La pittura dell’anima: partono le iniziative per il centenario del “Tarpato”

Il centenario del Tarpato

Il Tarpato, alias Giacomo Pomili (1925-1997), è un pittore grottammarese, su cui la comunità locale e la critica contemporanea stanno lavorando con impegno e passione, perché gli venga riconosciuto il posto che merita nel panorama artistico. 

Il 26 luglio si è tenuta a Grottammare la presentazione della prima monografia dedicata a GiacomoPomili e  l’inaugurazione dell’esposizione di dipinti  intitolata “La pittura del Tarpato”, visibile fino al 31 agosto.

Nazzareno Cicchi, direttore dei Musei Civici di Grottammare, è il curatore della mostra e l’autore della monografia, che apre un ciclo di 4 eventi a sostegno dell’opera del Tarpato per il centenario dalla sua nascita.

Sul palco partendo da sinistra: il sindaco di Grottammare Alessandro Rocch, Simone Terzi, direttore della Fondazione “Un Paese” di Luzzara, Nazzareno Cicchi e l’assessore alla Crescita culturale Lorenzo Rossi

A quale corrente artistica appartiene il Tarpato?

Ho già avuto modo di soffermarmi sul pittore diversi anni fa con un articolo nel quale racconto i motivi che mi hanno spinta a parlare di questo artista sconosciuto ai più, che mi ha letteralmente rapita. 

Studiare il Tarpato per dargli la giusta collocazione nel panorama artistico è un lavoro impegnativo, che, però, va iniziato e perseguito con tenacia. Solo attraverso dibattiti e confronti tra la critica e il pubblico, dentro e fuori la comunità grottammarese, si può iniziare un percorso che sdogani il Tarpato, che lo riscatti, conferendo alle sue opere un respiro maggiore, fuori dai confini territoriali, proprio come era accaduto in passato (per un breve periodo).

La pittura del Tarpato è originale, fuori dagli schemi e dalle correnti artistiche, perché è pura espressione dell’anima, di un’anima tormentata e addolorata, che a un certo punto trova nella pittura la sua naturale espressione. Perciò è difficile incasellare il Tarpato in un preciso movimento artistico. 

Naif sì, naif no

E’ suggestiva l’idea di far rientrare il Tarpato tra i naif come indica Nazzareno Cicchi  nella sua monografia, ma il dibattito sembra ancora aperto; c’è chi, infatti, non concorda e lo accosterebbe agli espressionisti, chi lo accomuna a Chagall per affinità stilistiche o chi a Sutin (Chaïm Soutine), il pittore russo naturalizzato francese),per i tormenti interiori. Ma le differenze sono troppe e le affinità altrettante. Non è facile dargli un posto, un’etichetta, tuttavia è necessario farlo, evidenziandone magari le peculiarità che lo distinguono piuttosto che le affinità che lo accomunano a questo o a quel movimento o artista. 

Il rischio di esaltarne l’originalità accomunandolo ai grandi pittori del passato senza dargli peraltro una collocazione tra le correnti artistiche, potrebbe avere l’effetto contrario, potrebbe essere un boomerang. 

Il Tarpato, a detta di amici e sostenitori, non aveva mai sfogliato un catalogo artistico, non aveva studiato in nessuna accademia, era un autodidatta e la sua pittura non era ragionata. Il pennello fluttuava sulla tela come i suoi pensieri. Morbidi, a volte luminosi e a volte cupi. Le sue riflessioni sulla vita, sulla cattiveria del genere umano, sulla miseria, sulla sua miseria, sulle aspettative tradite, sulle mancanze, sulla religione, sul paesaggio, regolavano il flusso del pennello. 

La pittura del Tarpato non era una pittura ragionata, non seguiva le altre correnti artistiche, non aderiva a nessun movimento, perché era spontanea, “grezza”, senza sovrastrutture. 

E questo è il rischio che corre oggi il Tarpato; facilmente si può snaturare il suo lirismo, affibbiandogli etichette sbagliate. La pittura naif è quella che più si avvicina al suo stile, è bidimensionale, spontanea, semplice, ritrae la natura e i panorami; tuttavia, da questa se ne discosta profondamente, perché i paesaggi che rappresenta il Tarpato non sono affatto reinterpretati in chiave fiabesca, ma sono ben aderenti alla realtà e radicati nei luoghi natii e in quelli visitati. Ciò che il Tarpato dipinge è ciò che lo circonda, è il suo borgo, la sua terra con le sue case, torri, pendii, abitanti, animali, barche e mare. E lo fa con uno stile tutto suo, attraverso una tecnica scarna ma con una innata capacità di resa che rendono i suoi lavori ipnotici. 

E’ una bella sfida..

I prossimi appuntamenti

Le manifestazioni in onore del centenario del Tarpato proseguono con i seguenti eventi:

domenica 3 agosto, la presentazione del libro “Giacomo Pomili, la vita e le opere” di Tiziana Capocasa, alle Logge di Piazza Peretti (ore 18.30).

lunedì 4 agosto, l’universo del Tarpato farà da sfondo all’incontro di promozione della lettura in famiglia in età prescolare, a cura dei volontari e delle volontarie “Nati per Leggere” della provincia di Ascoli Piceno (Logge di Piazza Peretti, ore 21).

domenica 24 agosto il borgo antico ospiterà “Nel segno del Tarpato”, estemporanea di pittura nel vecchio incasato (dalle ore 9) e premiazione finale. L’iniziativa, realizzata da Civico Verde-Circolo Legambiente Grottammare con il patrocinio comunale, intende coinvolgere artisti dai 16 anni in su in un omaggio alla visione pittorica del maestro naïve (iscrizioni fino al 20 agosto, al numero 3939657122 o legambientecivicoverde@gmail.com).

Ultimo appuntamento il 22 novembrealla Sala Kursaal, con la tavola rotonda “Tarpato 100”. A chiusura delle celebrazioni, il comitato promotore organizza un’occasione per riflettere collettivamente sulla figura e l’eredità di Pomili (ore 17.30).

Giuseppe Gabrielli, anima del comitato promotore, sottolinea l’intesa sul progetto: 

“Il patrimonio lasciato da Pomili è vivissimo: è parte della nostra identità e merita attenzione, studio e valorizzazione. Abbiamo lavorato come un gruppo appassionato e competente, che ha reso questa esperienza un modello che potrà essere riproposto in altre occasioni”.

Il centenario del Tarpato è una grande occasione per tornare a lavorare sulla storia personale e sull’opera di questo straordinario pittore a cui la critica e la comunità locale in passato non hannog dato il giusto risalto e il riconoscimento che merita. Meglio tardi che mai.

Tornerò ancora a parlare del Tarpato. Non è finita qui…

Foto di copertina: Il Tarpato, Papa Giovanni a Venezia, 1964 collezione Pino Santori

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