La via giapponese alla felicità: Il piccolo libro dell’Ikigai

Il piccolo libro dell’Ikigai

Come lavorare per raggiungere la felicità in pochi piccoli passi per entrare in comunione con il nostro quotidiano: la filosofia del Il piccolo libro dell’Ikigai

Raggiungere la felicità

Il piccolo libro dell’Ikigai di Ken Mogi edito da Einaudi è davvero piccolo, anche nel formato. Non lasciatevi ingannare, però, perché il contenuto è ben concentrato! Ken Mogi è autore di un delizioso libricino da portare con voi e gustare con calma, a piccoli sorsi proprio come una buona tazza di tè. Con questo libro entrerete in contatto con la filosofia nipponica, fondamento di una lunga tradizione che ha generato per secoli uomini felici e soddisfatti della propria esistenza. Per entrare in questo mondo, però, dovete abbandonare totalmente le vostre convinzioni, staccarvi dalle vostre radici socio-culturali e dai vostri falsi miti. Sì, perché, la felicità non significa raggiungere necessariamente risultati concreti, potete coltivare il vostro Ikigai senza dover dimostrare niente a nessuno.

Un’esistenza felice e attiva basata sul senso di appartenenza, una dieta equilibrata e una consapevolezza spirituale, guidano l’individuo verso la longevità e verso un mondo in cui l’uomo trova la propria dimensione serena in mezzo agli altri. Questa trasformazione può avere anche come “effetto collaterale”, la creatività e il successo! 

Kenichiro Mogi (Wikipedia)

Un concetto che dobbiamo imprimere bene nella mente per proseguire in questo viaggio affascinante verso la nostra felicità e che, l’Ikigai abita il regno delle piccole cose. 

Ikigai e felicità derivano dall’accettazione di sé, e il riconoscimento esterno diventa un valore aggiunto.

Come si fa a entrare in questo regno fatto di piccole cose? Per step, e l’autore de Il piccolo libro dell’Ikigai ne identifica cinque: cominciare in piccolo, stare nel qui e ora, dimenticarsi di sé, la gioia per le piccole cose, armonia e sostenibilità.

Il piccolo libro dell’Ikigai: Cominciare in piccolo

Per iniziare questo viaggio generativobisogna acquisire un particolare atteggiamento di fondo (che può durare una vita intera) e che costituisce il fondamento centrale dell’Ikigai. Sto parlando del kudowari. Si tratta di un concetto che indica attenzione e cura infinite verso i dettagli più minuti di ciò che facciamo. In questo modo impariamo a cominciare in piccolo senza necessariamente pensare a un secondo fine. 

Il kudowari è una filosofia strettamente legata alla qualità di ciò che si fa e a cui bisogna tendere, anche quando ci dedichiamo a cose in apparenza insignificanti. Ricordiamoci, infatti, che tutto acquisisce significato nella nostra vita quando lo facciamo bene. 

Un osservatore poco attento può pensare che i giapponesi siano cultori eccessivi della perfezione, perché sono ostinati nel fare tutto con cura; ma è proprio qui che avviene il miracolo. E’ possibile andare sempre più in fondo nella ricerca della qualità ed è solo a quel punto che si crea qualcosa di sorprendentemente nuovo. Così avviene ad esempio per il muskmelon, il melone perfetto che può arrivare a costare anche 160 euro. I veri cultori e i compratori di questo frutto, però, non si scandalizzano per il prezzo, perché sanno gli sforzi straordinari che sono alla base di questa produzione biologica, e non solo. A tal proposito, infatti, vi invito a leggere la straordinaria storia della ceramica stellata da tè. In altre parole, la dedizione e la passione sono fondamentali in quello che si fa anche se l’obiettivo che ci si è prefissati è piccolo (cominciare in piccolo, appunto!)

Stare nel qui e ora

Lo step dello “stare qui e ora” si lega moltissimo al culto dell’effimero, alla caducità delle cose ma anche al gusto delle stesse che valorizziamo attraverso i nostri sensi. Sappiamo tutti quanto sia importante per i giapponesi lo spettacolo della fioritura dei ciliegi, che dura davvero un battito d’ali! A ben pensare proprio come il cibo e come tutto ciò di cui facciamo esperienza con i nostri sensi. L’esempio del cibo però chiarisce meglio il concetto dello “stare qui e ora”. Ciò che assaporiamo e mangiamo fa parte di quelle esperienze che hanno vita brevissima e che caratterizzano un momento unico della nostra vita. Provare piacere attraverso i sensi è un incentivo a vivere. Avete mai pensato al significato dell’ultimo pasto dei condannati a morte negli Stati Uniti? I condannati ci tengono tantissimo a quello che mangeranno prima di morire, e questo dimostra l’importanza dell’esperienza sensoriale che deriva dal cibo. Ma lo stesso concetto lo possiamo applicare a tutte le attività che facciamo nel quotidiano.

Dimenticarsi di sé

Tutti e cinque gli step indicati da Ken Mogi, e che fanno parte dell’Ikigai, sono strettamente legati l’uno all’altro, e ognuno porta in sé, tracce degli altri. Il concetto del “dimenticarsi di sé” è strettamente legato, ad esempio, ai concetti di “cominciare in piccolo” e “stare qui e ora”. Se ci pensate bene ogni qualvolta ci immergiamo con dedizione in qualcosa e cerchiamo di portarla a termine con amore e devozione, ci dimentichiamo di tutto e di tutti; è come se fossimo in una dimensione altra, in cui l’Io è messo momentaneamente da parte.

La stessa cosa accade mentre assaporiamo il cibo e siamo concentrati su ciò che mangiamo. Ci estraniamo per un attimo da ciò che abbiamo intorno e cerchiamo di vivere al massimo quell’esperienza sensoriale ( a me capita con tutto il cibo ma in particolare con la pasta al forno!) In sostanza quindi, ogni volta che lavoriamo o ci dedichiamo a qualcosa con abnegazione, per noi questa è fonte di immenso piacere che, paradossalmente, ci sgancia dal nostro Ego per farci entrare in una dimensione nuova, dove è il lavoro che facciamo a comandare. La vera ricompensa è l’atto creativo in sé. Questo è uno dei motivi per cui l’artigianato in Giappone è tenuto in grande considerazione e molto apprezzato. 

La gioia per le piccole cose

Ogni volta che ragiono su questo step dell’Ikigai mi viene in mente Agatha Christie. Cosa c’entra la scrittrice inglese con il Giappone e l’Ikigai vi starete chiedendo? Tutto. Per abbracciare l’Ikigai e vivere felici non bisogna essere giapponesi. Agatha Christie si nutriva dello spirito giapponese senza saperlo. Non doveva imparare a coltivarlo come facciamo noi, lo aveva capito da sola, perché faceva parte del suo istinto di sopravvivenza. Leggendo la biografia di Agatha Christie, uno dei tratti che ho amato di più di questa donna straordinaria è stato proprio il fascino che ha esercitato su di me il suo profondo amore per le piccole cose quotidiane. Agatha Christie aveva un pregio che le permetteva di vivere con gioia nonostante le difficoltà: viveva con pienezza le piccole cose che costellavano il suo quotidiano, e questo la rendeva una donna felice e appagata.

Armonia e sostenibilità

Uno dei valori distintivi del Giappone è la sostenibilità. L’Ikigai, infatti, ha molto a che fare con l’agire in armonia con l’ambiente e con le persone ( e la società in senso lato). Sostenibilità per i giapponesi non significa solo il rapporto tra uomo e natura ma anche come i singoli agiscono all’interno della società, perché ogni nostra azione ha sempre ripercussioni su di essa. Ecco perché secondo la filosofia nipponica è fondamentale che il singolo agisca sempre tenendo presente che bisogna apprezzare gli sforzi di tutti, anche quelli che sembrano mediocri e inutili.  La cultura giapponese prospera grazie alle azioni dei più umili che fanno attività semplici e che portano ad un alto livello di perfezione. 

Vi invito a leggere e a documentarvi sull’arte del sumo, che certamente vi chiarirà il concetto dell’armonia e della sostenibilità. Il sumo è una disciplina tradizionale antichissima in cui molti rituali e usi sono concepiti per sostenere l’intero ecosistema. 

Il piccolo libro dell’Ikigai : una curiosità sugli oggetti

A supporto di questa filosofia c’è anche un altro valore che io condivido particolarmente e che è l’amore per gli oggetti che ci circondano. E’ molto difficile per noi occidentali concepire questo approccio. Nell’era del consumismo, il nostro quotidiano ci impone di guardare l’oggetto posseduto come qualcosa che a breve sparirà dalla nostra vista per far posto ad un altro migliore. Non abbiamo più un rapporto speciale con le cose come lo avevano, ad esempio, i nostri nonni. Un oggetto quando era obsoleto veniva riutilizzato in altri mille modi oppure lo si riparava per dargli nuova vita. 

Per i giapponesi gli oggetti  hanno un grandissimo valore, sembra quasi che li umanizzino, o meglio, li divinizzino. Nell’inconscio di molti giapponesi, infatti, alberga la convinzione che in ogni oggetto risieda una divinità. Questo non significa che pensano che esista davvero una divinità all’interno dell’oggetto, ma pensano che esso debba essere trattato con cura, proprio come si fa con qualcosa di divino, perché l’oggetto fa parte del nostro ecosistema. Ricordiamoci che quando abbiamo acquistato quell’oggetto specifico, lo abbiamo scelto perché aveva per noi un significato, rispondeva a un momento preciso della nostra vita, un desiderio, un bisogno. Gli oggetti fanno parte delle piccole cose del nostro quotidiano, della nostra storia e della storia degli altri (pensiamo ad un oggetto di artigianato e al mondo, agli sforzi di chi l’ha realizzato).

Ci sarebbe ancora tanto da parlare, ma non vi voglio togliere il piacere della scoperta. Credo che la lettura de Il piccolo libro dell’Ikigai di Ken Mogi sarà per voi, come lo è stato per me una vera rivelazione, un nuovo incipit, un nuovo viaggio per la mia anima inquieta.

Buona lettura

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