Stravinskij e Ramuz raccontano il patto con il diavolo in “Histoire du soldat”

Stravinskij e Ramuz “Histoire du soldat”

Fresco di stampa l’“Histoire du soldat” di Luca Micheletti

La versione originale del 1918 

Stravinskij e Ramuz, rispettivamente compositore  e scrittore, misero insieme i propri talenti per dar vita all’opera da camera “Histoire du soldat”.  Oggi, Luca Micheletti pubblica, per la prima volta in italiano, la versione originale del “Histoire du soldat del 1918, impreziosita da un testo di apertura  e di chiusura ricco di informazioni utili e vicende personali legate all’opera di Stravinskij e Ramuz. 

L’idea dell’opera da parte del compositore russo Stravinskij nacque in seguito all’improvviso stravolgimento che subì la sua vita (così come quella di tanti russi) a causa della rivoluzione d’ottobre. Nel 1917 il compositore russo si allontanò dalla sua Patria e, privato dei suoi averi, si trasferì in Svizzera. La miseria lo costrinse ad aguzzare l’ingegno e insieme al suo amico e scrittore Charles-Ferdinand Ramuz, decise di realizzare un’opera teatrale “ambulante”, perché facile da rappresentare in giro per i villaggi della Svizzera. I mezzi economici per mettere in piedi uno spettacolo erano pochi, pertanto l’opera prevedeva un pugno  personaggi ed un esiguo numero di strumenti musicali. La scarsità di strumenti e persone, inoltre, era legata anche necessità di perenne mobilità che esigeva il teatro ambulante (più leggeri si viaggia meglio è…).

Ramuz e Stravinskij (foto di dominio pubblico)

Per la realizzazione dell’opera Stravinskij scelse due fiabe popolari russe (“Il soldato disertore e il diavolo” e “Un soldato libera la principessa”)  e su queste Ramuz realizzò il libretto. L’opera fu rappresentata nel 1918 al Teatro Municipale di Losanna e da allora si susseguono numerose rivisitazioni e reinterpretazioni.

La premiere del 1918, però, si fermò subito a causa dell’influenza spagnola che attanagliò tutta Europa. Le opere di Stravinskij godranno di un successo proprio mentre Ramuz che non lavorò più con il compositore russo, rielaborerà completamente il copione, “contribuendo” all’oblio dell’opera originale.

Luca Micheletti, uomo di lettere e di teatro che ha più volte lavorato sull’Histoire du soldat, ha tradotto per la prima volta in italiano il copione del ’18 mai più rappresentato da oltre un secolo. A proposito del legame dell’opera con il folklore russo ho chiesto all’autore:

“Histoire du soldat” si ispira ad alcune fiabe di Afanase’v legate al folklore russo. Mi sembra, però, che le musiche non si richiamino affatto a melodie popolari. E’ giusto? Secondo lei come mai questa scelta da parte di Stravinskij?

In verità, nella musica di Stravinskij non mancano molteplici riferimenti sottotraccia che si richiamano anche al repertorio folclorico; per altro, era un procedimento non nuovo, ampiamente adottato da molta sperimentazione primonovecentesca. Stravinskij in particolare veniva da un’intima e controversa maturazione del repertorio della Russia arcaica, in una linea creativa che negli anni Dieci lo portano dall’Uccello di fuoco, attraverso Petruška, fino alla rivoluzionaria Sagra della Primavera e oltreIl repertorio russo è costantemente presente, anche se, all’epoca dell’Histoire, il compositore l’ha ormai fatto suo al punto che è indistinguibile dalla sua sorgiva vena creativa: egli è l’interprete di uno spirito russo ormai vocato alla sperimentalità e alla reinvenzione. Anche la Storia del soldato, sviluppa monadi motiviche debitrici alla tradizione, che vengono esposte e poi scomposte, moltiplicate, diffratte… 

Stravinskij e Ramuz raccontano il patto con il diavolo in “Histoire du soldat”: Sinossi

Stravinskij e Ramuz narrano in “Histoire du soldat” la storia narra del soldato Joseph che ritorna dalla guerra per raggiungere la donna amata. Una volta a casa, però, avrà una sgradevole sorpresa. Nel corso del suo viaggio incontra il diavolo che con le sembianze di un anziano gli chiede di vendergli il suo violino. Il soldato inizialmente non accetta perché anche se il violino è mal messo, ci è comunque affezionato. Il diavolo, allora, gli propone uno scambio: il violino in cambio del suo libro magico. Si tratta di un libro che prevede il futuro, che può esaudire desideri e può farlo diventare ricco. Il soldato accetta e il diavolo gli dice che ha bisogno di tre giorni per insegnargli a leggere e interpretare il libro. Il soldato accetta e passati i tre giorni si avvia verso casa. Quando arriva dalla donna amata, però, lo attende un’amara sorpresa: la sua dolce metà ha un bambino ed è sposa di un altro uomo. 

Il soldato allora capisce di essere stato ingannato dal diavolo e che in realtà è stato con lui per ben 3 anni! Nel corso della storia, il soldato incontrerà più volte il diavolo che gli darà ricchezza e speranza, coinvolgendolo in nuove macchinazioni fino a farlo arrivare nel castello del re. Non vi racconto oltre per non rovinarvi il piacere della lettura e del finale.

“Histoire du soldat” di Luca Micheletti

Come dicevo, “Histoire du soldat” a cura di Luca Micheletti edito da Enrico Damiani Editore, è fresco di stampa. La preziosità del testo consiste non solo nella traduzione da parte di Micheletti del libretto originale del 1918, ma anche nel testo introduttivo e in quello finale. 

Histoire du soldat” è un’opera che alterna scene recitate, narrate, danzate e strumentali che raccontano il mito intramontabile del patto con il diavolo.

Luca Micheletti , nel corso della sua carriera, ha più volte lavorato sull’ Histoire du soldat”, ogni volta arricchendo e arricchendosi di nuovi spunti e interpretazioni. Luca Micheletti, infatti, si è approcciato al testo come traduttore, regista e attore, sempre mosso da nuovi stimoli che gli hanno permesso arricchimenti  sia sul palco che nelle versioni tradotte. 

Questa ultima “Histoire du soldat” si è rivelata per l’autore una nuova scoperta che ha richiesto scelte ben precise e nuovi adattamenti. L’autore infatti, si è mosso su due fronti. Ha innanzitutto ultimato la traduzione del copione originale del 1918 e poi ha integrato, per quanto riguarda lo spettacolo teatrale, le sue precedenti versioni drammaturgie con l’esito della traduzione originale. In questo modo ha creato una sorta di filo immaginario che collega a distanza di più di 100 anni la volontà di rimanere fedele all’opera originaria voluta da Stravinsky (con la traduzione fedele del testo) e il rimaneggiamento avvenuto nel tempo da parte di Ramuz (con l’interpretazione personale dell’opera da parte di Luca Micheletti).

Luca Micheletti (Foto di Luca Concas)

Perchè leggerlo

A parte la bellezza dell’opera che è un classico intramontabile, la piacevolezza del libro sta nel percorso intimo di cui ci fa partecipi l’autore. Nel testo di chiusura percepiamo un trasporto viscerale verso quest’opera che Micheletti rimaneggia in più occasioni nelle diverse messinscena. 

Il testo iniziale invece è dedicato alla narrazione delle caratteristiche e delle vicissitudini di un’opera davvero bizzarra che non può ascriversi ad alcun genere specifico, un lavoro messo in scena con pochissimi mezzi in un periodo, peraltro, deturpato dalla guerra e la malattia. Fu proprio la spagnola che impedì la tournée e che ne determinò il destino. L’opera non si poteva rappresentare, ma il testo poteva essere modificato, e così fece Ramuz, dilettandosi negli anni ad un costante taglia e cuci.

Luca Micheletti (Brescia, 1985) è regista, attore e baritono. Ha conseguito numerosi riconoscimenti per la sua attività in palcoscenico e al cinema (fra cui il Premio Ubu 2011 e il Pirandello 2015), ha debuttato all’opera come baritono, riscuotendo un successo internazionale. 
Ha all’attivo un’intensa attività editoriale che include traduzioni, curatele, adattamenti drammaturgici e opere proprie. Per Sedizioni ha pubblicato anche il suo primo romanzo, Tutta la felicità (2015), e la silloge drammatica Scenari di Belfort (2017).

Foto di copertina di Luca Concas concessa dall’autore

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