Viaggio alternativo o estremo? La Mia Siberia di Adalberto Buzzin

Intervista ad Adalberto Buzzin autore del libro La Mia Siberia, un viaggio emozionante in uno dei luoghi più inospitali della terra, ma dal fascino inesauribile

La Mia Siberia di Adalberto Buzzin

La Mia Siberia di Adalberto Buzzin è un viaggio appassionante attraverso la Siberia, una terra per lunghi tratti disabitata e impervia, ma incantata, come racconta lo stesso autore. Adalberto Buzzin è un appassionato di fotografia ed escursioni, che ha visitato più di ottantacinque paesi, fino a quando non è rimasto folgorato dal fascino della Siberia. Ecco allora che decide di mettere su carta le sue emozioni, le storie e le avventure che ha condiviso per chilometri e chilometri con il suo amico di viaggio Aleksej. Nasce così La Mia Siberia, un viaggio appassionante a -55°, spesso nel buio più totale, dove incontrare un’anima è una salvezza, e una ricchezza.

Abbiamo avuto il piacere di fargli qualche domanda per sapere cosa cela e cosa svela questa terra meravigliosa

Intervista all’autore

Come possiamo definire la sua esperienza in Siberia, un viaggio alternativo o estremo?

Quando si parte per la Siberia in inverno è sempre estremo, giornate cortissime, un -50° quasi fisso, ghiaccio e freddo ti fanno compagnia lungo le piste siberiane, poi il calore della gente, il colore delle isbe, fanno da cornice all’avventura. Magari fai 400/500 km nel nulla, poi arrivi in un villaggio e trovi un sorriso, una porta aperta, un tè caldo …

In una intervista che ha rilasciato a VisitRussia, mi ha colpita molto la sua concezione del viaggio. Lei sente la necessità di portare a casa “un contenuto di spessore”, che io ho percepito come bisogno di dare “valore” alle sue esperienze, e in un certo senso anche di vivere il luogo con spiritualità. Riesce a spiegarmi le emozioni che ha provato a contatto con una natura così…unica?

Quando si cerca uno sponsor o si fa una conferenza, la gente vuole sentire il motivo del viaggio, altrimenti sembra che sia stato in vacanza. Quindi, vado in tundra a cercare gli ultimo nenets, nomadi, per capire la loro vita estrema, cosa fanno, cosa mangiano, come vivono nelle tende con temperature che vanno dai meno -40 ai -55 … La natura è ostile, ma per loro è amica. Ad una precisa mia domanda: perché non andate a vivere a Vorkuta, città isolata ma molto confortevole, loro mi guardano con il sorriso e rispondono: … noi non sappiamo vivere in una città o in una casa, questa è la nostra vita, liberi. E ripetono la parola LIBERI, accarezzando una renna e guardando la pianura siberiana, dove il bianco fa paura, ma loro sanno sfidarlo, capirlo e amarlo.

Lei è un fotografo e un esploratore. Gli esploratori sono temerari, quindi è ovvio che lei non teme il pericolo. C’è stato comunque un momento o un’occasione in cui lei e il suo amico Andrej avete pensato al peggio?

Esploratore è una parola grossa, diciamo avventuriero curioso, bisogna avere il coraggio d’aver paura. Certo momenti difficili ci sono stati, come quella volta che alle 3 di mattina ci siamo trovati al confine cinese, avevamo sbagliato a prendere una pista, eravamo cotti dopo 23 ore di guida. Siamo dovuti tornare indietro per 60 km, che ci sembravano 600…Finalmente vediamo un villaggio, 15 casette colorate, solo una illuminata, bussiamo e … una nonna ci abbraccia, ci nutre, ci fa riposare per poi regalarci un’altra emozione.  Ho passato una bellissima notte, sarà un grande ricordo!!

Un’altra volta, abbiamo attraversato un ponte su cui non si poteva passare (ma questo lo abbiamo saputo dopo). Era traballante e sotto vedevi il fiume ghiacciato. Se avesse ceduto qualcosa sarebbe stata la fine, ma era l’unico modo per ritornare al villaggio. Alla fine del ponte c’era il cartello: vietato attraversare, ponte pericolante …

Per non parlare della slitta in tundra artica…Quasi 200 km nel nulla, se si fermava, dovevi solo pregare e sperare …ma queste sono le cose belle da raccontare, per dare SALE al viaggio

C’è un posto bello e particolare della Siberia, fuori dalle classiche mappe turistiche, che consiglierebbe a dei viaggiatori meno esperti di lei?

La transiberiana, stupenda, con soste sul Bajkal, Ulan-Ude, Čita (ai confini con la Cina), Vladivostok, il signore dell’est. Attraversare gli Urali, dolci e panoramici, per poi raggiungere il villaggio di Rasputin, il santone nero, a Prokovskoe. Si sente l’atmosfera russa, l’anima siberiana, il tempo si è fermato ai primi del ‘900. Sei dentro la storia, se il museo è aperto, ci si tuffa in un mondo magico, dove un povero contadino è arrivato a comandare lo zar e la zarina. Diavolo o santo? avventuriero o filibustiere? non lo so, forse un pot-pourrì, certo, ha vissuto sulla cresta dell’onda, poi una pistola, carica di invidia, lo ha fermato …

Un viaggio in treno da Mosca a Vorkuta merita al 100%. Si arriva nella città senza strade, una seconda porta dell’inferno dopo Magadan …

Ma, ripeto, basta uscire dalla tentacolare Mosca, superarla di 100 km, girare a sinistra oppure a destra e fermarsi in un villaggio di ISBE, poi sarà il tuo animo a capire le sfumature della grande madre Russia

Che progetti ha per il futuro? Continuerà l’esplorazione della Siberia oppure ha in programma altri Paesi?

Mi manca qualcosa della Siberia estrema. Quest’ anno causa coronavirus forse salta tutto, ma non posso sbilanciarmi. Diciamo che saranno 2 o 3 itinerari unici e spettacolari, logicamente molto, ma molto avventurosi. Quando sarò certo Vi aggiornerò!

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