Palazzo Firenze celebra Umberto Eco con una mostra e un documentario

A dieci anni dalla scomparsa di Umberto Eco (1932-2016), Palazzo Firenze ne ricorda le opere e la personalità con la mostra Umberto Eco e il nome delle cose. Segni, realtà e interpretazione.
Fino al 26 luglio il visitatore potrà apprezzare non una semplice galleria di cimeli, ma una mappa che permette di approfondire l’attualità del pensiero di Umberto Eco. Il percorso, infatti, affronta diversi temi presenti nei suoi lavori, tra cui, ad esempio, l’interpretazione dei segni, la memoria culturale, il Medioevo e le sue riletture ideologiche.

Palazzo Firenze celebra Umberto Eco: la mostra
La mostra presenta materiali preziosissimi che ricostruiscono l’eccezionale vicenda intellettuale di uno dei maggiori scrittori del Novecento. L’esposizione, infatti, è ricca di documenti, materiali audiovisivi, libri (più di 40.000 volumi di titoli contemporanei e circa 1.300 libri rari e antichi) e numerose testimonianze.
Il Convegno realizzato il 23 giugno, l’esposizione e il documentario che verrà proiettato il 09 luglio ci danno la possibilità di rileggere l’eredità di Eco e la sua riflessione sul modo in cui gli esseri umani attribuiscono significato al mondo attraverso i nomi, i segni e le narrazioni.
Tra i materiali più preziosi figurano le tavole originali di Milo Manara dedicate a Il nome della rosa, concesse dall’autore, e gli elementi scenografici legati al film di Jean-Jacques Annaud, firmati da Dante Ferretti e prestati dallo scultore Fabio Crisarà. Degna di nota è anche la prima edizione originale de Il nome della rosa, pubblicata da Bompiani nel 1980, con dedica a Eugenio Montale.

La dimensione inclusiva dell’allestimento aggiunge un livello ulteriore con il plastico della biblioteca-labirinto del Museo Tattile Omero di Ancona che permette di entrare nel simbolo più potente dell’universo di Eco: la biblioteca come luogo di sapere, smarrimento, potere e desiderio. A questo si affianca una sezione multimediale con video e audio provenienti dall’Archivio storico della Presidenza della Repubblica, da Rai Teche e dalla RSI, Radiotelevisione svizzera. La mostra, dunque, non si limita a esporre ma invita ad ascoltare, toccare, attraversare.
Palazzo Firenze, un palcoscenico rinascimentale nel cuore di Roma
La scelta di Palazzo Firenze non è neutra. Nel cuore di Campo Marzio, il palazzo cinquecentesco è sede centrale della Società Dante Alighieri dal 1926 e conserva una storia che incrocia politica, diplomazia e arte. La storia del Palazzo incrocia il suo destino con papa Giulio III del Monte, con la famiglia Medici e con una stagione architettonica di grande prestigio, segnata da nomi come Bartolomeo Ammannati, Jacopo Zucchi e Prospero Fontana. Oggi quel passato dialoga con una missione culturale contemporanea: diffondere lingua, letteratura e identità italiana nel mondo.
Proprio per questo, le sale di Palazzo Firenze non funzionano solo da cornice, ma amplificano il tema della mostra, perché ogni soffitto, cortile e memoria architettonica suggerisce che il passato non è mai davvero passato, ma un archivio aperto, pronto per essere reinterpretato.
La scrittura di Umberto Eco
Leggere Eco significa entrare in un labirinto sapendo che l’uscita non è l’unico premio. La sua scrittura mescola rigore e gioco, erudizione e ironia, romanzo popolare e interrogazione filosofica. Il nome della rosa è un giallo medievale, ma anche un trattato narrativo sul potere dei libri; Il pendolo di Foucault smonta la seduzione dei complotti; L’isola del giorno prima, Baudolino, La misteriosa fiamma della regina Loana e Numero zero mostrano un autore capace di usare l’avventura per parlare di memoria, falsificazione, identità e informazione.
La sua importanza per la letteratura italiana sta anche nell’aver dimostrato che un romanzo può essere colto senza essere chiuso, popolare senza essere semplice, internazionale senza perdere le proprie radici. Semiologo, medievalista, saggista, bibliofilo, Eco ha portato nel grande pubblico concetti come interpretazione, segno, lettore modello e opera aperta.

Con Il nome della rosa vinse il Premio Strega nel 1981 e raggiunse una circolazione mondiale rarissima per un autore italiano contemporaneo.
In un’epoca attraversata da fake news, intelligenza artificiale, immagini generate, archivi digitali e narrazioni virali, gli insegnamenti di Eco ci tornano utili come strumento da usare. Ecco perché non va annoverato tra gli autori del passato: i suoi lavori sono una lente per decifrare ciò che continua a cambiare sotto i nostri occhi.
Palazzo Firenze celebra Umberto Eco: il documentario
Il 9 luglio alle 18.30, a Palazzo Firenze viene proiettato Umberto Eco – La biblioteca del mondo di Davide Ferrario (2022, Fandango), documentario che indaga la complessità del pensiero di Eco a partire dalla sua imponente biblioteca.
Davide Ferrari, che aveva collaborato con Umberto Eco Per una videoinstallazione alla Biennale Arte di Venezia, ha avuto la possibilità di accedere alla biblioteca grazie alla preziosa collaborazione della famiglia. Da qui è nato il documentario che descrive non solo un luogo straordinario ma cerca di afferrare il senso dell’idea di biblioteca in quanto “memoria del mondo”, come la definiva lo stesso Eco.
Ingresso libero, gradita la registrazione su cultura@dante.global
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Mi chiamo Francesca Amore, classe 1971, nata a Napoli e residente a Roma da quasi vent’anni. Roma ormai mi ha completamente adottata, e ricambio questo affetto scoprendola in lungo e in largo, raccontando le sue storie dimenticate e le sue bellezze che lasciano senza fiato.
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