La Statua del “cavaliere di bronzo”: quanta fatica per realizzarla!

Il monumento a Pietro I, conosciuto anche come “cavaliere di bronzo”, è una delle statue simbolo di San Pietroburgo. Posizionato in Piazza del Senato (piazza dei Decabristi), l’opera fu fortemente voluta da Caterina II che, per legittimare la sua presenza agli occhi del popolo (salì al potere con una congiura di palazzo), ordinò la realizzazione di una statua in onore di Pietro il Grande con l’intento di creare con quest’ultimo un legame, una sorta di legittima discendenza.

A giugno di quest’anno, con mio profondo dolore, la statua era coperta da un enorme telone, probabilmente per attività di manutenzione. Approfitto allora di questa foto di archivio per richiamare alla mente alcuni episodi curiosi relativi alla sua realizzazione e che mi colpirono particolarmente.

I numeri del cavaliere di bronzo

Cominciamo con gli anni di realizzazione della statua: ben 14! dal 1768 al 1782. Com’è possibile che ci siano voluti 14 anni per completare una statua in bronzo?  E’ possibile, se si pensa che per la costruzione del piedistallo della statua fu utilizzato un enorme masso di granito che prima di essere tagliato era alto 12 metri,  largo circa 30 e del peso quasi di 660 tonnellate! Inoltre, l’enorme monolite venne trovato a 12 km da San Pietroburgo per metà immerso in una palude. Ci vollero circa 18 mesi e ben mille uomini per trasportare il pezzo di granito fino a San Pietroburgo. La palude rese tutto più difficile e si dovettero escogitare diversi metodi per il trasporto.  Dapprima furono utilizzate delle carrucole, poi si pensò a ad una chiatta. La cosa sconcertante è che il lavoro venne svolto unicamente dagli uomini, senza l’uso di animali o macchine. Ecco perché la quantità di persone impiegate nel progetto fu impressionante…

Gli artisti del cavaliere di bronzo

Il monumento equestre finito è alto ben 13 metri e alla sua realizzazione contribuirono gli scultori E.M Falconet, Marie-Anne Collot, F.G Gordeev e l’architetto Yury Felten.  L’ideatore della statua fu E.M Falconet su ordine di Caterina II. Egli decise di rappresentare Pietro il Grande su un cavallo rampante in cima ad una roccia senza alcuna arma in mano, ma con un braccio proteso in avanti verso la Nevà in un atto quasi di benedizione. Sotto le zampe posteriori del cavallo è presente un serpente realizzato dallo scultore F.G Gordeev, punto di appoggio per il cavallo, e simbolo dei nemici schiacciati da Pietro il Grande.

La testa di Pietro I è stata realizzata invece dalla diciottenne Marie-Anne Collot, che dovette realizzare più di uno schizzo, perché il volto non era mai di gradimento a Caterina II. Alla fine trovò quello giusto e Caterina la ricompensò non solo con una cospicua somma di danaro, ma anche con la nomina a membro dell’Accademia delle arti russa. Da quel momento, Marie-Anne entrò nelle grazie dell’Imperatrice per la quale realizzò numerosi ritratti e diversi busti marmorei attualmente visibili all’Ermitage (tra cui anche quello dell’architetto Falconet commissionatole proprio dall’imperatrice).

Per quanto riguarda invece F.G Gordeev sappiamo che prese il posto Falconet quando i suoi rapporti con l’imperatrice cominciarono ad incrinarsi fino rompersi del tutto. All’inaugurazione della statua equestre c’erano tutti tranne Falconet…

Yury Felten infine, figlio di immigrati tedeschi in Russia, era un inventore e un ingegnere di fama, molto apprezzato alla corte di Caterina II. Fu lui che inventò l’enorme macchina che poi permise il trasporto del gigantesco blocco di granito dal Golfo di Finlandia fino a San Pietroburgo.

Si ritiene che il piedistallo del “cavaliere di bronzo” sia il monolite più grande mai trasportato dall’uomo.

Fonti:

https://www.culture.ru/institutes/10726/mednyi-vsadnik

Orlando Figes, Storia della cultura russa, Einaudi

https://www.hermitagemuseum.org/

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