{"id":3330,"date":"2020-06-11T06:06:29","date_gmt":"2020-06-11T06:06:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sguardoadest.it\/new_blog\/?p=3330"},"modified":"2020-06-16T06:02:52","modified_gmt":"2020-06-16T06:02:52","slug":"il-sale-della-terra","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.sguardoadest.it\/new_blog\/il-sale-della-terra\/","title":{"rendered":"IL SALE DELLA TERRA"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">di Gianpaola Costabile<\/h2>\n\n\n\n<p>Fiorenza era, come sempre, su di giri quando si trovava in quegli spazi aperti. Per lei, torinese doc, la fuga estiva verso la \u2018Sicilia della famiglia paterna\u2019, dalla \u2018metropoli della famiglia materna\u2019, era un modo per risanare delle fratture che si portava dentro e riassestare certi equilibri affettivi. Una ventata di adrenalina, che la aiutava a mettere ordine in se stessa, facendole carburare ricordi ed emozioni, da tenere in archivio per il lungo inverno. Dopo quel mese in Sicilia, infatti, poteva anche cadere emotivamente in letargo e dedicarsi alle sue performanti attivit\u00e0 invernali impastate di buon senso, cervello e volont\u00e0. Perch\u00e9, poi, bastava collegarsi al suo cuore, per beneficiare del ricordo di quei momenti e di quei luoghi. Padre siciliano, madre piemontese, la sua storia sembrava quella di tanti italiani dal sangue ibrido degli anni Cinquanta (ma anche Sessanta e Settanta\u2026) frutto di profonde differenze che si attraggono, respingendosi. Per cui il babbo -che il mare lo aveva dentro oltre che nei suoi esagerati occhi \u2018blu fondale marino\u2019- aveva continuato ad abitarlo, grazie al suo lavoro di capitano di lungo corso in giro per il mondo, inseguendo brezze iodate e, a suo dire, l\u2019odore del sale. Al contrario, sua madre, granitica come pochi nel suo modo di vedere la vita, adorava la montagna, con annessi paesaggi e presupposti caratteriali tra i quali una cocciuta tenacia, necessari per scalarla. In sostanza, anche la madre inseguiva il suo SALE, ma configurato come un presente indicativo, terza persona singolare di un verbo che usava spessissimo per indicare quell\u2019ascesa sociale frutto del suo modo dinamico di interpretare l\u2019esistenza. Sempre alla ricerca di nuovi confini da valicare e nuove vette da espugnare, interiori e non. Quando Fiorenza scappava in Sicilia, fuggiva soprattutto da queste tensioni infinite, che avevano una connotazione subdola e sottile piuttosto che visibilmente conflittuale. Comunque, l\u00ec si sentiva a casa, con mezzo DNA che pulsava prepotentemente. Quel luogo del cuore le faceva capire il senso della vita che inseguiva suo padre e la portata delle emozioni che lui andava a ricercare per mare. E poi c\u2019era il cibo speciale, dai sapori unici, prodotti a chilometro zero che conservavano un gusto diverso. Per tradizione, nella prima settimana della sua vacanza, ci si dedicava alle conserve soprattutto delle melanzane. Una procedura lunga, ma a lei ormai ben nota: salare, pressare, sciacquare ed asciugare al sole, prima di condire e conservare nei barattoli. Era curiosa quella capacit\u00e0 che aveva il sale di togliere l\u2019amaro e sbiancare la parte interna del violaceo ortaggio, offrendo alla nonna su un piatto d\u2019argento l\u2019occasione per perseguire il solito obiettivo finale: parlare alla nipotina miscredente di religione e di Dio. In effetti, una qualche analogia della procedura della salamoia con la confessione ci stava: un\u2019azione di candeggiatura naturale per l\u2019anima, che rendeva pi\u00f9 libero il cuore. Fiorenza non provava minimamente a contrastare la nonna: era bellissima cos\u00ec. Saggia, autentica, nonna Concettina profumava di cose vere e genuine, con quella vita fatta di sacrifici e di sorrisi, resi possibili dal grande amore che custodiva nel cuore. Era, e continuava ad essere, una donna del fare e del dare. Per cui, lontana tra l\u2019altro dalle battute sarcastiche della madre, non le era sembrato neanche troppo imbarazzante accettare di trascorrere quel fine settimana presso le saline di Marsala, ma in una sorta di pellegrinaggio che prevedeva momenti di pastorale per ragazzi sul tema \u201cIl sale della vita\u201d. Da qualche anno, infatti, insieme ai cugini siciliani, d\u2019estate affiancava un gruppo di scout impegnato in campi di solidariet\u00e0. Ma durante i weekend erano solitamente liberi per cui, per non restare sola n\u00e9 obbligare i cugini a rinunciare ad un\u2019iniziativa facoltativa del gruppo, aveva deciso di iscriversi: sabato visita alle saline, con pernottamento a Marsala. Domenica, momento di spiritualit\u00e0. \u201cSi pu\u00f2 fare!\u201d aveva pensato, ma mai avrebbe immaginato quanta bellezza avesse potuto contenere quel fine settimana. L\u2019escursione alle saline era stata un\u2019esperienza assolutamente unica, con quei mulini a vento che costellavano la costa trapanese. Avevano percorso la via del sale che collega Trapani e Marsala per accedere alla riserva naturale dello Stagnone, dove si trovavano le saline della laguna: piramidi di sale, alternate a vasche e canali, che rispecchiavano i colori del sole, assumendo sfumature cromatiche diverse a seconda della giornata e circondate dall\u2019arcipelago delle Egadi. Un luogo in cui l\u2019uomo aveva saputo rispettare e valorizzare l\u2019ambiente, essendo il suo mare tra i pi\u00f9 popolati dal punto di visa ittico. Arrivati a Marsala, non avevano potuto evitare la degustazione dell\u2019ottimo vino che, diciamo, le era piaciuto molto\u2026La mattina non era stato facile svegliarsi, o forse non si era mai addormentata. Attualmente si trovavano, per l\u2019incontro di preghiera, sulla terrazza mozzafiato della struttura dove avevano pernottato, che si affacciava sul mare e non era distante da esso. Per lei, che ancora si stava ambientando a quei colori e a quei profumi, restare concentrata davanti a tanta bellezza era una cosa estremamente complicata. E poi i cinguettii e le cicale: insomma se il Paradiso era pi\u00f9 o meno cos\u00ec, conveniva seguire i suggerimenti di nonna Concettina e mettersi pi\u00f9 spesso in salamoia pur di conquistarlo. S\u00ec, ma non era semplicissimo: ancora si sentiva il sapore del sale addosso, per quel bagno di mezzanotte che l\u2019aveva vista, come al solito, protagonista di qualche performance non proprio angelica. Non che le piacesse fare la disinibita a tutti i costi, ma neanche rinunciare a vivere\u2026e se il mare la invitava non poteva mica rischiare di bagnare la biancheria intima: meglio, piuttosto togliere tutto, no? Era stata un\u2019improvvisata, un dopo cena, effetto anche delle varie degustazioni del liquore locale. E poi le era piaciuta quella situazione di complicit\u00e0 che si era creata con Marcello, che infatti ora la fissava, mentre lei cercava, disperatamente, di combattere con il suo inevitabile mal di testa nel tentativo di ascoltare le parole del prete. Stimava e conosceva don Michele da quando era bambina, era l\u2019unico che conoscesse le sue confidenze e col quale riuscisse a fare quella famosa operazione di salamoia, qualche volta anche da lontano, via Skype: anche se lui la definiva una chiacchierata, pi\u00f9 che un perdono sacramentale. &nbsp;&nbsp;Cos\u00ec pens\u00f2 di spostarsi, occupando un\u2019altra postazione lontana da tentazioni paesaggistiche e da sguardi indiscreti. Aveva assolutamente voglia di concentrarsi sulle parole di don Michele. Lui la segu\u00ec nello spostamento e, sorridendole, la interpell\u00f2: \u201cFiorenza, puoi avvicinarti un momento?\u201d La ragazza prov\u00f2 a girarsi indietro, istrionica, per assicurarsi che fosse l\u2019unica a chiamarsi cos\u00ec e, tra smorfie varie, raggiunse il prete. \u201cM\u2019hai beccato, don Michele, ma non te lo so fare il riassunto di quello che hai detto finora. Stavo guardando il mare: non c\u2019\u00e8 Dio anche l\u00e0?\u201d. Non voleva essere irrispettosa, sapeva che tutti erano abituati a quel suo modo di fare un po\u2019 sopra le righe. In realt\u00e0, le fu chiesto di leggere un versetto del Vangelo. Le beatitudini dell\u2019evangelista Matteo. Senza aggiungere altro, cominci\u00f2: \u201cVoi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si render\u00e0 salato? A null&#8217;altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.\u201d Mentre Fiorenza ritornava al suo posto, don Peppe raggiunse i ragazzi che erano seduti a cerchio di fronte al tavolo adibito ad altare. Con passo pacato, calamitando la loro attenzione. In un silenzio assordante, interrotto solo da rumori della natura e da qualche scampanio in lontananza, si rivolse a loro: \u201cCari ragazzi, oggi parleremo di sale. Non a caso, siamo geograficamente vicino ad un luogo strategico per l\u2019estrazione del sale. Vorrei porre alla vostra attenzione il valore che questo elemento della natura, cos\u00ec piccolo ed anonimo, pu\u00f2 avere: al punto da essere definito, nei tempi passati, l\u2019oro dei popoli. Infatti, oltre a provvedere al gusto del cibo, da sempre \u00e8 stato utilizzato per disinfettare e conservare. Ancora: nell\u2019Antico Testamento &#8211; leggo da una ricerca svolta da Ignazio, che ringrazio &#8211; il sale era offerto al forestiero insieme al pane come&nbsp;simbolo di amicizia. Era richiesto per contrarre l&#8217;alleanza tra due persone o tra popoli: alleanza sugellata, appunto, dallo scambio di pane e sale. Non solo. Il sale \u00e8&nbsp;anche simbolo dell&#8217;alleanza tra Dio e il suo popolo, come recita l\u2019Antico Testamento: <em>Dovrai salare ogni tua offerta di oblazione: nella tua oblazione non lascerai mancare il sale dell&#8217;alleanza del tuo Dio; sopra ogni tua offerta porrai del sale<\/em>. Cos\u00ec, frizionare i neonati era un rituale per renderli pi\u00f9 puri e forti.&nbsp; Senza trascurare la vendetta di Roma su Cartagine dopo l\u2019ultima guerra punica quando, rasa al suolo, nei solchi della sua terra furono, appunto, seminati granelli di sale a ritardare ulteriormente la sua rinascita. Quindi il sale \u00e8 un elemento ben conosciuto e proprio per questo il Signore lo tira in ballo. Eppure c\u2019\u00e8 un\u2019ambiguit\u00e0 di fondo, perch\u00e9 se \u00e8 vero che senza sale i cibi non hanno sapore, \u00e8 altrettanto vero che, se ne ce n\u2019\u00e8 troppo, essi diventano amari e incommestibili. Vi \u00e8, quindi, una metafora spiazzante, nella sua semplicit\u00e0, quella di un impegno che deve fare della saggezza il suo punto di partenza, donare nelle giuste quantit\u00e0, per ottimizzare la qualit\u00e0 del nostro agire. E ancora: il sale riesce ad esaltare i sapori, non aggiunge aroma, come fanno le spezie. Inoltre, come tutti gli elementi solubili, il sale deve sapersi amalgamare, scomparire per farsi tutt\u2019uno con gli altri alimenti. E arriviamo a noi: come passiamo noi divenire sale? Con i suoi poli opposti espressi dai suoi ioni, esso ricorda molto da vicino la nostra anima, dilaniata da desideri ed intenzioni spesso contrastanti. Quindi anche noi, pur partendo dalle nostre contraddizioni, possiamo essere di aiuto alla comunit\u00e0 guarendo le ferite, facendo emergere sempre il meglio dagli altri e proteggendo chi ci chiede aiuto e conforto.\u201d Fiorenza lo ascoltava rapita, non ricordava pi\u00f9 bene come la stima per quel microscopico granello di sale si fosse accresciuta in quel modo, ma le parole di don Michele, con quei leggeri giri di boa, erano arrivati -come sempre- dritti al suo cuore. Avrebbe voluto fare un intervento sulla moglie di Lot, che era stata trasformata in una statua di sale nel girarsi indietro; ma poi pens\u00f2 che non fosse il caso di rovinare quel bel momento di benessere cosmico. Intanto respir\u00f2 forte, anche per assorbire quanto pi\u00f9 iodio possibile, vista la sua tiroide pigra e capricciosa, nonch\u00e9 colpevole della sua tendenza ad ingrassare per ogni minimo peccato di gola: tanto per restare in tema\u2026In realt\u00e0, don Michele aveva ragione. Quanta gente insipida la circondava! Di quanti \u2018grigi\u2019, dalla collocazione ideologica indefinita, era costellata la sua vita sociale. Quanti gruppi diventavano branco per quell\u2019incapacit\u00e0 del singolo ad esprimere la propria opinione. L\u2019idea di accogliere la provocazione di don Michele, contattare questi ignavi danteschi, la stuzzicava assai. Solo che, per \u2018farsi sale\u2019, doveva imparare a penetrare empaticamente le loro fragilit\u00e0, quel groviglio di insicurezze che tarpa l\u2019entusiasmo della gente. Doveva scendere dal piedistallo dei suoi giudizi insindacabili, dettati dalla forza delle sue \u2018certezze assolute\u2019, che pure le erano costate fatica e sofferenza. Per \u2018farsi sale\u2019 doveva capire fino in fondo il valore del \u2018noi\u2019 ed addolcire il suo cuore. Ci avrebbe provato con un <em>mantra<\/em> confezionato ad hoc: \u2018cuore nello zucchero e sale in zucca\u2019. Un impegno dolce-salato che, come sempre, raccontava la sua attitudine a ricomporre gli opposti, ma senza perdersi, conservando il \u2018suo\u2019 sapore. Ci avrebbe lavorato, ma per fare questo, ora, doveva preoccuparsi di riscaldare il suo cuore. <\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi pubblichiamo il &#8220;Sale della terra&#8221; il racconto di Gianpaola Costabile. 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