma piange lacrime\ntrattenute e il suo corpo si scuote e trema nel ricordare cosa non potr\u00e0 pi\u00f9\nessere, cosa non potr\u00e0 pi\u00f9 donare.<\/p>\n\n\n\n<p>Torna\na casa e all&#8217;improvviso sente di non avere pi\u00f9 forze, succede sempre cos\u00ec\nquando il passato ritorna. E il passato ritorna sempre purtroppo, \u00e8 quello il problema.\nGuarda fuori dalla porta, c&#8217;\u00e8 un uomo con i fiori in mano che la guarda, si\ntoglie il cappello e la saluta. Come ogni mese quest&#8217;uomo, che si reca al\nmercato per vendere i prodotti del suo piccolo orto, le porta dei fiori e in\nsilenzio aspetta di essere ricevuto. Sempre in silenzio lei lo invita a entrare,\nlo fa sedere a tavola, prende i fiori e li mette in un vaso, poi prepara il\ncaff\u00e8 lungo e speziato come piace agli uomini della sua terra. Lo bevono\ninsieme guardandosi negli occhi. L&#8217;uomo \u00e8 innamorato di lei da quando l&#8217;ha\nvista al mercato ormai un anno fa. Prima di andare via l&#8217;uomo le sfiora il\nbraccio nudo, vorrebbe tanto provare quel brivido che neppure molti anni fa le\nprovocava la carezza di un ragazzo, invece anche stavolta non prova nulla,\nabbassa gli occhi. Da all&#8217;uomo del pane e una torta fatta in casa. Ci sono cose\nche lei non pu\u00f2 pi\u00f9 donare, non pu\u00f2 pi\u00f9 donarsi. Cos\u00ec l&#8217;uomo va via, chiude la\nporta dietro di se e riprende il cammino di ritorno verso il suo villaggio. Lei\npiange scuotendosi tutta, mentre pensa con orrore che la sua vita si \u00e8 fermata\nad un giorno di luglio di qualche anno prima e da allora non \u00e8 pi\u00f9 ripartita.<\/p>\n\n\n\n<p>La\nsera davanti alla luce della TV, le immagini di un altra guerra , di un altro\ndolore, vorrebbe urlare ma non ce la fa, le parole sono chiuse, trattenute nel\ncuore. <\/p>\n\n\n\n<p>Al\nmattino la figlia la guarda e le chiede ancora una volta&#8221;Mamma ma perch\u00e9\nnon parli pi\u00f9?&#8221;.&nbsp; La bimba \u00e8 sicura\ndi aver sentito la sua voce quando era piccola, quando le raccontava le ninne\nnanna. La bimba guarda la ragazza come solo le bimbe sanno fare e Mjriana\npiange, l&#8217;abbraccia e sussurra qualcosa d&#8217;incomprensibile all&#8217;orecchio della\nbimba.<\/p>\n\n\n\n<p>I\ngiorni passano uguali tra ricordi che non riescono ad andare via e una vita da\ntrascinare avanti fino a che un giorno la ragazza riceve una lettera. Guarda e\nriguarda la busta, la gira e la rigira ma non riesce ad aprirla, ha quasi paura\ndi sapere cosa contenga. La vita \u00e8 stata crudele con lei e pu\u00f2 esserlo fino in\nfondo. E&#8217; una vittima di guerra, lei e la figlia lo sono, e spetta loro una\nforma di risarcimento, se mai si pu\u00f2 risarcire la perdita della felicit\u00e0,\ndell&#8217;innocenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Apre\nla busta quasi guardando da un&#8217;altra parte, poi legge le poche righe: &#8221; La\nS.V. \u00e8 inviata a presentarsi presso la sede del&nbsp;\nTribunale Supremo di Sarajevo per comunicazioni riguardanti la pratica\nn&#8230; da lei presentata in data &#8230;&#8221;. Poche righe in burocratese per non\ndire nulla e lasciare in sospeso tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla\nCitt\u00e0 del Sale, la sua Tuzla, dovr\u00e0 andare&nbsp;\ndi nuovo verso la Capitale di uno stato che non esiste e di cui stenta a\nsentirsi parte. Tra poche ore la sua bambina torner\u00e0 da scuola, dovr\u00e0 farle\ncapire che tra qualche giorno la mamma si assenter\u00e0&nbsp; per qualche ora , forse un&#8217;intera giornata e\nnon \u00e8 mai accaduto finora, mai ha lasciato sola la figlia.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma\nla bimba \u00e8 forte, molto pi\u00f9 di lei, quei suoi occhi, da bastarda di questo\npaese bastardo, sono sempre duri come la pietra. Portano il segno della\nviolenza, ma in alcuni giorni anche il fuoco della speranza.<\/p>\n\n\n\n<p>Come\nil fuoco nel camino che crepita, in questa sera d&#8217;inverno che ne ricorda\nun&#8217;altra in cui, si racconta, l&#8217;Orso di Tuzla ha abbandonato il bosco, ha rotto\ndegli steccati.<\/p>\n\n\n\n<p>La\nlettera ha riaperto ulteriori ferite mai completamente rimarginate. La ferita\npi\u00f9 grande non \u00e8 quella che emerge in fondo al cuore, no la ferita pi\u00f9 grande \u00e8\nquella che ragazza sente tra le sue gambe, quella ferita che ancora oggi emerge\nal ricordo di quello che \u00e8 successo quel giorno nella Citt\u00e0 dell&#8217;Argento. Ogni\nvolta il dolore fisico \u00e8 insopportabile e ogni volta le sembra che il suo corpo\nla rifiuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Era\nsuccesso tutto in fretta, le avevano separate dagli uomini come facevano i\nnazisti nei campi di concentramento&nbsp; di\ncui aveva sentito parlare a scuola.<\/p>\n\n\n\n<p>Le\navevano sbattute a terra e poi una per una erano state scelte da un uomo che\nstrattonandole le aveva portate via. Le vecchie, le nonne, il patrimonio di\nstorie di vita di questo piccolo paese, costrette a guardare, separate dalle\nfiglie dalle nipoti, costrette a subire l&#8217;oltraggio che sempre porta la guerra.<\/p>\n\n\n\n<p>E&#8217;\nil sesso che muove il mondo e che muove la guerra, lei ne era certa da sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni\nsoldato sogna di avere una donna in guerra, anche quell&#8217;olandese che la\nguardava ogni giorno e a cui aveva sorriso e che le aveva regalato quella sua\nfoto con il nome e cognome dietro, cosa poteva volere di pi\u00f9? Eppure le era\nsembrato diverso, dolce, gentile, ma dov&#8217;era quel giorno, perch\u00e9 non aveva\nfatto nulla? E perch\u00e9 lei comunque continuava a conservare quella foto?<\/p>\n\n\n\n<p>Forse\nnon poteva sparare, ma almeno poteva gridare, farle capire che avrebbe fatto\nqualcosa per lei, per le altre. Forse sarebbe bastato, ma chiss\u00e0 dov&#8217;era\nrimasto, l\u00ec, fermo, come un soldatino di stagno guardando un uomo che fino a\nqualche tempo prima la ragazza avrebbe chiamato fratello e che l&#8217;aveva\ntrascinata dentro quella casa di legno&nbsp; e\npietra. Cos&#8217;era successo dopo? La ragazza guarda fuori verso i monti e sospira,\nlo ha raccontato pi\u00f9 volte nelle deposizioni e ricordarlo riapre ancora quella\nferita, quella fitta che \u00e8 impossibile da sopportare. <\/p>\n\n\n\n<p>Alcune\nimmagini le tornano alla mente con pi\u00f9 forza di altre:&nbsp; un uomo&nbsp;\nche la spinge verso la staccionata e la blocca contro il legno\npassandole le mani con forza sul corpo, strappandole la t shirt mentre la tiene\nstretta con le gambe possenti. Ancora adesso le manca il fiato, non riesce ad\nandare avanti nel ricordo. Ricorda di aver provato a gridare ma l&#8217;uomo l&#8217;aveva\nminacciata puntandole la pistola in fronte, mentre premeva sempre di pi\u00f9 contro\ndi lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad\nun certo punto era riuscito a superare ogni sua debole difesa e aveva posto in\nessere quello che altro non era che l&#8217;ennesimo atto di guerra, come se quella\nliberazione finale nel suo corpo di adolescente non fosse altro che l&#8217;ennesima\nmitragliata scagliata contro la gente di Bosnia.<\/p>\n\n\n\n<p>Terminato\nl&#8217;atto di guerra, l&#8217;uomo aveva addirittura cercato un bacio da parte della\nragazza che si era divincolata e aveva cercato di scappare. Ricorda ancora\nperfettamente le parole di quell&#8217;essere sussurrate con rabbia e disprezzo:\n&#8221; Piccola puttanella musulmana porterai sempre con te il ricordo di questa\nguerra, di questa nostra vittoria, il figlio bastardo di una nazione bastarda\nche chiamavamo Jugoslavia&#8221;. Poi le aveva sputato in faccia e l&#8217;aveva\nbuttata con forza per terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Di\nquello che \u00e8 successo dopo la ragazza ricorda poco, ricorda di essersi\nrannicchiata in posizione fetale quasi sperando che qualcuno le sparasse, poi\naltre ragazze gettate in quella che sarebbe divenuta una trappola.&nbsp; Quando aveva sentito il fumo aveva urlato\ncercando di scuoterle, ma invano. Riusc\u00ec a farsi spazio tra due assi divelte,\nnon ricorda come, poi la mano di qualcuno l&#8217;aveva tirata fuori e\nsuccessivamente trascinata verso il bosco. Ancora adesso non sapeva se chi\nl&#8217;avesse salvata fosse&nbsp; un uomo, una\ndonna, un amico o un nemico.<\/p>\n\n\n\n<p>In\nqualche modo era viva, se si poteva quella considerare vita.<\/p>\n\n\n\n<p>La\nragazza guarda il fuoco crepitare, la bambina fa i compiti e guarda fuori dalla\nfinestra, da ore cerca di riprendere fiato, rivivere tutto le ha fatto come\nsempre malissimo.<\/p>\n\n\n\n<p>Fa\nfreddo, nel pomeriggio \u00e8 passata a trovare una sua vicina, le ha spiegato a gesti\nche deve andare a Sarajevo, le ha mostrato la lettera , e le ha chiesto di\nbadare alla piccola Malina. Si \u00e8 sforzata di parlare, ma le parole quasi non si\nudivano, ma dovr\u00e0 trovare la forza di parlare a Sarajevo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il\nmattino seguente&nbsp; la nebbia copre tutta\nla valle come accade spesso nel lungo inverno bosniaco, carezza il capo della\nbambina e poi si dirige verso la finestra. Le manca la sua citt\u00e0, la citt\u00e0\ndell&#8217;Argento, Srebrenica. Srebro, infatti, significa argento nella sua lingua,\nche \u00e8 poi anche la stessa dei suoi aguzzini. Le manca, &nbsp;nonostante tutto, ma non \u00e8 pi\u00f9 riuscita a\ntornarci, anche perch\u00e9 non ha morti da piangere, non sa dove siano i corpi dei\nsuoi cari.<\/p>\n\n\n\n<p>Chiude\ni pugni e si avvia verso la strada principale, nelle tasche frammenti di sale e\nargento.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi pubblichiamo il racconto di Damiano Gallinaro. Leggete e&#8230; votate, votate, votate!<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":3710,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"_uag_custom_page_level_css":"","footnotes":""},"categories":[364],"tags":[],"acf":[],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v22.8 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>SALE E ARGENTO. 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